ULTRA è un gruppo formato da quattro artisti, Alessandro Calizza, Cristiano Carotti, Desiderie Marco Piantoni, che, come prima uscita ufficiale, hanno portato l’energia fresca di una collaborazione giovanile nella Città universitaria – La Sapienza – di Roma.
L’esposizione, titolata NO(W) REGRETS, curata da Tommaso Zijno al MLAC (Museo Laboratorio di Arte Contemporanea), mette in discussione la situazione attuale dell’arte e rappresenta «un occhio, che senza rimpianto (utilizzando l’espressione inglese no regrets), guarda al “classico” e alla tradizione artistica (sia da un punto di vista iconografico che tecnico)».
Le opere presenti alla mostra, nonostante la varietà di formazione degli artisti e la diversità dei loro medium (pittura, video, installazioni, scultura), riescono nell’insieme a centrare il tema indagato e inserito dal curatore. Uno sguardo verso il passato senza rimpianto e una proposta nella chiave dell’attualità.
L’insieme comunica l’attenzione curatoriale. Curare non è banalmente prendersi cura di un oggetto nella galleria o scrivere un testo generale; la curatela passa piuttosto nel retino della filtrazione, consentire-abilitare, sintetizzare, incorniciare, scegliere le opere, gestire lo spazio espositivo; molto spesso trovare i fondi ma sopratutto mediare tra l’artista e il pubblico.
Abbiamo voluto parlare con il giovane curatore della mostra Tommaso Zijno, che si è laureato in Storia dell’arte proprio alla Sapienza e si occupa di cultura, sia praticamente che teoricamente, scrivendo per alcune testate e coordinando la sezione Arte della rivista “DailySTORM”.
Il tema della mostra mi ricorda il libro Postproduction del curatore francese Nicolas Bourriaud, dove l’autore accomuna il lavoro dell’artista contemporaneo con il lavoro del Dj o del programmatore. Spiega come, dopo la crisi della nozioni di originalità e della creazione (generare dal nulla), gli artisti hanno il compito di selezionare oggetti culturali e inserirli nei nuovi contesti. Quali sono nella mostra i nuovi contesti trovati dagli artisti?
“In NO(W) REGRETS i quattro artisti hanno cercato di confrontarsi con vari “contesti”. Il primo è quello legato alla situazione in cui versa l’arte di oggi, dove gli ULTRA hanno cercato di porre un nuovo punto di vista, non basato sull’innovazione ma sul rimando al classico e alla tradizione artistica (sia da un punto di vista iconografico che tecnico) ibridandoli con tematiche e linguaggi più che mai attuali. E così, proprio come dice Bourriaud, essi hanno selezionato degli oggetti di oggi(scudi antisommossa, materassini) per comunicare tematiche che trascendono il tempo e viceversa hanno utilizzato medium e tecniche “antiche” per riflettere sulla società di oggi.”
Come sappiamo, in una mostra collettiva una delle sfide dei curatori è mettere insieme gli artisti con varie provenienze e capacità. In base a quali propositi hai scelto i quattro artisti Alessandro Calizza, Cristiano Carotti, Desiderio e Marco Piantoni? Loro, in occasione della mostra hanno introdotto il gruppo ULTRA, ci spieghi cosa propone?
“La scelta degli artisti è scaturita da un processo che definirei naturale. Ovvero: tutti e quattro gli artisti già si conoscevano e avevano già lavorato assieme. Più che di una scelta, parlerei di una formalizzazione di un gruppo che già da tempo esisteva e che aspettava solo un occasione per uscire ufficialmente. E quale occasione migliore di un contesto universitario come quello del MLAC? L’intento di NO(W) REGRETS si amplifica e lo stile espressionista di Cristiano Carotti, il lavoro concettuale di Marco Piantoni, l’approccio pop-classicheggiante di Alessandro Calizza e la densità pittorica di Desiderio, si ibridano magistralmente.
L’idea alla base della mostra e degli ULTRA è di interrogarsi su quale possa essere il punto da cui l’arte contemporanea debba ripartire per andare oltre, senza rinnegare se stessa e tornando ad essere uno strumento di analisi e critica della realtà che la circonda.”
Negli ultimi anni sono stati spesso i professori o dottorandi a curare le mostre della Sapienza… Come è stata l’esperienza di lavorare all’università? Quali i pregi e quali le difficoltà?
“Devo dire che è stata una sfida affascinante e il MLAC è uno spazio dalle enormi potenzialità. In generale il lavoro del curatore non è mai semplice e in ogni contesto subentrano dinamiche sempre diverse. Per quanto riguarda l’approccio con gli spazi della Sapienza, i timori maggiori erano legati alle questioni teoriche, ovvero se il messaggio della mostra fosse chiaro abbastanza o se fosse veicolato a dovere: il pregio della visibilità di un museo inserito in un contesto universitario può difatti rappresentare una lama a doppio taglio se non si struttura a dovere l’esposizione.
Dal punto di vista pratico invece ho dovuto fare i conti con l’inevitabile burocrazia accademica e il fatto di non essere un docente, ma grazie alla collaborazione di un gruppo di volenterose tirocinanti e al fondamentale aiuto di Ilaria Schiaffini, siamo riusciti ad allestire una mostra all’altezza delle aspettative.”
Info MLAC
- Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
- Piazzale Aldo Moro, 5, Roma
- Telefono:06 4991 3960
Helia Hamedani è storica dell’arte, educatrice e curatrice indipendente. Vive e lavora tra l’Italia e l’Iran. Dopo una laurea in Disegno Industriale in Iran, ha proseguito gli studi presso l’Università La Sapienza di Roma, dove ha conseguito la laurea triennale, la magistrale e il dottorato di ricerca in Storia dell’Arte Contemporanea.
Collabora con diverse riviste d’arte visiva, scrivendo in italiano, inglese e farsi, e affronta frequentemente temi legati al dialogo interculturale. Dal 2022 tiene corsi online di storia dell’arte per studenti iraniani, mentre in Italia continua a curare mostre personali e collettive, spesso incentrate su tematiche sociali.














