Nel vortice di un cerchio vitale è il pittore a dar seguito alla realtà circostante. È ciò che emerge da Sparkling and Bubbling (2024, olio su tela), una delle opere di Bram Demunter (Kortrijk, Belgio, 1993) esposte presso la Tim Van Laere Gallery di Roma nella prima personale italiana dell’artista belga, dal titolo Swift as Whirlwind, Through the Marble Sky.

immagine per Bram Demunter. Swift as Whirlwind, Through the Marble Sky
Bram Demunter. Swift as Whirlwind, Through the Marble Sky. Tim Van Laere Gallery
immagine per Bram Demunter, Sparkling and Bubbling, 2024, oil on canvas, 170x200 cm
Bram Demunter, Sparkling and Bubbling, 2024, oil on canvas, 170×200 cm

Bram Demunter vanta un lungo percorso di ricerca e un lavoro di assimilazione e rimodulazione di elementi culturali di vario genere, all’apparenza tra loro distanti.

Molteplici i riferimenti alla letteratura classica e alla mitologica che saltano all’occhio, a partire dal Don Chisciotte della Mancia e dalla Divina Commedia, fino a quelli più espliciti legati alla cultura fiamminga (Demunter prende ispirazione da Mad Meg, personaggio femminile molto attuale raffigurato da Pieter Bruegel il Vecchio in uno dei suoi celebri lavori del 1563 Margherita la Pazza, oggi esposto ad Anversa) e, ancora, al primo poema epico anglosassone Beowulf da cui trae una certa ispirazione figurativa.

Al centro dell’indagine creativa dell’artista, in una sorta di fusione tra le varie correnti storiche e artistiche a cui egli stesso fa riferimento, si staglia l’essere umano e, come inevitabile conseguenza, si susseguono una serie di interrogativi relativi non solo allo spazio che il singolo occupa nell’ambiente in cui è immerso ma strettamente correlati anche al mondo naturale (nonché, ad esempio, ai fenomeni atmosferici, terracquei e vulcanici più volte raffigurati).

Nonostante avverta l’esigenza di collocare l’individuo in un ambiente interconnesso e dialogante, Demunter propone ripetutamente il personaggio di un pittore ritratto nell’atto di osservare.

Si crea quindi un dualismo tra l’osservante, gli elementi che ruotano attorno a quest’ultimo e l’interpretazione soggettiva del visitatore, facilitata da un certo astrattismo e dall’utilizzo che l’artista fa dei colori, per lo più vibranti, intensi, vivaci, in netto contrasto con le tematiche trattate.

In tal senso, l’attenzione al dettaglio, propria dei miniaturisti nordici (facilmente riscontrabile anche nei disegni prodotti da Bram Demunter nel 2024 come The Collector, come Snake Catcher e Rock Face) e l’effetto a colpo d’occhio della tela, che sembra intessuta come le tradizionali tappezzerie di origine persiana o indiana, si pongono in contrapposizione col gesto pittorico libero e immediato.

A dispetto del sostrato letterario dell’Epica, che funge da ispirazione, i soggetti rappresentati sono totalmente distanti dall’immaginario classico dell’eroe e delle gesta che compie; sono invece alla ricerca della propria identità, di tanto in tanto strascicanti, impauriti e dubbiosi.

Ne è emblematico il dipinto Wild Swirl (2024, olio su tela). Un uomo con una lunga barba è ricurvo in una posa pensante, seduto all’ombra di un albero che ricorda un ciliegio, simbolo di transitorietà e di rinascita, mentre attorno a lui ruotano, come in un magma esistenziale, animali, uomini e creature antropomorfe.

immagine per Bram Demunter, Wild Swirl, 2024, oil on canvas, 200 x 170 cm
Bram Demunter, Wild Swirl, 2024, oil on canvas, 200 x 170 cm

Alla guida di una barchetta c’è, infatti, proprio un animale che trasporta una testa d’uomo, spesso unica parte del corpo umano dipinta, come a voler sottolineare che solo in essa risieda l’intelletto, che sia fonte della facoltà umana, di rimodulazione delle idee, e unico strumento capace di dar risposta alle grandi domande dell’universo che lo stesso pittore raffigurato si pone.

La vulnerabilità diventa, perciò, il centro della riflessione, così come l’eventualità che tutto possa trasformarsi e che le regole del mondo naturale possano ribaltarsi e noi con loro.

Demunter lo esplicita chiaramente nell’opera Pale Green Feet (2024, olio su tela) e, ancor più spiccatamente, in Oh! Wisteria (2024, olio su tela) dove l’uomo è al centro ma, appunto, capovolto, proiettato tra il sopra e il sotto, con un teschio che posa sul suo capo (esattamente allo stesso modo del personaggio sottostante che invece è a contatto con la terra), quasi a mo’ di monito.

Il teschio è elemento abbastanza ricorrente, dall’odore shakesperiano, com’è visibile in Painter by the Lake (2024, olio su pannello in legno) e in Early Morning Walk (2024, olio su tela).

In quest’ultimo caso il soggetto, ancora una volta un pittore, è intento a completare il suo quadro, o forse lo ha già terminato, la tela poggia su un teschio da cui sembra emergere una candela accesa, quasi a voler simboleggiare la genesi dell’atto creativo a partire dal bisogno dell’uomo di fronteggiare la paura della morte, ricorrendo, appunto, all’intelletto.

È inoltre avvolto da edera nella parte superiore del corpo, a significare fedeltà, trasformazione e rinascita e, se da una parte Demunter sottolinea come l’uomo debba sopravvivere in un ambiente spesso inospitale, dall’altra ribadisce come sia inevitabile scontrarsi con questi ultimi due temi nel tragitto esistenziale.

Corre in suo aiuto il richiamo all’arte rinascimentale (nella simmetria e nella suddivisione in piani prospettici) e all’arte fiamminga, con l’omaggio al Giardino delle delizie di Hieronymus Bosch e a James Ensor, da cui riprende il concetto di maschera e di ibridazione di parti di animali su corpi umani.

Attraverso l’utilizzo di elementi visivi ricorrenti, le riflessioni sulla mitologia si ricollegano anche al contemporaneo, Bram Demunter, infatti, rievoca tre artisti del Novecento: Goerge Baselitz, che era solito raffigurare i suoi soggetti capovolti (l’artista lo omaggia nel già citato Oh! Wisteria), Grandma Moses (1860-1961) e Philip Guston (1913-1980), autorevoli pittori statunitensi, dall’identità folk la prima, il secondo esponente dell’Espressionismo astratto.

Ciò che emerge da Swift as Whirlwind, Through the Marble Sky, in chiusura, è una crescente attenzione alle fasi di mutazione dell’esperienza umana e ai meccanismi di conoscenza che trascendono ciò che è verificabile. Non è affatto un caso, dunque, che Demunter voglia sottolineare come le grandi domande del passato siano ancora oggi il motore che conduce al cambiamento, alla scoperta e alla trasformazione.

Informazioni:

Bram Demunter | Swift as Whirlwind, Through the Marble Sky / Veloce come un turbine, attraverso il cielo di marmo

 

immagine per Beatrice Andreani
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È laureata in Media, Comunicazione digitale e Giornalismo e collabora con diverse riviste culturali. Oltre alla passione per l'esplorazione dei meccanismi che governano il rapporto tra cinema, arte contemporanea e comunicazione, ambiti in cui è specializzata, s'interessa alle modalità con cui tali discipline si influenzano e si intrecciano reciprocamente, dando vita a nuovi sistemi di espressione e di trasmissione del messaggio culturale.

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