Più Libri Più Liberi #26. Franco Cordelli e le memorie incancellabili di un giorno unico per la poesia.

c9f53880c30538c3f61a7c5b75dcc386_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyC’è un’onda breve, sulla spiaggia di Castel Porziano, a Ostia, il 18 giugno 1979. Un’onda destinata a salire, a diventare mare e schiuma possenti, a sconfinare su un palco diventato porto dove riparano le parole, seguendo rotte impreviste, dissonanti, col sestante fedele della poesia a fare da guida.
Franco Cordelli, in Proprietà Perduta, ricorda una giornata epica, irripetibile, i giorni successivi ad essa, ancora più movimentati, e  un anno dopo,  la ripetizione di quegli eventi in Piazza di Siena, a Roma, in un clima già completamente mutato. Il “romanzo della poesia” di Cordelli è una sorta di mémoire  vivo, palpabile e indelebile, del Festival internazionale dei Poeti  ideato da Cordelli stesso, con i fondatori del Beat ’72, teatro storico dell’underground romano, Simone Carella e Ulisse Benedetti.

Ai poeti italiani, si unirono i poeti americani e di altre nazionalità, a Castel Porziano l’ospite d’onore straniero fu Evtušenko. Lì, nel caleidoscopio di visi, immagini, emozioni, prevalse alla fine la follia della folla: un’onda cresciuta a dismisura, che invase il palco. I poeti si videro strappare i microfoni di mano, il pubblico voleva il lampo, la voce, il grido. Voleva tutta la poesia. Tutta la parola. La poesia assumeva un’altra forza, la parola diventava arma di popolo. Come ha sottolineato Andrea Cortellessa, critico e storico della  Letteratura Italiana, nell’introdurre l’opera di Cordelli,  nella nuova edizione a cura de L’Orma Editore (collana Fuoriformato nuova serie10),  “il libro sfugge ad ogni definizione. È un libro bipartito, anticipatore”, che eccede qualsiasi forma di scrittura a cui si voglia accostarlo, e il carattere della scrittura di Cordelli è unico.

Presentato a Roma nell’ambito di Più Libri più Liberi,  XV edizione della Fiera nazionale della Piccola e Media Editoria, Proprietà Perduta  è  un libro dove non è solo la poesia a essere messa in discussione, ma anche la forma romanzo. Il titolo si riferisce al libro che si suppone  scritto da Sebastian Knight, nel romanzo di Nabokov, La vera vita di Sebastian Knight. Scrive Nabokov: “ Proprietà perduta, che Sebastian Knight aveva iniziato a quell’epoca, appare come una specie di tappa del suo viaggio letterario, una ricapitolazione, un computo degli oggetti e delle anime perdute nel cammino”.  Secondo Cordelli, gli anni in cui scrive Nabokov “erano anni cruciali, per il romanzo. La forma romanzo era già perdente. Poi, essa ha manifestato una vitalità non prevedibile, del romanzo si è appropriato il mondo intero,ora è geografico”.
Oggi i romanzi li scrivono tutti. Fatto cruciale per due motivi: intanto, la quantità è abnorme, ed è difficile valutare la qualità; in secondo luogo, quale qualità in romanzi che arrivano da ogni parte del mondo? Non ci sono tracce sensibili di novità, di movimento dall’interno della forma”. Sono più fatti stilistici, a determinare lo scarto rispetto alla media. Quella di Cordelli  è una narrazione particolare, nata da una partecipazione vitale, entusiasta ma lucida, agli eventi del Festival. E il racconto di una perdita, di uno stato di grazia, di un sogno. Fatto in prima persona, a volte usando invece il personaggio “Cordelli”. “Carella non era che un generale dell’esercito, e  Cordelli un Capitano addetto alla fureria”. Il libro di Cordelli nasce in un contesto di “scetticismo mentale ” sulla propria capacità di essere “un narratore, o un costruttore di storie, come può essere un romanziere”. Poi, c’è uno scetticismo considerevole sulla possibilità di rinnovamento della forma.”Avevo in mente questo, che la forma del romanzo fosse esplosa”. L’opera è stata “non un’idea, un accadimento”. L’autore ha ricordato di aver tradotto, negli anni ‘74/75, un libro di Virginia Woolf per Guanda.”Ho preso degli appunti e ho pensato che avrei potuto trasformarli in piccoli brani narrativi, o saggistici”. I titoli erano in corsivo, e il titolo significava che ogni pezzo aveva in sé una compiutezza, erano venti, venticinque righe, non di più”.

arton258Questa forma di racconto divenne più corposa ne Il Poeta Postumo, manie pettegolezzi rancori relativi alle letture poetiche che il gruppo Beat ‘72 tenne a Roma nella primavera del 1977, che appaiono qui con crudezza, al testo fa seguito una corposa appendice fotografica a cura di Stefano Chiodi, e non ci sono titoli, ma solo date.
In Proprietà Perduta, ci ha raccontato Cordelli, “ci sono invece  titoli volutamente dissonanti con il contenuto descritto, questa incongruità era appunto “un tentativo”. Titoli onirici, poetici, “di extrema ratio”, frutto dell’amore dell’autore  per la poesia. La scrittura è avvenuta in tempo quasi reale, in modo furioso, durante la preparazione del secondo Festival,  l’intenzione era di scrivere nello stesso momento in cui tutto accadeva. Anche se poi il libro è uscito tre anni dopo,  per Guanda Editore, nell’83. Cordelli, proseguendo: “Volevo dare un corpo al fantasma della poesia che mi ossessionava. Non ero capace di scrivere poesie, ma mi interessava il suono lirico nella prosa, non solo in quella che sono in grado di concepire, anche in quella altrui.”. “Avevo un senso di saturazione verso la poesia, volevo distruggere un eccesso di lirismo tanto quanto la  forma romanzo”. Molte obiezioni gli sono state mosse in proposito: “Cordelli ha detto che il romanzo è morto”.
Nel suo libro, ci sono squarci indimenticabili non solo di un Festival, ma di tutta un’epoca, un mondo dove la poesia si è fatta corpo, verbo, esperienza di avanguardia per le masse. E si è perduta, in quel corpo, in quel momento. I poeti americani che arrivano a Ostia  sono star, avvezzi a reading e performance dal vivo, come ad alcol e hashish, la poesia non vive nei salotti per loro, forgiati da esperienze di strada e vagabondaggi.  Alcuni versi di  Corso, presente  al Festival con William Burroughs, Ferlinghetti, Ginsberg, recitano: ”Stare su un angolo di strada a non aspettare nessuno, è potere”.

Proseguendo nel dialogo con Cortellessa:“Io non pensavo che nei poeti americani ci fosse l’abitudine alla lettura in pubblico. I poeti miei coetanei per me erano bravi poeti, ma tutti con un po’ di ingenuità su quello che stavano facendo, sulla storia della poesia, sul momento storico. Volevo che si esponessero. ‘Ammesso che ci sia un pubblico’, pensavo io. Perché la poesia non aveva pubblico. Erano i poeti stessi.”. Quello che successe al Festival fu incredibile. Fu un pubblico “altro” a urlare, fischiare, tirare bottiglie, inveire, prendersi la parola. I poeti furono il pretesto per chi non aveva voce. Il palco, a due metri da terra, mentre c’era su Allen Ginsberg, il terzo giorno crollò, invaso da trecento persone. Intorno ce ne erano trentamila. Tutti volevano essere sul palco. Qui, Cordelli ha notato, “entrava in ballo il discorso cultural-politico degli anni’70.” Dalla sua penna, si materalizzano i protagonisti di quei giorni, i poeti, e non solo, tutta la massa che si muove inebriata, esaltata, nel vento forte delle parole, li tocchiamo, sentiamo le persone alte sull’onda, il brusio assordante,  riconosciamo “ciascun membro di quell’informe subbuglio”. Cannibali, venuti a mangiarsi i poeti. A mordere il mondo, con l’occasione. Unica e mitica. Ecco Milo De Angelis, Nico Orengo, Dacia Maraini, Pagliarani, la Spazianicon la sua voce tutta psicologia”, Amelia Rosselli,“lilialmente e flebilmente svaporante in un abitino tenero, trasparente almeno quanto densa è una sua poesia?”, Valentino Zeichen, Dario Bellezza, gli americani, i tedeschi, i francesi, Eugenij Evtušenko. E urlanti, gli altri, loro, la massa, che ingaggia la battaglia con i poeti, perché l’anima appartiene a tutti, non è un privilegio di pochi. “Anche il minestrone è poesia!”, gridano alcuni.
Appare la Ragazza Cioè, aggrappata pervicacemente al microfono strappato al presentatore Victor Cavallo, che rivendica in dialetto  le sue “vibrazioni”.“Castel Porziano ha rivelato l’ovvia e nuova verità di una generazione”, scrive Cordelli.” Il Festival a Piazza di Siena non avrà lo stesso impatto, né la stessa portata. La seconda parte di Proprietà perdutaCommento al testo, Cordelli analizza questa impossibilità della ripetizione,“lo spettacolo è diventato una “installazione”, il luogo è convenzionale, e l’esperienza passata, ricca di spontaneo, imprevisto vigore, è perduta, per il fatto di averla già vissuta. Nei due eventi, diverso fu  il rapporto con il pubblico, il canale di comunicazione. “I minestrones di Castel Porziano non vedendo la differenza del testo, credevano che la differenza fosse solo nel possesso del microfono, cioè una questione di potere. ma non basta un microfono per fare un poeta, così come non basta il possesso di una macchina da scrivere o di una stilografica”. A Piazza di Siena, ci fu compostezza, i poeti “laureati” e i loro testi furono rispettati, non accaddero violenze, né tentativi di sostituzione dei testi del pubblico a quelli dei poeti.

Nell’incontro, Cordelli ha accennato alla caduta delle professionalità, delle specificità. “Sia in letteratura, che in politica, servono competenze. Per scrivere una poesia bella, formalmente innovativa, mai vista né sentita prima, occorre lo studio, la conoscenza di una materia. Capire oggi la storia di un poeta è più difficile. Il mondo è cambiato, è cambiata la comunicazione, è cambiato tutto”. Cortellessa: “Le forme letterarie dell’800, il romanzo , il saggio, sopravvivono dopo la fine del contesto che le ha prodotte. Questo vale anche per altre sfere del nostro vivere, la politica, etc. Viviamo in uno stato di proroga, certe forme sopravvivono, ma si stanno affermando nuove consuetudini.”.Cosa può immaginare Cordelli oggi?”- è la domanda finale di Cortellessa. “Tutto, tranne che dei profeti. Non si può parlare di profezia culturale, né politica”.

Tullia Ranieri

Tullia Ranieri

Tullia Ranieri ha al suo attivo numerose esperienze artistiche. Scrittrice e attrice, collabora con varie Associazioni culturali. Suoi testi sono pubblicati in Antologie varie e su siti Internet. Si è dedicata a progetti sperimentali di diffusione della poesia nelle scuole e alla scrittura e regia di spettacoli e percorsi poetici. Fa parte del gruppo di Scrittura Collettiva di Fefé Editore. Adora Adonis.

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