Diario di bordo di uno scrittore

Un tranquillo andare grigio e azzurro di mare nordico,  e sulla schiuma delle onde che si alzano improvvise, un sole inusuale. Brillano gli occhi di Björn Larsson, mentre naviga, con la parola per sestante, tra pirati e pennoni, fiordi e moli inglesi, uomini, donne, temerari dallo sguardo unico e dalla vita libera. Lo scrittore, con Diario di bordo di uno scrittore, edito dalla casa editrice Iperborea, ci conduce nell’officina dei suoi libri, il cantiere da cui sono state varate storie e fantasie. Incredibili donne e uomini di carta, che trovano puntualmente rispondenza nella realtà. Molti dei personaggi di Larsson, inventati, fanno capolino dalla Storia, o perlomeno, collimano con essa in molti punti. E a volte, si presentano allo scrittore in carne ed ossa.
Ci chiama con voce sonora, Long John Silver. Voce inconfondibile e necessaria gamba di legno, ribelle a regole e autorità, il pirata di Larsson, detto Barbecue, è una creatura attraente e respingente nello stesso tempo che offre occasione per meditare sul bene e il male insiti nell’essere umano, sul desiderio di libertà estrema, frutto di ricerche che attingono alla migliore tradizione marinaresca e piratesca. In relazione a Silver, in Diario di bordo di uno scrittore, Larsson cita Thorkild Hansen e il suo trattato sulla schiavitù in Danimarca; lo storico del ‘700  Marcus Rediker, esperto di marineria; Daniel Defoe, con l’Isola del tesoro, ma anche A General Hystory of the Pyrates, raccolta che include i più famosi pirati di tutti i tempi, volume a cura di Charles Johnson, pseudonimo, a quanto pare, di un certo…Daniel Defoe! E  affronta il tema della vicinanza del personaggio alla verità storica.
È una notte piovosa del novembre 1998, quando Bjorn stringe tra le mani  la prima edizione italiana di Long John Silver. Non capisce nulla o quasi, leggendo le righe all’interno, ma c’è l’indirizzo della casa editrice, e Bjorn scrive un messaggio di saluto in francese.
Successivamente, l’editore lo invita a Como, e lì Bjorn avverte qualcosa di speciale. Un libraio gli regalerà il libro con tutti i nomi dei lettori all’interno. È l’inizio di un rapporto caldo e affettuoso con l’Italia, quell’Italia che, ci dice lo scrittore, “mi ha cambiato la vita, con gli amici, il lavoro e soprattutto, l’amore”.

Fabio Stassi, anch’egli scrittore, fa osservare che nei romanzi di Larsson Splitter, Il Cerchio Celtico, Bisogno di Libertà, Il Porto dei sogni incrociati, Il segreto di Inga, e tutti gli altri, c’è sempre, come tema di fondo, una riflessione sulla libertà. La libertà è una conquista progressiva. Libero è Bjorn Larsson, non solo con i suoi libri, ma con le sue le sue vere avventure, il suo andare per mare, il suo peregrinare a vela sulle coste della vita e della terra, rivendicando per sé e in generale per tutti, la possibilità di scelte non condizionate, di un pensiero fuori  da mode e ipocrisie, di un coraggio che va oltre la nostra epoca di narcisismo e conformismi.
Lo scrittore sostiene di avere l’angoscia di ripetersi, di scrivere sempre lo stesso romanzo. Non ama l’idea di “restare uguale per tutta la vita”. Rivendica per sé una natura meticcia,“mi definiscono ‘scrittore svedese’, ma in realtà sono uno scrittore meticcio, esiste un meticciato nella letteratura. Il passaporto non è importante per la letteratura. Ci sono due identità. Quella di terra, di sangue. Poi quella di cuore, che uno sceglie. La letteratura non è un progetto di sangue. L’Accademia Svedese non  premia il Paese, ma lo scrittore”.
Ha vissuto in Francia e scrive anche in francese, Larsson. Fabio Stassi: “La lingua è la mappa geografica in cui ricerchi l’avventura in ogni libro” e  Larsson:”Ogni lingua permette di dire tutto. Anche di scrivere come Shakespeare”. E scrivere, come nota Stassi, accennando a Cortázar e alla sua volontaria, particolare punteggiatura, significa anche essere rivoluzionari: scompaginare.
In una riflessione su etica ed estetica, Larsson sostiene poi in Diario di bordo di uno scrittore, che “lo scrittore deve decidere prima se scrivere un buon libro o un libro bello, se si vuole che domini la bellezza a spese del contenuto o viceversa”. Per scrivere, ci deve essere un’immedesimazione con i propri personaggi, e una capacità di immaginare il vero. Cosa non sempre facile, mettersi nei panni di un altro, o come dicono gli inglesi, mettersi nelle scarpe di un altro, camminare nel romanzo con un cuore, una testa, un nome diversi. In proposito, Larsson, racconta un episodio molto gustoso: nel suo  romanzo Il Segreto di Inga,  in cui si parla appunto di segreti e di segretezza, doveva descrivere la scena in cui la protagonista del libro si trucca, e ha deciso di farlo in maniera realistica e meticolosa, seguendo alla lettera un articolo trovato sull’argomento: Come farsi bella velocemente. Il risultato sono state tre pagine e mezza di descrizione “inesatta e non credibile”, secondo l’opinione di un’amica alla quale aveva dato da leggere le pagine stesse: “Una donna quando si trucca non ci pensa”.
Le pagine sono state ridotte a mezza.

Dunque, una cosa è immaginare qualcosa, altro è con il mestiere e la lingua, scriverlo. “Una delle funzioni principali della letteratura è dimostrare che possiamo comprenderci a vicenda, al di là delle differenze di genere, età, cultura e religione, spingendoci ad uno sforzo di immaginazione ed immedesimazione”, scrive Larsson. “Un esercizio mimetico, antidoto a razzismi e intolleranze”, per  Stassi.  Un lavoro paziente, una costruzione artigianale, “i libri sono fatti come mattoni, afferma lo scrittore.
Quanto al’immaginazione del vero, a Björn Larsson è stato attribuito il dono della chiaroveggenza, per quel suo immaginare tanto fervido  e ricco di coincidenze, da raggiungere e superare la realtà storica. Quando scrisse L’Occhio del Male, ad esempio, pensò ad un attentato terroristico di portata enorme, simile a quello dell’Undici settembre, prima che il fatto si verificasse davvero. Nacque dall’incontro di Larsson con due marinai di Liverpool a Tréguier, sulla costa della Bretagna settentrionale,  Il Porto dei sogni incrociati. I marinai raccontarono a Larsson di una donna sulla sessantina che aveva invitato l’intero equipaggio a casa sua, per una cena e chiacchiere marinare. Larsson la trasformò nella sua storia nella vedova di un armatore, Madame Le Grand. C’era inoltre, tra i vari altri  personaggi creati dallo scrittore, anche un gruista, di nome Chevalier (Larsson dalla sua barca vedeva una gru sul molo di Tréguier). Ebbene, in un Festival sulla Letteratura di Viaggio a Saint-Malo, si presenta una donna allo scrittore, intento a firmare copie del suo libro, sostenendo di essere la sorella del gruista, ormai defunto. E che Madeleine, ovvero Madame Le Grand nel romanzo, lo invitava a cena ogni tanto, come descritto da Larsson.  Madeleine era convinta che Björn la spiasse. Non era vedova di un armatore, ma armatrice lei stessa. Ecco un esempio di fulminante incontro dello scrittore con il personaggio, esattamente così, come lo ha inventato. Ma, scrive Larsson, “la realtà è non solo ciò che è successo, ma ciò che potrebbe succedere, quindi scrivere e leggere letteratura è un modo per allenare la propria capacità di immedesimazione e immaginazione; è per questo anche che esiste”.

La letteratura dunque, come “strumento rivelatore di potenzialità della realtà, comprese quelle che si sono già realizzate o stanno per realizzarsi, al riparo dal nostro sguardo”.
Tutto deve essere vero -dice Larsson-, non possiamo permetterci che sia falso, non ha senso descrivere quello che non si vede. Ed è importante credere nel personaggio. Il dono dello scrittore è la facilità di credere”. E il lettore deve vivere il romanzo come una possibilità di vita. Si va per mari infiniti, con Diario di bordo di uno scrittore, in un’ebbrezza di scoperte sempre nuove. Appaiono coste lontane. Con la scrittura, per dirla con i versi di Jean Malrieu,  “…sono anche questa barca pazzo/…Bel tempo, vero, timoniere?”.

Tullia Ranieri

Tullia Ranieri

Tullia Ranieri ha al suo attivo numerose esperienze artistiche. Scrittrice e attrice, collabora con varie Associazioni culturali. Suoi testi sono pubblicati in Antologie varie e su siti Internet. Si è dedicata a progetti sperimentali di diffusione della poesia nelle scuole e alla scrittura e regia di spettacoli e percorsi poetici. Fa parte del gruppo di Scrittura Collettiva di Fefé Editore. Adora Adonis.

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