Things that will never become objects, presso la Galleria Eugenia Delfini, con l’accompagnamento testo a cura di Paola Bonani, è la prima mostra personale di Caterina Silva (1983, Roma), pittrice e performer.

L’artista esprime un linguaggio pittorico fortemente evocativo in una serie di lavori realizzati nel corso del 2024 in grandi formati verticali (140×200 cm), partendo da una poetica di tensione costante che oscilla tra controllo e abbandono, tra struttura e disgregazione, tra movimento e pensiero.

immagine per Ritratto Caterina Silva studio NKD
Ritratto Caterina Silva studio NKD

L’estensione della tela accoglie compiutamente il gesto, intesto principalmente come atto performativo, oltre che pittorico e fisico, soprattutto se si pensa al fatto che l’artista esplora tutto il potenziale del colore, della materia e del segno stesso, dando vita a grovigli cromatici, addensamenti, trasparenze e stratificazioni che evocano una serie di riferimenti al mondo naturale (come le gemme o le forme organiche) e che trascendono l’azione figurativa.

Non a caso, in alcuni quadri, ad esempio in Heart of dog 2023 (olio su tela, 2024) emerge come l’intento non sia tanto il raggiungimento di una mera rappresentazione di stimoli visivi, di ricordi, o di spunti di vario genere, ma il concretizzarsi di una vera e propria manifestazione tangibile degli stessi, da cui emergono un vigore, un dinamismo e un’energia tali da creare e mantenere la pittura rigogliosa, vivida, brillante e, a tratti, irrequieta.

Caterina Silva, infatti, inserisce input e informazioni derivanti dal proprio vissuto, da immagini tratte online e dalla storia dell’arte, come in Oh-lym-pia (olio e spray su tela, 2024), che decide di rielaborare tramite la manomissione di tutte quelle forme e strutture precostituite riconoscibili e incasellabili.

È proprio questo processo a far sì che s’instauri, tra l’artista e l’opera, una connessione ed un legame tali da facilitare l’evoluzione perpetua di quest’ultima, allontanandosi da un ordine compositivo tradizionale.

Il segno, come elemento chiave e come unità costitutiva, permette di intercettare numeri, schemi e linee, che si sovrappongono dando vita a superfici complesse e a molteplici interpretazioni.

Con la serie esposta, la potenza del segno si fa ancor più lampante, così come l’impeto del colore, dettato da un forte senso intuitivo e da un acume intellettivo tali da suggerire un ulteriore livello di lettura. Sono i temi storici e culturali, invero, ad intrecciarsi perfino in termini di spazio.

Le relazioni tra gli elementi sono in partenza paritarie sebbene a tratti potrebbe quasi sembrare che esista una subordinazione tra i vari segni, come in Divide et impera (green) (olio su tela, 2024) in cui si avverte una sorta di peso gravitazionale alla base del quadro e una leggerezza che si muove all’opposto.

In tal senso il bianco digitale diventa spazio di apertura percettiva, così come accade per la tridimensionalità esposta ne The things didn’t wait for me III, IV (acrilico, olio, pittura spray su lino), una serie di quadri risalenti al 2016 sezionati in lunghe strisce e arrotolate poi su tubi di cartone, un invito rivolto allo spettatore a completare idealmente l’opera partendo proprio dalla sua frammentazione.

Silva ha infatti lasciato che sulla tela influissero elementi esterni, come agenti atmosferici o tracce del proprio passaggio, sfidando il senso di controllo e muovendosi in un campo di negoziazione.

I lavori in formato ridotto (50 x 70 cm) Breezy (2024, olio e spray su tela) e Il sogno segreto dei corpi (corvi) (2024, olio e spray su tela) mostrano senza dubbio un tipo di declinazione del linguaggio gestuale più denso, percezione corroborata dall’utilizzo dello spray e da una tavolozza di colori più scuri e fumosi.

Caterina Silva costruisce, con sofisticatezza, una forma di scrittura visiva, di immagini della memoria e del presente entro uno spazio da risolvere, privo di restrizioni, libero, fino a sollecitare chi guarda ad attivare il proprio sguardo come atto di emancipazione linguistica e di trasformazione concettuale.

Informazioni: Things that will never become objects | Caterina Silva

immagine per Beatrice Andreani
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È laureata in Media, Comunicazione digitale e Giornalismo e collabora con diverse riviste culturali. Oltre alla passione per l'esplorazione dei meccanismi che governano il rapporto tra cinema, arte contemporanea e comunicazione, ambiti in cui è specializzata, s'interessa alle modalità con cui tali discipline si influenzano e si intrecciano reciprocamente, dando vita a nuovi sistemi di espressione e di trasmissione del messaggio culturale.

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