L’arte che rende sapido il quotidiano. Contributo di Helia Hamedani

L’Apulia Land Art,  il festival itinerante nel territorio pugliese, celebra quest’anno il suo 5° anniversario nella bella cornice di Margherita di Savoia (BT) e della sua salina, che rende nota la località sin dai tempi antichi.

Si tratta di una residenza degli artisti che opereranno in loco per circa dieci giorni sotto la curatela di Girolamo Pizzetti e della sottoscritta.Tra tutti i partecipanti al bando pubblico dell’evento sono stati selezionati diece progetti: Sonia Andresano (Italia), Laura Cionci (Italia), Francesco di Tillo (Italia), Connor Maley & Victoria DeBlassie (USA), Rosa Tharrats & Gabriel Ventura (Spagna), Elisabetta Serpi & Anahi Angela Mariotti (Italia), Paolo Uboldi (Italia), Nirit Rechavi (Israele), Francesco Romanelli (Italia), Andreas Zampella (Italia).

Sappiamo che l’Arte contemporanea mira ad avvicinarsi alla vita quotidiana, di “mettere il mondo al mondo”,  per dirla con Alighiero Boetti, occuparsi del qui e ora. Lo spazio delle opere all’aperto non è un cubo neutro e bianco, ma è un campo d’azione che si espande (cit.: Rosalind Krauss, Spring, 1979, Sculpture in Expanded Field, October, Vol.8, pp. 30-44)  nel mondo e diventa il luogo dell’esperienza dal vivo. La forma nelle opere di Land Art è infatti in continuo divenire, essendo direttamente a contatto con la naturale entropia del mondo. Entra in scena il tempo che scorre e il tempo storico dei luoghi diventa il fondamento dell’azione artistica.

La Salina di Margherita di Savoia è la più estesa e la più antica d’Europa (origini dal II-III sec. a.C). Dai racconti di Plinio il Vecchio fino ad oggi ha superato innumerevoli trasformazioni. È un territorio ricco di tesori naturali e una fonte preziosa di segni che l’uomo ha tracciato. Dalle vasche con i camminamenti sui bordi ai percorsi dell’estrazione, fino all’emblematico magazzino di Nervi, sono le ricche testimonianze residuali dell’epoca moderna. Qui gli artisti scelti per  questa edizione si confronteranno ed entreranno in dialogo con i vari strati dello spazio temporale; con l’ecosistema, l’archeologia industriale, gli abitanti, i colleghi artisti e tutti gli altri collaboratori del festival. Si tratta di una rete relazionale, un’esperimento che apre alle possibilità dell’incontro, come si incontrano i colori sfumati delle acque racchiusi nelle vasche della salina. E’ un progetto a mosaico, che riconosce la compresenza, apprezza la differenza e mira all’imprevisto, all’uscita dall’ordinario partendo dalla vita stessa del luogo.

C’è chi lavora direttamente con il proprio corpo, perimetrando il territorio; chi parte dalla storia delle tradizioni del luogo e dalla poetica della stessa nel presente; chi rispecchia I temi attuali nella cornice della salina e ancora altro. Inoltre tre coppie di artisti parteciperanno in gruppo confronteranno le loro idee nella dimensione inter-soggettiva.  I linguaggi sono variegati: arte visiva, letteratura, performance e musica.

L’evento collaterale del festival, a cura di Giuseppe Capparelli, intitolato Contributi, prevede la collocazione nel centro cittadino di sei  opere permanenti in dialogo con gli abitanti e i visitatori. Per questa sezione sono stati invitati: Felice Tagliaferri – Ninni Donato/Angela Pellicanò – Giulio Manglaviti – Riccardo Murelli – Luigi Loquarto.

Apulia Land Art Festival ha invitato, inoltre, Iginio De Luca a realizzare uno specifico intervento  a coronamento dell’evento che traccia un ponte tra il territorio e gli abitanti, il passato e il presente; la memoria sotto-sale.

Il primo degli appuntamente è stato l’apertura della residenza, il primo settembre 2017, dove il Sindaco di Margherita di Savoia si è impegnato in prima persona ad aprire la celebrazione, che è avvenuta con un rito laico nel quale veri diamanti sono stati lanciati nel mare, nel sale. Un gesto sacrificale-propiziatorio che identifica nel diamante incorruttibile il prezioso Sale Marino concentrato nel paesaggio, tanto da ridiscioglierlo simbolicamente. “(…) Si intende riconoscere al sale – “cristallo”, “oro bianco”, a tutti gli effetti, “diamante” di Margherita di Savoia – il merito di produrre fortuna e benessere …” scrive Girolamo Pizzetti.

“Bisogna essere in due per fare un’immagine” diceva Jean Luc Godard, sottolineando la natura dialogica della forma nell’opera. Qui in più entra in scena il ruolo comprimario del pubblico e il suo sforzo per l’elaborazione collettiva del senso dell’opera. Insieme ad un caldo invito vi ricordiamo la sentenza cardine del padre della contemporaneità Marcel Duchamp: “Sono gli spettatori a fare il quadro”.

Vi aspettiamo l’8-9-10 settembre 2017 e ci auguriamo una gioiosa collaborazione e un memorabile viaggio per tutti.

Helia Hamedani

Helia Hamedani

Helia Hamedani è storica dell’arte e curatrice indipendente, vive e lavora tra Italia e Iran. È laureata in Disegno Industriale in Iran e in Italia con laurea triennale e specialistica in storia dell'arte contemporanea all’Università della Sapienza di Roma. Oggi è impegnata nella ricerca per il dottorato allo stesso ateneo sulla storia dell'arte iraniana degli ultimi 60 anni. Helia Hamedani scrive per riviste d’arte in Italia ed in Iran. Come curatrice indipendente è da sempre particolarmente attenta all’interculturalità che manifesta curando la mostra Artisti Nomadi in Città d’Arte, nel 2013 presso il Factory al museo Macro di Testaccio, nella rassegna sul concetto di “casa” presso la galleria Nube di OOrt di Roma con tre appuntamenti annuali dal 2014 al 2017, nonché al MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz nel 2014 e al Daarbast Platform di Teheran nel 2017. Ha partecipato al primo progetto di mediazione in chiave interculturale del museo MAXXI dedicato alla mostra Unedited History nel 2014 e nel 2018 al laboratorio formativo e di progettazione partecipata sul tema del dialogo interculturale, progetto Artclicks, organizzato dal museo MAXXI e da ECCOM. È stata la curatrice della prima residenza di BridgeArt, e dal 2017 è nella commisione di giuria della residenza. Nel 2018 in collaborazione con Bridge Art ha co-curato il progetto “Bordercrossing” presente agli eventi collaterali della Biennale Manifesta12 a Palermo. Oggi partecipa alla co-curatela del progetto “Guardo in alto. Atelier di pratiche interculturali”, che nasce come progetto interculturale, e ora si è sviluppato diventando un progetto di inclusione e formazione nelle scuole italiane.

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