La voce madre. Todo Cambia. Viaggio intimo con Mercedes Sosa

Mercedes. La voce, l’orgoglio di San Miguel de Tucumán, dell’Argentina tutta.
L’aprirsi della terra, l’abbraccio delle sue note scure e madri, nel racconto dell’amore, del dolore, della vita. L’aprirsi del cuore, quando senti quella voce, che ti porta sotto il mare, tra caracolas marinas. O la vertigine, in una stretta senza fiato,  quando trascina in mezzo a un cielo di sangue, quello dei voli, dei corpi umani che diventano uccelli, perché qualcuno li ha buttati nell’aria. Mercedes ti dà le ali, ti porta a volare, a vedere, a sentire le storie di un popolo intero.  E tu passi nuvole e pioggia, con il fango alle caviglie, perché la terra non si dimentica, mai.

“La Negra”, così la chiamano. Seduta,come una regina, sul suo canto di rame. Irriducibile gong, che batte il tempo della lotta. Fatta di  fuoco, di passione inarrestabile. Perché ogni giorno è una battaglia,  anche se il sorriso è sulle labbra, e il cuore resta pronto alla speranza. Come quello delle Madres. Che lottano, “con gioia, non con dolore”. Per una rivoluzione che non è “tristezza, ma ribellione, forza”. Si apre con la proiezione del documentario intitolato La Marcia degli abbracci, di Francesco Calandra e Maria Grazia Liguori, lo spettacolo Todo cambia, Viaggio intimo con Mercedes Sosa, in scena in questi giorni e in anteprima nazionale, presso il Teatro Lo Spazio  di Roma, scritto e diretto da Pino Ammendola. La Marcia degli Abbracci è la cronaca di un viaggio nel territorio argentino delle Madres de Plaza de Mayo in occasione del trentennale della loro associazione. Hebe, Porota, Adela, migliaia di altre, che “lottando, litigando,marciando”,  hanno cercato ostinatamente, con la loro protesta in piazza a Buenos Aires, ogni giovedì, figli e nipoti desaparecidos. “ Dentro di voi, incontrerete i vostri figli…figli liberi, invincibili, meravigliosi”, come dice con incontrastato vigore Hebe Bonafini nel filmato. Oltre trentamila, gli scomparsi durante gli anni senza luce della dittatura in Argentina. Queste donne coraggiose, con il fazzoletto bianco in testa, simbolo dei pañuelos, le fasce dei bimbi sottratti con violenza appena nati alle madri legittime, protestano “con proposta”. La rivoluzione è “vita pura”si fa continuando a vivere, a credere, non in un giornale di critica, o in un caffè, perché “nessuno se ne va per sempre”. Continuando ad amare. A cantare. Per la libertà dell’anima. Dell’Uomo. Come ha fatto sempre Mercedes,“Y a la hora del naufragio y a la de la oscuridad alguien te rescatará, para ir cantando”.  Il tempo passa, appare La Negra sul palco, nel corpo e nella voce di Maria Letizia Gorga. Un primo suono, profondo, incisivo, potente, divinamente terrestre,  avvolge subito gli spettatori, portandoli in una storia di carne e sangue, dove le emozioni, grazie all’interpretazione davvero straordinaria della cantante e attrice e dei suoi musicisti, e alla bellissima narrazione, si scatenano.

Seguiamo Mercedes  nelle sue strade, in quella voce che è “il suo destino”. “Cantavo. Cantavo sempre.”. L’esperienza della donna è indissolubilmente legata a quella della cantora, anzi, cantora popular, cantante del popolo, per il popolo. Quel cantare indomito e ardito, per la sua terra, per i poveri che hanno fame, per i coraggiosi che il regime renderà muti, la porterà negli anni della dittatura, lontana dal suo Paese. Tre anni di esilio, di rimpianto assoluto, tra Madrid e Parigi. Con la sicurezza del ritorno dentro. Ci racconta di una famiglia povera, Mercedes, ma ricca di sentimenti, dove si ama, si ride, anche nella povertà. È l’ottobre del ’50,  quando  La Negra vince un premio, alla radio di Tucumán. È l’inizio di una carriera inarrestabile, come la sua personalità. E poi viene l’amore, che prende come la più bella delle canciones, la passione  per l’uomo “che sa di miele e tabacco”, Oscar Matus , il compositore che sposa contro il parere dei genitori. Lui ha già due figli, e Mercedes confonde l’uomo con l’artista, la passione finisce tra liti violente. “Lui mi disse ‘non ti amo’, presi mio figlio Fabián e me ne andai”.

Quanta poesia, e forza, nel  racconto di Pino Ammendola, che si accosta con grande sensibilità ad un essere così speciale, tratteggiandolo nella sua viscerale essenza… Il testo dello spettacolo è bellissimo, ti accarezza, ti seduce, ti scuote. Dal  ritorno a Tucumán di Mercedes, dopo la separazione da Oscar, su un treno in seconda classe, con il loro figlio piccolo in una cesta, ricamata dalle sue mani piene del suono della vita, alla rappresentazione di una solitudine amara eppure mai arrendevole, lo spettacolo ci regala momenti suggestivi e commoventi.
La morte di Pocho Mazzitelli, l’altro uomo della  sua vita, anche suo manager, che l’ha amata senza condizioni, senza mai abbandonarla. “Pocho mi ha trasformato in un’artista, insegnandomi un altro modo di guardare.”.
L’esilio. “L’esilio è un crimine perfetto. Uccide senza pallottole.”. Il Capodanno triste trascorso nell’81 forzosamente  a Parigi, è pura nostalgia per l’Argentina, per le sue tradizioni, il cibo, per le empanadas… E di empanadas se ne va in cerca la cantora, Maria Letizia Gorga declama un’ode all’empanada gustosissima… Todo cambia. “Tutto cambia, ma non cambia il mio amore/per quanto lontano mi trovi/  né il ricordo né il dolore/del mio paese e della mia gente…”. É lontana La Negra dalla sua terra, ma vicina per il popolo, il suo pubblico, che è lì ad aspettarla. Nell’82 è di nuovo in teatro, in Argentina,con la voce strozzata in gola dalla felicità, dalla paura di un cedimento inaspettato. Se tace il cantore tace la vita/perché la vita, la vita stessa è tutta un canto/se tace il cantore muoiono di spavento/la speranza, la luce e l’allegria…”.
Tutto questo scorrere, questo dimenticare le proprie vene  per chiudersi in petto il cuore dei deboli, dei perseguitati, insieme al proprio cuore, questo andare “di pancia”nel mondo, i troppi sentimenti, questo sentire da cui nasce il canto speciale… É  stanca Mercedes, un male scuro più della sua voce la prende…” Affondo nel letto come uno straccio”. Ma la vita è troppo forte da battere, torna ancora, nelle note di una canzone. “Gracias a la vida.”. Grazie alla vita. E tornano, le persone che hanno affollato questa vita, genitori, fratelli,amori, amici, campesinos, in un sogno senza fine, regalato da un poeta a Mercedes improvvisamente  bambina… “…Grazie alla vita che mi ha dato tanto/mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi/con loro andai per città e pozzanghere/spiagge e deserti, montagne e piani/e la casa tua, la tua strada e il tuo patio.”.

Dimentichiamo che sul palco non c’è La  vera Negra, tanto è brava Maria Letizia Gorga a dare sonorità e colori ad un personaggio complesso, reso in tutte le sue possibili caratteristiche, con una partecipazione personale vibrante e  intensa, e impreziosito nel canto da  una timbrica vocale naturale scura, piena, assolutamente consona al ruolo. Nel corso dello spettacolo,  la sua figura sembra quasi “arrotondarsi”, somigliando sempre più a Mercedes, che rinasce, con le curve, la morbidezza, gli spigoli anche, del suo corpo indio, del suo spirito vivace, dolente  e battagliero.
Pino Iodice alla chitarra e  Stefano De Meo al piano hanno posto una cura particolare nell’arrangiamento raffinato dei brani, e hanno accompagnato in maniera perfetta  la protagonista nel suo viaggio intimo, Brani scelti tra quelli più famosi eseguiti da Mercedes Sosa, da Todo cambia, che dà il titolo allo spettacolo, ad Alfonsina y el mar, Como una cigarra, Gracias a la vida,Si se calla el cantor, insieme ad altri e a composizioni originali.
Uno spettacolo impegnativo per gli artisti, tutti di evidente talento e capacità, che il pubblico applaude più volte a scena aperta e a lungo in conclusione, chiedendo fortemente il bis delle canzoni. Concesso senza riserve e con grande cuore. Come quello di Mercedes. Perché,” se tace il cantore, tace la vita”. Dunque, “ che si alzino tutte le bandiere/quando il cantore in piedi lancerà il suo grido/che mille chitarre dissanguino nella notte/ un’immortale canzone all’infinito.“.

Tullia Ranieri

Tullia Ranieri

Tullia Ranieri ha al suo attivo numerose esperienze artistiche. Scrittrice e attrice, collabora con varie Associazioni culturali. Suoi testi sono pubblicati in Antologie varie e su siti Internet. Si è dedicata a progetti sperimentali di diffusione della poesia nelle scuole e alla scrittura e regia di spettacoli e percorsi poetici. Fa parte del gruppo di Scrittura Collettiva di Fefé Editore. Adora Adonis.

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  • I miei più sentiti complimenti vanno, innanzitutto, a Tullia Ranieri, sensibile artista a tutto campo!