Più Libri Più Liberi 2015. Lupo Occhio-Solo di Juris Kronbergs. Confondere la foresta con un cappello.

Lupo Occhio-Solo, Cover
Lupo Occhio-Solo, Cover

Fuori dal blu”. Fuori dal mondo.

Il mondo della luce, dei colori. Fuori dalla vita, con un occhio, uno solo, perché l’altro è reso nebbia, da una macchia scura, una macchia che dilaga, e investe tutto, anche l’anima. Un distacco fortissimo, dalla terra, dalle sue cose e dal suo tempo, un avvicinarsi alla Morte. La rètina che si allontana dall’occhio, un uomo che fa di questo evento un dramma universale, la storia di una crisi, di sensi, di senso. E un ritorno, grazie alla parola, che salva, che cura. La poesia, questo “fare” miracoloso, che costruisce uomini nuovi.

Nasce così, il gioiello lirico di Juris Kronbergs, intitolato Lupo Occhio-Solo, edito da gattomerlino, presentato a Roma nell’ambito della quattordicesima edizione della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, Più libri più liberi.

L’opera, curata e tradotta da Piera Mattei in maniera esemplare, parte da un’esperienza personale, ma la storia, nel suo svolgersi, è trama e tessitura dell’intera umanità.
L’autore, nato in Svezia da famiglia lettone, perfettamente bilingue, racconta “una sorta di  crisi di mezza età”, scatenata da un’operazione ad un occhio, appunto. Da qui, la paura, il vuoto, le domande sulla propria essenza, sul trascorrere degli anni e delle certezze. Una vista a metà, un uomo a metà, tra il prima e il dopo, nella perdita della pienezza assoluta.
Un uomo, Juris, dalla vita movimentata. Padre di sei figli, poeta e traduttore (le sue poesie sono state tradotte in più di venti lingue) Kronbergs ha pubblicato quindici raccolte di poesie, cinquantacinque volumi di traduzioni, scrive poesie in lettone e svedese, legge abitualmente  le sue poesie con un gruppo jazz-rock, ed è stato, negli anni Novanta, addetto culturale dell’Ambasciata lettone a Stoccolma.

L’incontro con Piera Mattei è avvenuto tramite un’amica comune estone. “Subito, quello di Juris è stato il mio libro”, ci dice la traduttrice. La traduzione, avvenuta a stretto contatto con l’autore, “è un lavoro sulla lingua, per parlare di cose vere, reali, profonde, che hanno attinenza con i quesiti fondamentali della scienza”. In una mail, il cui testo è contenuto nel libro, Juris scrive a Piera, spiegando l’origine di Lupo Occhio-Solo, Vilks Vienacis, in lettone, “mi piaceva il suono, sembrava anche folcloristico”. “[…]Dopo l’operazione, io non vedevo nulla con l’occhio sinistro, così chiesi (al medico, n.d.r.) se avrei riacquistato al vista come prima. Rispose: questo se lo può sognare… Sono dovuto rimanere a casa per sei settimane. Tutta la mia vita frenetica era giunta ad un alt. Sentivo come se la morte avesse cominciato a prendersi una parte di me…Dovevo confrontarmi con me stesso e la mia mezza vista…dovevo crearmi una vita nuova. Mi sono inventato questo personaggio, mi ha dato una sensazione di libertà artistica…

Nessun riferimento ai miti sui lupi, nel libro, o “alle saga islandese, dove Odino volontariamente si trapassa con una lancia uno degli occhi, per ottenere la più alta sapienza e diventare un dio”.

Piuttosto, riferimenti a libri che in quel tempo Kronbergs leggeva, su astronomia, fisica quantistica, relativi all’idea di spazio-tempo, testi sulla teoria del caos. Nel quale appunto precipita Lupo Occhio-Solo, quando Morte- “termine dalla valenza neutra, in molte lingue non è un termine femminile”, sottolinea Piera Mattei, sfida Vita. Morte, “con il suo fetore e la sua ombra”, sfida Lupo, “con la sua pelliccia e i suoi denti, taglienti come certe parole”,  in una corsa, non lo uccide ma gli cava un occhio. “Così avvenne, quando Morte desiderò la sua carne, quando Morte cominciò a prendere ciò che gli appartiene”.
C’è un riferimento al Settimo Sigillo di Bergman, l’attesa della morte che ci prenderà. Ma Lupo ha una grande capacità di sopportare, diventa dunque accettabile il suo stato di disperazione, la caduta nel buio fa ritrovare la possibilità di essere felici.

Piera Mattei accosta questa raccolta alla Divina Commedia, che comincia nella selva oscura, nella cecità degli occhi e dell’anima, per terminare in una possibilità, una forma diversa e chiarissima di visione.” Per uscire dalla situazione, bisogna muoversi verso l’interno. Oliver Sacks descrive un’esperienza analoga (dopo Juris) nel libro L’occhio della mente. Comparando le due scritture si trovano molte affinità. Il libro di Juris non ricama intorno al dolore, parla allo stesso tempo la lingua del corpo e dello spirito. ”Qualunque cosa penso la vedo e quando non penso/sento solo il ballo delle terminazioni nervose, la poesia che scorre!”.  Nuovi pensieri entrano.

È un libro complesso, nella forma e nella struttura. È un “poema della purificazione, di fortissimo impatto umano, dove la poesia segue l’andamento fisiologico della vista”.

 “Al di là di ciuffi di bolle, di niente/non una parola fu detta, circa un acquario nella testa. Saliva lento risoluto un velo/acqua opaca e sabbiosa/Il buio cadde su tutte le strade tutti i prati e foreste e nevi/pascoli e fiumi e canneti e pendii e nevi/Nell’acquario coleotteri neri si slanciavano avanti e indietro /semi di morte al furtivo inseguimento del loro debutto: la Fine”.

Kronbergs  affascina la platea (tra i presenti, nel pubblico, l’Ambasciatore della Lettonia e la poetessa Antonella Anedda) con la sua lettura in lingua lettone e svedese. I suoni morbidi e potenti stringono come mani forti e benefiche. Anche senza capire esattamente le parole, interpreti il suono, come una pittura. C’è una simultaneità nella scrittura, nel pensiero in due lingue, in combinazione. Juris ha confuso le sue due anime in una.
E l’autore ringrazia Piera Mattei per averci restituito la sua poesia nei significati e nella forza originali, perché in tempi di mercificazione e di fiction, “la poesia è ancora una delle cose più importanti”. Scendere nell’animo attraverso la parola, un compito che la bravissima traduttrice compie in maniera mistica, sentendo, toccando righe e suoni nei loro segreti, con estrema sensibilità ed attenzione. Con delicatezza, amore e passione, perché, “tradurre è vivere insieme a qualcuno”.

Dov’è la via d’uscita, da questa depressione dell’anima, da questa “occhiosolità”?

“ 1. dalla porta .2. alla finestra.  3. dall’interno/ 1. e 2. le respinse assolutamente/3.la considerò la più difficile ma la migliore…Lui vide il vuoto/vide il tutto”. Lupo sceglie di andare dentro, di aprire il suo unico occhio all’interno. Perché solo guardandoci dentro, possiamo riconoscere, preservare il nostro vero essere. “E Lupo Occhio-Solo, così privo di vibrazioni/ come solo può essere una freccia sulla corda di un arco/pensa:/ Chi sono? Dov’è la mia casa?/ La sola risposta/ L’unico suono/è il suo stesso respiro”.
E la lingua, una vera consolazione, la scrittura, la catarsi. “Non avevo tempo di scrivere poesia”, racconta Juris, “lavoravo come diplomatico, facevo tante cose. Never time to write poetry”.

“ La lingua è vedere/la lingua è il terzo occhio (il secondo”).

Forse la nostra vita è  semplicemente questo. La possibilità di vedere. Nel suo divenire, è sapere che “la luce del sole non smetterà d giocare ai rincorrersi con le ombre”. E che questa luce può brillare improvvisa e feconda nel buio. Come scrive Kronbergs. Che apre, con la sua poesia, un passaggio per il sogno e la speranza. Si ricomincia. Siamo cieli dove stelle perenni non muoiono.

“Anche se macchioline di buio danzavano con veli di nebbia
I  frutti della vita avevano trovato il loro fine
L’inizio”.

Tullia Ranieri

Tullia Ranieri

Tullia Ranieri ha al suo attivo numerose esperienze artistiche. Scrittrice e attrice, collabora con varie Associazioni culturali. Suoi testi sono pubblicati in Antologie varie e su siti Internet. Si è dedicata a progetti sperimentali di diffusione della poesia nelle scuole e alla scrittura e regia di spettacoli e percorsi poetici. Fa parte del gruppo di Scrittura Collettiva di Fefé Editore. Adora Adonis.

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