Più Libri Più Liberi #15. Il lessico femminile di Sandra Petrignani

Intervistata dall’immensa Dacia Maraini, Sandra Petrignani ha presentato a Più Libri Più Liberi 2019 il suo ultimo libro edito da Laterza, Lessico femminile.

Una ricerca per comprendere le origini della mia stirpe, per individuare un comune sentire femminile. Volevo far scoprire alle lettrici e soprattutto ai lettori la bellezza così come il dolore: ci sono pagine di diari e lettere scritte da donne su temi come la solitudine, la casalinghitudine e l’eros, che esprimono la consapevolezza del valore negato e che per me sono state molto nutrienti.

L’operazione svolta da Petrignani in quest’ultimo libro di successo è quella di associare, con una prosa gentile e severa, le proprie riflessioni alle opere delle grandi autrici che hanno fatto la storia della letteratura, nel tentativo, riuscitissimo, di affermare una parità di genere non solo di facciata. C’è sempre stata una damnatio memoriae sulla scrittura delle donne le cui testimonianze sono state volutamente cancellate fin dai tempi delle mistiche.

Il Novecento è forse il secolo più rappresentativo per comprendere il problema dell’esclusione femminile dalle alte sfere della letteratura. Nel 1926 la scrittrice sarda Grazia Deledda è la prima donna italiana e, fino ad oggi l’unica, a vincere il premio Nobel per la Letteratura, eppure anche attualmente il suo nome compare solo marginalmente nelle antologie.

Un riconoscimento maggiore, ma mai pari a quello ricevuto dal marito Alberto Moravia, ha avuto Elsa Morante di cui molti fin dagli esordi hanno apprezzato il talento e la capacità di usare la parola come atto politico. È stata la prima donna a vincere il premio Strega con L’isola di Arturo senza però essere risparmiata dai pregiudizi sessisti dei suoi stessi colleghi.

 Sulla definizione di letteratura è sempre illuminante per me questa frase di Anna Maria Ortese: “La letteratura quando è vera non è che memoria di patrie perdute, non è che il riconoscimento e la malinconia dell’esilio”. Questo è il senso della letteratura: non importa se si parli di una guerra o dei massimi sistemi della filosofia, si può fare grande letteratura, come ha fatto anche Virginia Woolf nelle sue famose pagine di Gita al faro, con la descrizione minuziosa della fatica fisica delle due vecchie signore intente a pulire la casa chiusa da tempo e che poi stremate si buttano su una poltrona e prendono il tè.

Eppure ancora oggi nelle librerie ci sono settori di “romanzi rosa” e “narrativa al femminile”, etichette, con cui siamo abituati a convivere perché il nostro modo di pensare continua a muoversi in una narrazione socio-culturale maschile e la letteratura considerata importante è quella scritta soprattutto dagli uomini e destinata in primo luogo agli uomini.

Quando mi chiedono se davvero esiste un lessico femminile, io dovrei rispondere sì, visto che ci ho scritto un libro e in fondo non ho fatto che dimostrare che effettivamente esiste. C’è un modo femminile di guardare fuori e dentro di sé e descrivere quel che si vede. Ma la verità è che vorrei non esistesse, o che almeno il sesso di appartenenza non incidesse sul valore delle cose, sul modo di giudicarle. Nel migliore dei mondi possibili dovrebbe avere lo stesso peso raccontare da un punto di vista femminile e da un punto di vista maschile. Il problema è che non è ancora così.

Tra i temi comuni, e dissonanti, fra le più grandi scrittrici si parla molto d’amore nell’opera della Petrignani.

Mi è molto piaciuto riflettere sull’amore, su quella che ho chiamato “la sindrome di Rossella O’Hara”: il fissarsi con un uomo che non ci ricambia come vorremmo, facendone un ideale che poi, alla prova dei fatti, crolla miseramente. Mi diverte e mi fa disperare questa attitudine femminile a inventare l’altro. Come se gli uomini in carne e ossa non ci bastassero, non fossero all’altezza del sogno che abbiamo bisogno di imbastire. Siamo malate di Principi Azzurri, che naturalmente esistono solo nelle fiabe che ci siamo raccontate. E poi mi piace il tema della “libertà” che per una donna è sempre una conquista, mai data per scontata come nel destino di un maschio. E quando una donna arriva ad assaporarla, è una scoperta grandiosa, che cambia totalmente le carte in tavola.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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