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Il connubio tra cibo e arte. Laura White e Liza Dieckwisch: Knead alla Fondazione Pastificio Cerere

di Beatrice Andreani

Ne La grande abbuffata (1973, regia di Marco Ferreri) Ugo Tognazzi strappa a morsi un pezzo di carne che stringe tra le mani, lo mangia di gusto, lo divora, ha le mani unte, così come Totò, che, in “Miseria e nobiltà” (1954, regia di Mario Mattoli) finisce, famelico, per gettarsi su una cofana di spaghetti al sugo, trangugiandoli seguito dagli altri commensali.
Il cibo, nella sua eterogeneità, può evolversi fino a sinonimo di provocazione, può trasformarsi in un mezzo di comunicazione e, per effetto, anche in oggetto artistico.
Si avverte benissimo in Knead, presso gli spazi della Fondazione Pastificio Cerere e in collaborazione con l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo.

immagine per Liza Dieckwisch e Laura White, Installation view KNEAD, Fondazione Pastificio Cerere 2025. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano.
Liza Dieckwisch e Laura White, Installation view KNEAD, Fondazione Pastificio Cerere 2025. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano.

Le due artiste in mostra, Laura White (1968, Worcestershire, Regno Unito) e Liza Dieckwisch (1989, Kiel, Germania) sperimentano le varie declinazioni culinarie, ciascuna focalizzando la propria ricerca su differenti forme e concezioni in grado di plasmare la materia.

Ed è così che, una volta entrati negli spazi del Pastificio (la cui storia e identità segnano un profondo legame proprio col processo di impasto a cui rimanda il titolo della bipersonale), si ritrovano tutti i procedimenti e le sensazioni che emergono dalla lavorazione degli ingredienti in cucina.

Mentre Liza Dieckwisch presenta alcune fotografie di alimenti dai colori sgargianti, saturi, nonché scatti di mani che modellano, dalle quali cola l’impasto, e il silicone, che emerge dalle stampe e che prende vita al di fuori dell’immagine, Laura White elabora il cibo come scultura, occupando lo spazio centrale dell’esposizione.

L’impasto, in questo caso, cola dal piano su cui è posizionato, s’increspa in certi punti, si sfalda in altri, simulando il movimento della materia stessa, defluisce e s’incanala in spazi liberi, verso altre forme. Come sottolinea Julia Draganović nel testo critico, la scultura ricorda lembi di pelle, parti di marmo che prendono vita.

Oltre ad avere in attivo diverse pubblicazioni ed eventi associati al mondo culinario, infatti, entrambe le artiste vantano un’importante professionalità nel settore.

Il legame con Roma non nasce per caso e si percepisce sia dalla scelta del luogo d’esposizione, sia dai trascorsi legami con alcune realtà, come l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo (Liza Dieckwisch ha vinto il Premio Roma Villa Massimo 2022/2023) e la British School at Rome (Laura White ha vinto la borsa di studio dell’Ampersand Foundation Fellow della British School at Rome nel 2022/2023).

In tal senso la città stessa acquisisce un ruolo importante nella loro continua formazione, a partire dalla sperimentazione di piatti tipici della cultura romana, dai processi di lavorazione degli impasti dei dolci più conosciuti, dalla ricerca di ingredienti stagionali nei mercati di quartiere, fino alla rimodulazione degli stessi e all’utilizzo di nuovi strumenti di lavoro.

A differenza di altri artisti, che hanno guardato al cibo come oggetto d’interesse critico, spesso sinonimo di tracotanza, abbondanza e fecondità, è questo il caso in cui il cibo, appunto, non porta con sé necessariamente un dilemma o una questione sociale, ma una vera e propria rappresentazione dell’azione manipolativa e trasformativa dell’alimento. L’individuo, immergendosi attraverso il gesto, si fa tutt’uno con la propria creazione. Impastare, d’altronde, è affondare le mani in un elemento che non ha ancora forma, ma memoria in divenire.

Nell’installazione video posizionata al termine della bipersonale, Liza Dieckwisch e Laura White ricompongono la scena, mostrando l’intero processo di creazione che le ha portate sin lì, tra il visivo e il tattile, e sembrano quasi invitarci a cucinare con loro, a modellare la materia, a riprodurre qualcosa che non necessariamente porta con sé un significato altro, se non l’atto creativo in sé.

 

immagine per Liza Dieckwisch e Laura White, Installation view KNEAD, Fondazione Pastificio Cerere 2025. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano.
Liza Dieckwisch e Laura White, Installation view KNEAD, Fondazione Pastificio Cerere 2025. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano.

Informazioni
Laura White – Liza Dieckwisch: KNEAD
07 maggio – 11 giugno 2025

Fondazione Pastificio Cerere

Via degli Ausoni, 7 00185 Roma
Tel. +39 06.45422960
info@pastificiocerere.it
www.pastificiocerere.it

immagine per Beatrice Andreani
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È laureata in Media, Comunicazione digitale e Giornalismo e collabora con diverse riviste culturali. Oltre alla passione per l'esplorazione dei meccanismi che governano il rapporto tra cinema, arte contemporanea e comunicazione, ambiti in cui è specializzata, s'interessa alle modalità con cui tali discipline si influenzano e si intrecciano reciprocamente, dando vita a nuovi sistemi di espressione e di trasmissione del messaggio culturale.

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