Odissea Mediterranea. Il mare che ti prende… onde d’amore

Le sedie sono posti di nave. È davanti ai nostri occhi. Eccolo questo mare, il mare tra terre, il Mare Bianco, il Mare Nostrum, che ci resta in gola come una lacrima respinta, di sale, e ci rende l’anima confusa…

Il mare dei sogni antichi, degli amori, delle speranze dei popoli che lo attraversano guidati da polene che fissano il futuro.  Il mare degli eroi, che lo sfidano da secoli su legni veloci.

Il  viaggio, l’odissea, è un viaggio d’amore.  Amore per le terre che il  Mediterraneo  lambisce e per l’Uomo, soprattutto.

Lo spettacolo scritto  e diretto da Irma Immacolata Palazzo, in scena presso lo Spazio Yap, Piazza del Maxxi, è  un insieme di grandi suggestioni. I luoghi citati, le persone, le cose, si vanno materializzando nello snodarsi di un percorso poetico attento, dove le parole sono scelte con cura e conoscenza.  E diventano senso profondo,  visione, odore, sapore, nella grande voce  di  Cosimo Cinieri, che le interpreta con partecipazione ispirata, e consueta maestria.  Cinieri è in dialogo costante con le altre presenze sulla scena.
Clara Galante, con il suo bellissimo canto, essenziale e prezioso, un richiamo continuo alle tradizioni dei paesi mediterranei, e un forte sentire personale, che traspare in ogni nota.
Salua, coperta di veli, sinuosa, ammiccante, con il solo corpo a raccontare le anime, le case, le strade.
I musicisti. Sasà Mendoza, fisarmonica struggente e sapienti suoni di tastiera. Vigorosi e pieni di solare energia, evocata anche da un enorme gong posto sul fondo, le percussioni e il vibrafono di Maurizio Trippitelli e Fabio Giovannoli.
Una Rapsodia  in dieci movimenti musicali, correlati  ad altrettanti temi narrativi.

L’inizio del viaggio è l’ignoto, il non conosciuto, ciò che genera la paura… il mostro. Giobbe e il suo racconto del  temibile Leviatano.
Poi, la curiosità spinge oltre la paura.

Chi viaggia, il nostro Odisseo, non odia,  non è facile all’ira ( come suggeriscono due etimologie diverse del nome “Ὀδυσσεύς” ) ,   ha in sé una scintilla divina, ama e comprende, attraverso le voci dei poeti che cantano il viaggio, i popoli del Mare Grande,  e i sentimenti che li animano.

Lorca, Penna, Machado,  Raphael Alberti. “Mi hanno portato una conchiglia. /Dentro ci canta un mar di mappa. /Il mio cuore si riempie d’acqua/  con pesciolini d’oro e d’argento”. (Lorca).  Un mare leggero, amico.
Un mare che però si fa subito scuro, sulla coda di pericolose sirene. E Scilla e Cariddi, finiscono in rumorosa tempesta.

L’Odissea mediterranea diventa un’Odissea personale, vissuta con sensibilità diversa da ognuno di noi, diversa percezione dell’andare, della scoperta, dell’essere.

Quasimodo ci porta a Tindari, Camus in Algeria. Dall’Egitto, l’amaro racconto di Hafez  Ibrahim del  terremoto di Messina, in  una sequenza impressionante per forza e sfumature tra Cinieri e i musicisti. Racconta l’amore, di pancia, di testa , adesso, Salua, sui versi di Hajdari, poeta albanese e di Ash Shabby. Poi, la Grecia, nei versi di Odisseas Elitis e PierÌs. C’è tutto, nel viaggio. Il mistero delle cose, avvertito da Tahar Ben Jelloun (Marocco). L’esilio sofferto,  espresso da Seferis.

“La mer, la mer, toujours recommencée!”,con Valery ( Francia), e di nuovo,  la Grecia, con “Itaca”, di Kavafis: “ … Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada: che cos’altro ti aspetti?”.

Il restare deciso del palestinese  Mahmoud Darwish.“ Ma sto fermo dove ogni altra cosa/trema di rabbia/ho messo radici qui/prima ancora degli ulivi e dei cedri…” ( Carta d’identità). Israele, nei versi di Meir Wieseltier. Croazia, Malta Giordania, Libano, nelle voci di Matvejveic’, Friggieri, Samhan, Joumana Haddad.  Le amorose parole di  Ungaretti, per chi non sa “ …sciogliere il canto del suo abbandono”, e fa del viaggio e delle proprie radici un’inesorabile condanna.

Viaggio drammatico nei nostri giorni e nelle nostre sponde, nelle parole di Erri De Luca sui migranti che sbarcano a Lampedusa. Un mare triste, che nelle parole del turco Hikmet, diventa nuova acqua, e ancora, sempre,  vita: “…I più belli dei nostri giorni /non li abbiamo ancora vissuti.”
E una speranza, per nuovi giorni di pace, nelle parole di Adonis (Siria).

Passaggi da Oriente a Occidente, in una composizione armonica. Questo è il senso.  Finiamo, al termine del viaggio,  a Napoli, nella baraonda  e nei colori vocali di Clara Galanti,  per una pizzica allegra. La parte del Concerto, relativa al sacro, rimanda al Mediterraneo come fonte di inesauribile spiritualità.  Il canto pagano è il canto delle sirene, Poi, il canto sacro, mescolanza  tra strofe del  cristiano Kyrie, alcune strofe di un canto monodico arabo, e un canto di Shabbat.

In tempi di divisioni, di lontananze interiori, di differenze insanabili, questo spettacolo può davvero aiutare. A pensare, con i poeti sottobraccio.  Sognando  un Blu bellissimo, mediterraneo blu, cielo o mare che sia…

 

Tullia Ranieri

Tullia Ranieri

Tullia Ranieri ha al suo attivo numerose esperienze artistiche. Scrittrice e attrice, collabora con varie Associazioni culturali. Suoi testi sono pubblicati in Antologie varie e su siti Internet. Si è dedicata a progetti sperimentali di diffusione della poesia nelle scuole e alla scrittura e regia di spettacoli e percorsi poetici. Fa parte del gruppo di Scrittura Collettiva di Fefé Editore. Adora Adonis.

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