Iginio De Luca. Tra il pubblico e il privato concetti, blitz, visioni

Iginio De Luca è nato a Formia ma vive e lavora a Roma; è un artista eclettico, un musicista, realizza video, installazioni, performance e blitz.

Seguo il suo lavoro, ma personalmente lo incontro nel 2016, avevo appena visto il  video del suo blitz Venghino, Signori, Venghino, dove per le scelte un pò… alternative della nuova direttrice della Galleria Nazionale di Roma, Iginio mette in scena uno show vero e  proprio  davanti al museo.

Emulando un venditore di Telemarket, chiede – anzi: urla – i nomi di opere facenti parte di un concorso sui generis che aveva messo in piedi e pubblicizzato la neodirettrice in questione. “Coraggioso”, penso; e poi mi viene in mente che possiamo parlarne: perchè non organizzare un talk su questo argomento?

Così lo accosto a Federico Palmaroli, il creatore della pagina facebook Le più belle frasi di Osho. Penso di entrambi che siano, in maniera diversa, geniali ed estremamente ironici e quindi perfetti per discutere di comunicazione e arte. Infatti, il titolo del loro intervento fu: L’arte contemporanea tra media e Beauty Contest. Questo succedeva nel 2016 a Civita di Bagnoregio (Vt) per Algoritmo Festival.

Studiandolo bene, trovo che nel suo fare arte, con modalità espressive sempre diverse, indaga soprattutto su due aspetti fondamentali e ben distinti, che sono: la sua vita personale-privata e l’aspetto pubblico (etico-politico) della nostra società.

Non si risparmia mai concettualmente, e anche fisicamente,  cercando sempre soluzioni dirette e leggibili.

Con un linguaggio essenziale ed estremamente efficace mette in atto denunce per il collettivo, politiche o culturali sempre audaci, e, parallelamente, racconti intimi della sua vita. Questi ultimi spesso si inoltrano nei dolori personali che probabilmente  vengono leniti o esorcizzati raccontandoli.

In opere come Autofocus, I miei Pupi e Ioio ci sono emozioni  così forti da non poeter essere camuffate, sono lì spiattellate con i volti della sua vita, il padre e la madre, morti da alcuni anni. Nelle prime due, attraverso con un gioco di sovrapposizione di immagini, lo stesso Iginio rianima i visi e i corpi dei suoi genitori, mentre in Ioio (Io-Io)  si sostituisce al padre in foto dove appare anche lui da piccolo, creando così una confusione visiva e temporale.

Mette in atto, quindi, una specie di collante identitario o ultraterreno, dove il mastice utilizzato è un mix di nostalgia, amore ed ironia. Per chi ha i ricettori particolarmente aperti a certe tematiche, assicuro che rimanere impassibili a questi video non è possibile.

Il lavoro più bello di questa serie è  Se penso a quel giorno (2011), dove Iginio recupera una vecchia cassetta audio sulla quale è incisa una canzoncina da lui interpretata a 8 anni, legando  la sua giovane voce ad un video dove di lui stesso chesi doppia la canta oggi, da adulto con il suo volto di oggi.

Un playback su un ricordo vivo,  dove il provare e riprovare a sincronizzare il movimento della sua bocca con la sua  voce dai lui bambino, lo costringe a ritornare ain quegli anni, ed a ritrovare quell’esatto ricordo del momento, cercando di colmare quel gap temporale incolmabile. Risolvendo così la figurazione di quel  ‘tornare bambino’, che tanto sarebbe piaciuto anche a me.

Poi, nottetempo, Iginio De Luca indossa il suo un camice bianco, prende un megafono e mette in atto i suoi Blitz.

Ho cercato un Supereroe che di giorno era un normale cittadino e di notte si vestiva come lui per andare a combattere il crimine, ma non l’ho trovato, peccato. Perchè lui si espone criticando a suo modo, un certo tipo di società e di politica.

Crede fortemente nella cultura,  nella storia e nella loro possibilità di cambiare le menti di chi ignora il passato e magari anche il congiuntivo. Ama la sua città di adozione, Roma, e cerca di proteggerla con i suoi mezzi, dove e come è possibile.

Si tratta di azioni tra arte urbana e performance, svolte  Cocon grande ironia (a volte amara)  dove l’artista si mette fortemente in gioco,   anche rischio di denuncia.

Italia For Sale, Cygnus X-1L’Inchino, Impara l’arte e …, o la scritta laser sulla Cupola di San Pietro Lavami, sono alcuni dei Blitz che potete e dovete, se non lo avete già fatto, vedere nel sito dell’artista o qui raccontati e già pubblicati.

Vota… è il mio blitz preferito, realizzato con l’affissione di 10 maxi manifesti nei luoghi dell’arte e del potere romano (maggio 2014).

Iginio, in questo caso,  destituisce simbolicamente i candidati politici al Parlamento Europeo, “uomini dissociati dalla realtà che non si rispecchiano più nel pensiero collettivo” e propone al loro posto: Alberto Burri, Paolo Uccello, Maurizio Cattellan, Alghiero Boetti, Ketty La Rocca, Carla Accardi, Pino Pascali, Piero Manzoni, Gino De Dominicis e Lucio Fontana. Così, una mattina di maggio i romani si ritrovano proposte elettorali di voto affisse per la città, come: Vota Lucio Fontana; Vota Paolo Uccello; e via così. 

La provocazione l’arma più affilata di De Luca. E’ un artista. Solo per questo io voterei Iginio De Luca: un visionario che come programma propone l’arte, con la sua cultura, la progettualità degli artisti, la sua e la loro onestà morale che possono essere l’unica alternativa possibile ad un certo (non tutto ovviamente) mondo politico corrotto che ha perso di vista il bene comune (in senso ampio).

Infine, rimanendo in tema pubblico, le sue ultime opere riguardano proprio due famosissime composizioni musicali, legate alla storia moderna e contemporanea del nostro Paese.

La prima è Iailat: un’installazione sonora realizzata da Iginio per il Parco della Musica, che il 4 marzo 2018 (giorno di elezioni) porta fuori dal foyer dell’Auditorium e con un camioncino e due altoparlanti ne diffonde l’audio per tutta la città di Roma.

Il titolo è l’anagramma di Italia, e l’opera è un sonoro dell’inno nazionale, completamente distorto con una riduzione della velocità, rendendolo quasi irriconoscibile: è la lentezza di una musica che potrebbe dare il tempo agli italiani di ragionare e di capire cosa sta succedendo al nostro Paese. Una distorsione musicale, la sua, che probabilmente rappresenta il caos e il non riconoscimento di quei principi fondamentalie della nostra Repubblica.

Il famoso canto scritto da Mameli, quel  Fratelli d’Italia che ci rende sempre orglogliosi e ci fa sentire patrioti, diventa quindi un simbolo falsato senza più la sua armonia. Questo suono mesto, proiettato per alcune strade principali e davanti ai seggi elettorali, ha sancito per l’artista il legame tra il voto e gli avvenimenti che si sarebbero poi creati.

Subito dopo Iailat, Iginio prosegue e amplifica il campo con Uno per Tutti, installazione sonora realizzata per Algoritmo Festival nell’edizione di ottobre 2018 in un piccolo teatro sui Monti Cimini, esattamente a Caprarola; qui ha proposto una sua rivisitazione dell’inno Europeo. L’inno alla Gioia, movimento finale della nona sinfonia di Beethoven, diviso in 28 (i Paesi che formano la Comunità Europea) piccoli frame, con rispettive 28 pause.

I 28 mini-inni sono la metafora di un’Europa parcellizzata che stenta a compattarsi e rifugge un contesto corale scivolando compulsivamente in una dimensione autoreferenziale ed egoistica, separando più che aggregando, dividendo più che sommando.”

Crea, così, un’intermittenza continua, come se fosse un codice morse, un metodo di comunicazione a distanza, che ogni paese della comunità Europea muove per conto proprio, anche se all’interno di un unico messaggio.

La cassa che riproduce il suono e l’intero palco del teatro sono completamentei oscurati dal sipario di scena che incombe in maniera esasperante sul pubblico al suo ingresso. Anche la scenografia carica così di ansia e incertezza gli astanti, insieme al  singhiozzo continuo di una melodia bellissima, che non vedi l’ora di sentirla partire in totale fluidità.

Quest’ultima speranza è quella che muove ancora gli animi, di chi non si lascia sopraffare dagli eventi, di chi non guarda senza parlare, o, meglio, di chi agisce per cercare di cambiare e disensibilizzare, raccontando il proprio tempo senza paura e cercando di immaginare scenari possibili. Tutto questo l’arte può farlo solo l’arte e Iginio De Luca è un grande artista, anche senza la S di Supereroe stampato sul camice.

Serena Achilli

Serena Achilli

Serena Achilli, studiosa appassionata d'arte contemporanea, è curatrice indipendente e direttore artistico di Algoritmo Festival. Scrive per raccontare la propria contemporaneità cercando con cura pensieri e parole. Ha un Blog in cui c'è tutto questo e altro ancora.

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