Il potere nascosto delle favole. Liberati dalla brava bambina di Maura Gancitano e Andrea Colamedici

Con un piccolo arbitrio, chiamerò favola ogni narrazione frutto dell’immaginazione e della fantasia, che sia mito, fiaba o racconto popolare. Favola contiene in sé il nucleo centrale di ogni narrazione: la radice fa-, che ha dato origine, nelle lingue antiche, ai verbi che indicano l’attività del narrare.
immagine per Il potere nascosto delle favole

Come ci raccontano Maura Gancitano e Andrea Colamedici, la favola –in ogni tempo- rivela e nasconde al tempo stesso: mentre rievoca le vicende della protagonista (si tratta di storie di donne) ne illumina e giudica certe caratteristiche e, al tempo stesso, ne occulta altre, poiché la voce narrante non è neutra.

È  la voce di un uomo, di un uomo che perlopiù esprime il punto di vista di una società patriarcale di cui egli stesso è un meccanismo. Sì, perché la storia della civiltà umana è fatta da modelli di relazione di cui nessuno è demiurgo, ma di cui tutti siamo ingranaggi. La bella notizia è che da certi fili possiamo liberarci e fiorire, ciascuna e ciascuno secondo la propria ispirazione.

Liberati dalla brava bambina – otto storie per fiorire, edito da Harper Collins, è un libro da leggere e soprattutto da usare.

Ci sono otto storie da leggere, ognuna con una sua protagonista, e c’è LA storia che collega tra loro queste figure come se facessero parte di un’unica trama narrativa che le presenta come tutte colpevoli di qualcosa: la lamentosa, la stupida perché bella, la maga assassina, la pazza, la vendicativa. Sono storie il cui meccanismo ci è talmente familiare da sembrarci “naturale”, mentre invece qualcosa stona: è quel problema senza nome che appanna e oscura e blocca la vita non solo delle donne, ma anche degli uomini, riducendo entrambi a marionette che recitano una parte già predisposta da millenni.

Cosa hanno fatto, gli autori? In sostanza, hanno riletto INSIEME i testi e scritto INSIEME questo libro, cambiando semplicemente la prospettiva, e facendosi –e facendoci- quelle domande che, abituati come siamo a che le narrazioni siano così e con quel significato, non ci siamo mai fatti.

Perché Era è sempre arrabbiata e lamentosa? Perché cade sempre su Elena la colpa della guerra di Troia? Perché nella terribile storia di Medea parteggiamo tutti naturalmente per Giasone, vittima della furia di una pazza? Perché Malefica si vendica su una bambina innocente del torto subito da Stefano?

La rilettura delle fiabe e dei miti è stata affiancata e intrecciata con letture di testi più recenti (Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, La tenda rossa di Anita Diamant), in modo da poter svelare e smascherare la trappola patriarcale e sessista in cui sono finite queste donne, colpevoli di non essersi conformate a un modello sociale e di essere cattive bambine, soggette al giudizio negativo di una mentalità che le ha punite cercando di spegnere il fuoco della loro energia creativa (ché tale è la rabbia di Medea o di Malefica) e rendendole profondamente infelici, ma adeguate al ruolo che a loro era stato predisposto. O sei perfetta, e fai fiorire qualcosa che non è tuo, o finisci all’inferno.

Il punto è che questa storia di oppressione e violenza –che dura da millenni- fa parte della storia di ogni donna: ogni volta che una donna si sente in colpa per non esser stata all’altezza, per non esser stata perfetta, agisce in lei non solo il vissuto personale, ma il vissuto mai raccontato di tutte le donne che l’hanno preceduta e che non hanno potuto parlare.

Giasone non solo fa il proprio comodo, ma lo fa cercando di convincere Medea che è lei a essere esagerata, è lei a non saper stare al proprio posto. Medea arde di rabbia, e non capisce –ma ora noi possiamo capire e riscattarla- che quella furia è una furia creativa, è il suo bulbo che preme per nascere.

La novità sta nel fatto che, proprio rileggendo i comportamenti di Giasone, ci accorgiamo che anche gli uomini che hanno usato e che usano quel potere patriarcale sono prigionieri di una maschera: ed è talmente strutturata da esser diventata quasi invisibile. Ma è talmente forte da tenerli al di qua di ogni emozione; ecco perché non capiscono le emozioni delle donne: perché non si sono mai avventurati nelle proprie.

C’è speranza, tuttavia. Accettando di mettere in discussione modalità relazionali sancite e consolidate dalla società, si può non solo diventare donne, ma anche diventare uomini.

Giulietta Stirati

Giulietta Stirati

Giulietta Stirati, docente di materie letterarie e latino in un Liceo romano. Appassionata da sempre alla lettura, ha fatto di questa attività, declinata nelle sue funzioni più ampie e profonde, il senso del proprio mestiere. Insegnare è insegnare a leggere il mondo, sé stessi, gli altri. Attraverso la trasmissione del sapere si educa a leggere, a scegliere che vita si vuole.

1 commento

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  • Credo che in ogni donna (anche se non posso escludere che ci siano eccezioni) alberghi la brava bambina che la società e l’educazione ricevuta ci hanno abituate ad essere. La lotta per liberarsi della maschera non è facile, i condizionamenti ci tirano di nuovo dentro. Mi piacerebbe che riuscissimo noi donne, tutte, ad essere finalmente delle “cattive” bambine consapevoli.