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Federica Giulianini. La Pittura di Hear me – Contributo

di Barbara Caterbetti

«Vi prego, non siamo a scuola, e io non sono il vostro istruttore. Lasciate parlare le idee»
J. Hillman, Forme del potere (1996).

I taccuini di Federica Giuliani (Ravenna, 1990) sono lì, aperti con la loro naturalezza. Non seducono, ma attendono, come fanno certe cose che sanno di essere più antiche di chi le guarda.

Segni. Parole interrotte. Frasi che iniziano e si ritirano. Disegni che sembrano voler dire qualcosa e poi cambiano idea.  Pagina dopo pagina le idee si piegano, si contraddicono, si deformano. Alcune sembrano già stanche. Altre troppo sicure. Alcune, le più pericolose, appaiono limpide, lineari, senza attrito. Perfette. E proprio per questo sospette.

immagine per Federica Giulianini - L'isola dei cani tecnica mista su tela 160x158,5 - 2025
Federica Giulianini – L’isola dei cani tecnica mista su tela 160×158,5 – 2025

Il taccuino sa che anche le idee si ammalano. Non all’improvviso. Non con rumore. Si ammalano lentamente, quando smettono di mutare e non chiedono più di essere pensate, ma solo obbedite.

Mentre, tra le pagine, il pensiero ostinatamente tenta di organizzarsi, ripercorrendo il tempo dei significati, qualcosa lo disturba, è Kríno (κρίνω), un verbo greco, antico, che implica taglio e discernimento, separare e distinguere, necessario per interrompere la continuità illusoria del pensiero e restituirlo alla sua condizione più viva: quella del dubbio, che tremulo inaugura il gesto creativo.

Sta immobile e, con una lama sottile, incide, lasciando emergere delle possibilità. Perché Kríno vuole essere ascoltato e non sopporta l’evidenza delle idee che agiscono come destino, proprio perché non le abbiamo mai interrogate.

Kríno sale.

E la salita non è mai neutra, costringe il pensiero a perdere appigli. Ogni gradino è un’abitudine che si incrina.

Le immagini iniziano a trasmutare. Le isole affiorano come apparizioni trattenute. Non sono luoghi, sono condizioni: microcosmi dove la libertà si scopre circoscritta.

Ne L’isola dei cani qualcosa resiste. Non l’uomo. I cani. Ultimi abitanti di un paesaggio che ha dimenticato chi lo abitava. Non c’è dramma. Nessuna retorica apocalittica. Solo una fedeltà senza destinatario. È un’immagine silenziosa e proprio per questo insopportabile, perché non accade nulla, eppure tutto è già accaduto.

Kríno sale.

Le figure non stanno più nel mondo: lo attraversano come un errore di memoria. L’atmosfera non si vede, ma si respira. Non si interroga, si subisce. Non c’è alcunché di spettacolare. Nessuna rivelazione. Solo figure isolate.

«Medea è la barbarie che non può essere assimilata»
(Pier Paolo Pasolini, riflessioni sul film Medea).

Medea vede diversamente in un sistema dove tutti vedono la stessa cosa, è la “barbara” che non appartiene alla polis, di un’autenticità perduta che la società non può comprendere né assimilare, ma solo distruggere. Il suo sguardo ci dice Hear me, lo stesso sguardo ipnotico delle sirene di Elisabeth Jerichau-Baumann che non chiede permesso, non si offre e non si lascia consumare.

immagine per Federica Giulianini, Hear me tecnica mista su lino 72x65 - 2026
Federica Giulianini, Hear me tecnica mista su lino 72×65 – 2026

È uno sguardo che trattiene, ma non per sedurre: per resistere. In quelle pupille c’è la memoria di un corpo che è stato raccontato, desiderato, ridotto a figura e che ora si riappropria della propria opacità.

Si incrina l’illusione dell’individuo autonomo. Qui risuona becoming-with di Donna Haraway, un co-divenire che rifiuta centri e gerarchie, che dissolve ogni pretesa di superiorità.

Non è più questione di identità, ma di trasformazione. Umano e animale si riscrivono reciprocamente, producendo una terza presenza, un’eco ibrida e indistinta, come un verso che non appartiene più a una sola voce; spostando l’identità dal possesso (chi sono) al processo (come divento con l’altro).

L’aria si fa più densa, il verde più instabile. Appoggiate su interferenze, delle presenze restano. Sembrano uccelli, ma qualcosa non torna. Non appartengono più a nulla: né alla città che li ha addomesticati, né alla natura che li circonda. Sono il risultato di una dimenticanza. Spettatori perfetti costruiti nello sguardo altrui.

Kríno sale.

Il paesaggio cede e si sfalda, i contorni si sciolgono. La nebbia non nasconde, ma avvolge, protegge, stordisce. Il pathos non è più una qualità, è una pressione che sale, stringe, costringe. Non c’è più un inseguitore, ma siamo noi a inseguire.

Qualcuno appare, non arriva, non parte. Il suo volto si impone, mentre il resto resta indietro. Non c’è nessuna epica. Solo un avanzare necessario, quasi stanco. La sua traversata è già avvenuta o forse non avverrà mai. La sua attesa è uno spazio vacuo.

«La mia vita era davanti a me, chiusa, sigillata come una borsa, eppure tutto ciò che vi era dentro era incompiuto. Un istante cercai di giudicarla. Avrei voluto potermi dire: è una bella vita. Ma non si poteva formulare un giudizio su di essa, era un abbozzo; avevo passato il mio tempo a rilasciar cambiali per l’eternità, non avevo capito niente.» scrive Jean-Paul Sartre, ne Il muro.

La luce non è una salvezza, non è una promessa, è un bagliore postumo, post-apocalittico? Ma senza catastrofe visibile.  Allora la domanda si sposta.

Si sale per dominare?
Si sale per controllare?
Si sale per salvarsi?

Kríno sale… ma anche se trova un mondo in cui tutto sembra essere già accaduto, ostinatamente incrina, tiene aperta la frattura e sottrae le idee alla loro deriva più pericolosa: quella di diventare destino.

«Nei mali acuti, le crisi (κρίσεις) sono decisive per la vita o per la morte.»
Ippocrate.

immagine per Federica Giulianini, fotoritratto. Ph. Silvia Bigi
Federica Giulianini, fotoritratto. Ph. Silvia Bigi

Informazioni: Federica Giulianini | Hear me

  • A cura di Barbara Caterbetti
  • Dal 9 maggio al 21 giugno 2026
  • Tomav Experience – Torre di Moresco Arti Visive – Piazza Castello, Moresco (FM)
  • Tomav Experience Ass. Cultt; Ipsumars; Amalassunta Edizioni; Yoruba diffusione arte contemporanea; MOCAfeast; Giusti Contemporary Art
  • Patrocinio: Comune di Moresco | Pro Loco Moresco
  • Direzione artistica: Andrea Giusti
  • Contatti: tomav.expe@gmail.com – tel. 0734 259983
immagine per Barbara Caterbetti
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Barbara Caterbetti si è laureata in Storia e Conservazione dei Beni Culturali con una tesi in Museologia, ha conseguito diversi Master tra cui uno in ricerca storica e un altro in comunicazione e valorizzazione del patrimonio letterario, documentario e vocale. È critica d’arte, docente di Lettere e organizzatrice di eventi culturali. Ha contribuito come storica alla produzione di film-documentari. Redige cataloghi d’arte. Scrive di arte contemporanea e di cultura in generale. Collabora con alcune gallerie private e istituzioni museali. Cura il blog “Ipsumars” dedicato all’arte.

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