La ruggine e il giallo. Poesie di Sergej Gandlevskij

C’è emozione, nella Sala Corallo del Palazzo dei Congressi nel corso della 13^ edizione di Più libri più liberi.  Il ricordo di Iosif Brodskij è ancora vivo in tutti coloro che lo hanno amato, e la Fondazione Brodskij oggi lo ricorda in modo particolare. Con la presentazione di un libro, La Ruggine e il Giallo, del poeta russo Sergeij Gandlevskij, autore di rilievo in patria, che inaugura una nuova Collana, I poeti della Fondazione Brodskj, della casa editrice Gattomerlino, la cui direttrice editoriale è Piera Mattei. Come ci racconta  la moglie di Brodskij, presente tra i relatori, Maria Sozzani Brodskij, la nascita di questa Collana segna una nuova fase della Fondazione, e testimonia un profondo scambio culturale tra Italia e Russia.

Brodskij, nato a San Pietroburgo,  amava moltissimo l’Italia, a Roma Josif soggiornò varie volte, la città aveva un profondo significato per lui. “Aveva una visione cosmopolita della cultura, arte e viaggio erano sensazioni inseparabili, il suo sguardo cercò di catturare la bellezza”, prosegue Maria Sozzani Brodskij. E cita Josif: “L’artista segue i sentieri delle idee attraverso spazi geografici”. La Fondazione nacque nel 1995, quando il poeta, premio Nobel per la Letteratura nel 1987, progettava per Roma la creazione di un’Accademia russa, sul  modello di quella americana, presso la quale aveva soggiornato egli stesso.
La morte del poeta segnò la battuta di arresto del progetto, ma un gruppo di amici, tra cui Rostropovich e Isaiah Berlin, crearono una fondazione con sede principale a New York, la Joseph Brodsky Memorial Fellowship Fund, e altra sede a Roma, l’ Associazione Joseph Brodsky.

La Serie Blu delle Edizioni Gattomerlino dimostra una particolare attenzione non solo ai poeti dell’Europa Nord Orientale(Estonia, Finlandia, etc.), ma chiaramente anche alla Russia, che non poteva mancare, perché è Europa, lo dice la sua storia e lo ribadisce la sua cultura”, dice Piera Mattei, nell’apertura dell’incontro. La nuova Collana, il cui emblema è un ex-libris, un gatto disegnato da Brodskij -il poeta amava pazzamente i gatti- rivolge ai poeti della Fondazione e alla Russia una particolare cura. Mattei presenta Sergeij Gandlevskij, sottolineando come l’autore sia molto noto in Russia, considerato alla stregua di un classico vivente; per la prima volta le sue poesie vengono tradotte in italiano.”I Russi hanno un grande amore per l’Italia, e si dimostrano ottimi conoscitori della nostra letteratura”. L’inizio della collaborazione tra la casa editrice Gattomerlino e la Fondazione è avvenuto con l’incontro tra Piera Mattei e la traduttrice Claudia Scandura. Quest’ultima ci fa notare come la traduzione di Gandlevskij sia stato un compito arduo , fonte allo stesso tempo di grande soddisfazione. Compito fondamentale, come sostiene nel suo intervento Elio Pecora,  perché il traduttore “non solo traduce in un’altra lingua, ma reinventa in un’altra lingua, dando la possibilità ad un’opera di entrare in un’altra lingua e rimanerci”. Questo aspetto di condivisione-medianità, il fatto di entrare “nelle parole non dette, nelle negli spazi che ci sono tra una parola e l’altra”, è importantissimo nella traduzione. Qui l’italiano esatto e fluido descrive la vita, ma ricrea anche un mondo proprio, un mondo che evoca, un mondo di risonanze che il lettore deve saper cogliere.”Il libro di Gandlevskij è un libro molto riuscito, che ci porta qualcosa di molto forte e parla una lingua aperta, fluida,vigorosa, un libro fervido, le parole sono ordinate in un certo modo, non hanno la facilità del parlato, il parlato diviene poesia, e questo è anche merito della traduttrice. La poesia, come diceva Ezra Pound, non è parola che scivola via, è ’parola distillata’. Un libro laico,che non dice bugie”. Per Gandlevskij, Pecora fa riferimento alla poesia europea, ai “poeti dell’esperienza” della Spagna negli anni ”50, e anche all’Italia, in relazione ad una poesia “che ha consumato tutta la sua spiritualità, i suoi simboli,le sue metafisiche, e che non si rifugia nell’astrattezza, ma ritrova sostanza. Portare sostanza nella poesia significava nutrirla di altre cose, di altre realtà. …Nel libro di Gandlevskij c’è una vita che batte, superficie e profondità, esterno e interno. C’è questo inseguire le cose nel tempo, in una lingua aperta al dialogo che rivela prossimità a quello che si consuma di giorno in giorno, e che qui, nella poesia, assume valore”.

Ci legge tra gli altri questi versi tratti da La Ruggine e il giallo, la poesia omonima:”Nessuno come me sa il blu della luce autunnale,/del passato il rimpianto/di un attempato la fregola./Darei tutto per tornare ad aspettare al metrò/una donna di 23 anni con un lungo cappotto nero”.

Dietro il dire, c’è il poeta con tutto se stesso, la poesia pretende  una partecipazione e una condivisione, uno scoprimento totali. Prende la parola, Sergeij Gandlevskij, e ci porta nel suo mondo affermando che dopo duecento anni di “occupazione privata”, finalmente ognuno può dire la propria paura, e che il fatto che molta gente sia interessata a conoscere queste cose lo stupisce molto. Declama in russo e a memoria alcune delle sue poesie, ad occhi chiusi, con la sicurezza consumata di un attore che sa in quale meraviglia conduca la parola detta e con una emozionante partecipazione. Depositario di una tradizione classica pervenuta ai poeti russi per diritto di nascita, come disse Brodskij nel ricevere il Nobel, ma allo stesso tempo esponente di una letteratura postmodernistica, fatta di espressioni ironiche, di slang.
La traiettoria della sua vita, scrive la Scandura nella postfazione al libro, comincia nella Mosca post-Rivoluzione d’ottobre. Il suo è un viaggio inquieto dentro sé stesso, nelle periferie del suo paese, ai margini della società, che osserva con acume e grande sensibilità. Ascoltiamo dalla sua voce forte Stanze, Mia madre è morta il 9 maggio, La Pistola nera, Antologica.Il pioppo comandante del cortile/il chiacchierio febbrile della prima amicizia/tutta la notte fino all’alba./In tutta l’intera mia vita entra il profumo del tiglio”.

Le parole finiscono. Ma “una dracma d’oro è rimasta sulla mia retina. Basta per tutta la lunghezza della tenebra”(Brodskij, Elegie romane).

Tullia Ranieri

Tullia Ranieri

Tullia Ranieri ha al suo attivo numerose esperienze artistiche. Scrittrice e attrice, collabora con varie Associazioni culturali. Suoi testi sono pubblicati in Antologie varie e su siti Internet. Si è dedicata a progetti sperimentali di diffusione della poesia nelle scuole e alla scrittura e regia di spettacoli e percorsi poetici. Fa parte del gruppo di Scrittura Collettiva di Fefé Editore. Adora Adonis.

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