ultimi articoli dell'autore

Nicola Farina. Materia come energia e spiritualità profonda

di Barbara Caterbetti

Nicola Farina riduce l’opera ai suoi elementi essenziali palesandoci uno stato d’essere radicato nel profondo dell’esperienza sensibile.

Le sue realizzazioni sono una sintesi linguistica tra Pittura, Scultura e Disegno in grado di comunicare emozioni solo con l’ausilio della Materia. Ci dice:

Disegno, Pittura, Scultura si con-fondono, ci parlano dell’origine del linguaggio visivo e dell’impossibilità di costringerlo in una definizione. Dell’indeterminatezza dei concetti e dei sentimenti e dell’impermanenza dell’Arte”, .

Nicola Farina è artista e docente di Arti Figurative presso il Liceo Artistico Edgardo Mannucci di Ancona. Mi confida di stare vivendo la sua terza vita che è iniziata “ricominciando da capo”, privandosi di tutto, partendo dalle cose fondamentali, dal dolce ricordo di sua madre, una straordinaria sarta che osservava da piccolo con sacra devozione.

Racconta:

Mia madre era una meravigliosa ricamatrice. Passavo molto tempo accanto a lei a non fare nulla, mentre disponeva miracolosamente trama e ordito. Eppure credo che proprio in quel nulla io abbia compreso il mistero di quella materia tessile che chiamiamo tela pittorica.

Credo che in ogni tempo fermo, fatto d’incanto, mi sia inconsciamente persuaso che il segreto della pittura sia nella trama di quella tela, non nella superficie dipinta, ma proprio nella selva di fibre incrociate che compongono un alfabeto invisibile.

Oggi, come allora, il soggetto è l’oggetto stesso, non la pittura ma la tela pittorica, scrigno di ogni immagine possibile.

Del resto “pingere” in latino significa dipingere, ornare, abbellire, ma anche “ricamare”. Intessere la trama della superficie di una tela per lui costituisce creare un luogo dei segreti da svelare.

La superficie diventa quindi più importante della raffigurazione stessa, l’ideale contenitore di tante rappresentazioni possibili. Ha iniziato così a replicare tele nude, vuote, povere, fragili, rotte con la volontà di liberarne le potenziali immagini.

Polline, terra, carbone, argilla, gesso ceramico, grafite.

Sulle tele la Materia è pienamente protagonista perché ci narra la vita. Lui la identifica come un corpo connotato da una spiritualità profonda. Le sue opere non sono astratte perché ci raccontano la realtà e la verità della Materia, come energia in attesa di accadere. La Materia, secondo Aristotele, è una delle componenti fondamentali di ogni oggetto o entità naturale, insieme alla forma. Rappresenta la “dynamis” di un oggetto, la potenza, mentre la forma rappresenta l’atto o l’attuazione.

In un’epoca in cui tutto si smaterializza e diventa virtuale, Nicola ci riconduce alla sostanza sensibile, intesa come potenza, possibilità, ciò che la virtualità ci sottrae. Non riusciamo ad apprezzare allo stesso modo un viaggio simulato tramite un visore rispetto a uno materialmente vissuto.

L’artista ci mostra semplicemente che la bellezza non sta nel virtuosismo, ma in un gesto e in un atteggiamento, in una mano che sfiora un fiore, nel pennello intriso di colore che accarezza la tela. La sua pittura non sa di essere astratta o figurativa, la sua pittura “è”, a prescindere dalle classificazioni. Per lui dipingere è raggiungere la profondità. I suoi colori hanno un suono proprio, vibrano grazie al suo sentimento e di chi li guarda.

L’istante in cui ho visto dal vivo la sua opera è arrivato un desiderio forte: toccarla e assaggiarla, annusarla e osservarla. Toccare qualcosa significa volere oltrepassare la frontiera e ritrovarsi a casa.

Nicola passa tutto il suo tempo alla ricerca del linguaggio che lo faccia sentire a casa. Dipinge tramite una pasta pittorica carnale, densa, viva e calda. Scolpisce il pigmento sul supporto con grande disciplina realizzativa, attraverso un lavoro costante e di ricerca.

La sua Materia preferita è il polline, polvere impalpabile ma prolifica, costituita da microspore, trasportata dal vento, dagli uccelli, è una componente essenziale del ciclo riproduttivo delle piante.

La primavera è la mente divina/ Dicono i giardini carichi di polline”, Emily Dickinson.

I suoi pigmenti: il giallo del polline è il colore tipico della terra, il nero del carbone o della grafite che si può paragonare a una pausa finale e il bianco “… un silenzio che non è morto, ma è ricco di potenzialità. E il suono di un silenzio che, improvvisamente, riusciamo a comprendere. È la giovinezza del nulla, o meglio, un nulla prima dell’origine, prima della nascita. Forse la terra risuonava così nel tempo bianco dell’Era Glaciale.”

Nicola rappresenta solo se stesso attraverso la forma e il colore della Materia. La pittura si libera del soggetto e i colori si trasformano in strumenti musicali.

L’arte innova anche quando sposta solo di pochi centimetri la posizione di un rettangolo o di una linea, ce lo hanno insegnato Mondrian e Malevič. In ogni granello di polvere si può esprimere tanta spiritualità, ma bisogna amare tanto il mondo e le cose che ci sono nel mondo.

I medievali sapevano che “omnis mundi creatura – quasi liber et pictura – nobbis est in speculum”, al mondo ogni creatura è come un libro e una pittura, per noi è uno specchio.

Ogni creatura è grande ed è bella perché ci racconta se stessa e la materia di cui è fatta. L’artista ha saputo interrogare la Materia con cui lavora, che si fa “spirituale” perché da essa si irradia un’energia formatrice, una scoperta continua dell’infinito che si può celare anche dietro a una goccia d’acqua.

La continua voglia di novità della nostra attuale società, il voler per forza scatenare l’attenzione, l’essere conniventi rispetto a un sistema sociale che tende a tradurre la cultura in distrazione, invece che in approfondimento, sono tendenze che ci allontanano dalla poesia, intesa come sinonimo di ricerca attorno alla natura umana, al senso dell’esistenza in generale.

Nicola vuole accendere il mondo di chi osserva in modo emotivo donandoci un’opera che raccoglie il suo “fare”, lui impara facendo e perseguendo uno stato di concentrazione piacevole di cui è pago.

Il colore è il tasto. L’occhio è il martello. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima”, Vasilij Kandinskij.

immagine per Barbara Caterbetti
+ ARTICOLI

Barbara Caterbetti si è laureata in Storia e Conservazione dei Beni Culturali con una tesi in Museologia, ha conseguito diversi Master tra cui uno in ricerca storica e un altro in comunicazione e valorizzazione del patrimonio letterario, documentario e vocale. È critica d’arte, docente di Lettere e organizzatrice di eventi culturali. Ha contribuito come storica alla produzione di film-documentari. Redige cataloghi d’arte. Scrive di arte contemporanea e di cultura in generale. Collabora con alcune gallerie private e istituzioni museali. Cura il blog “Ipsumars” dedicato all’arte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *