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Museo come condivisione di senso e di speranza. Triennale di Milano. Do ut do e i migliori designer internazionali

L’iniziativa benefica do ut do, edizione 2014, è stata presentata da poco alla stampa (11 marzo) alla Triennale di Milano da Gianfranco Maraniello, Direttore Istituzione Bologna Musei, e da Milena Mussi del Comitato do ut do.

Il progetto, che ha un nome coniato da Alessandro Bergonzoni, ha coinvolto grandi nomi del mondo dell’arte, del design, della moda e dell’architettura che hanno donato un’opera inedita a sostegno delle attività della Fondazione Hospice Seràgnoli, ente senza scopo di lucro che opera nel campo delle cure palliative.

La prima edizione del 2012, con madrina d’eccezione Yoko Ono, è stata dedicata all’arte contemporanea e ha visto la partecipazione di Vanessa Beecroft, Bill Beckley, Sandro Chia, Pirro Cuniberti, Yumi Karasumaru, Igor Mitoraj, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto.

Quest’anno come padrini dell’iniziativa sono stati i Masbedo, il duo ha realizzato per l’occasione il video inedito Look Beyond, Guardare oltre. Un lavoro sulla memoria e sul ricordo in cui si fondono scienza e arte, in cui la sofferenza dialoga con l’emozione, la speranza e i ricordi. Parole chiave, quest’ultime, ricorrenti fra le testimonianze che si sono alternate e sovrapposte velocemente nella serata: Donia Maaoui, Stefano Giovannoni, Michel Boucquillon, Andrea Salvetti, Massimo Giacon, Angelo Micheli, Maria Christina Hamel, Anna Gili. Designer che hanno voluto condividere le loro esperienze di vita, trasmettendo le emozioni attraverso i loro pezzi unici: oggetti simbolici portatori di un gesto, di un messaggio e di una filosofia.

Arte per distrarre, arte per il sociale al fine di regalare sollievo e speranza, opere che «rappresentano la memoria di qualcuno, oggetti come il ricordo vivo di qualcuno che scompare», come testimonia Angelo Micheli; pezzi unici con l’obiettivo di «dare speranza nel mondo» secondo Michel Boucquillon o di donare «luce e leggerezza» per Donia Maaoui.

In questa seconda edizione, oltre ai designer presenti, sono stati chiamati nomi illustri del mondo dell’arte, del design e dell’architettura: Emilio Ambasz, Mario Botta, Odile Decq, Michele De Lucchi, Doriana e Massimiliano Fuksas, Massimo Iosa Ghini, Daniel Libeskind, Alessandro Mendini, Richard Meier, Mimmo Paladino che hanno accettato di donare una loro opera per contribuire a questa causa benefica.

Gli oggetti di design possono ormai assumere un valore paragonabile a quello delle opere d’arte come ci spiega Lavinia Savini, avvocato specializzato in proprietà intellettuale, e il museo può assurgere a ruolo di condivisione di senso, di scardinamento delle regole, laddove la gratuità porta a un ampio, incalcolabile coinvolgimento di pubblico. Il design entra così a pieno diritto nelle arti maggiori e il museo fa da cornice contestualizzandolo, legittimandolo fra le opere uniche, fra collezioni ad hoc. Le opere verranno in seguito assegnate, con estrazione a sorte, a chi avrà sostenuto le attività della Fondazione con un contributo di almeno 5mila euro.

Dopo l’anteprima dell’iniziativa al Guggenheim di Venezia, è stato annunciato durante la serata, con grande soddisfazione del comitato do ut do, la partecipazione anche del MADRE di Napoli fra i musei che esporranno i 50 pezzi unici di design, oltre alle prime due esposizioni già programmate al MAXXI di Roma dal 16 al 18 maggio e in autunno al MAMbo di Bologna.

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