Per esistere, una casa, così come la intendiamo, ha bisogno di ricordi. Spesso, però, di questi rimane solo l’ombra o un contorno non ben definito, un’immagine tratteggiata su carta carbone, qualcosa che probabilmente siamo in grado di afferrare solamente per ciò che ha rappresentato e non per ciò che continua ad essere.
Nina Silverberg, classe 1994, nata a Roma ma residente da molti anni a Londra, con la sua prima personale Homesick, allestita presso gli spazi della galleria Monti8 nel quartiere San Lorenzo, indaga le dinamiche e i meccanismi che intercorrono tra interiorità e mondo circostante.
Il ricordo (nel caso dell’artista relativo agli anni romani) diviene un trait d’union tra due macro-cosmi, da una parte quello introspettivo e dall’altra quello estrinseco, che si interfacciano e dialogano in un crescendo di eventi. La percezione che emerge da questa collisione è mutevole e spesso assume un aspetto agrodolce, prescindendo da aspetti temporali e spaziali essenzialmente tangibili e talvolta persino enumerabili.
Nina Silverberg raffigura il posto che occupa nella memoria il concetto di casa, attraverso la realizzazione di linee semplici e forme ricorrenti, lasciando al fruitore la possibilità di aderire al messaggio partendo dalla costruzione di un immaginario proprio, su una base libera da ogni fronzolo o artificio.
Si percepisce come lo sguardo dell’artista sulla casa non sia mai uguale a sé stesso, anzi differisca sempre di qualche dettaglio, spesso in termini di prospettiva e di centralità. Emerge dai colori, per lo più caldi ed accoglienti, e dalla scelta di non rappresentare alcuna figura umana.
In quel contenitore, che altro non è che il luogo dove possiamo essere noi stessi a dispetto del mondo esterno, si cerca di scorgere qualche segnale di vita, elaborando solo successivamente la consapevolezza che la casa, seppur nella sua linearità stilistica e nella sua apparente staticità e quiete, risulti già evidentemente animata, dinamica, senziente.
L’idea emerge in modo chiaro in “Former Days” (2025, olio su tavola) e ancor di più in “Left Behind” (2025, olio su tavola), in cui la scelta di dipingere una finestra illuminata inserendo la pioggia come fattore estrinseco condizionante, crea un’atmosfera riconoscibile e familiare, facilitando una sorta di connessione con ciò che immaginiamo si stia svolgendo negli spazi sicuri ed essenziali della casa.
Così come in “Escape” (2025, olio su tela), dalla cui finestra disegnata sulla facciata esterna dell’abitazione, si possono scorgere altre case sotto una pioggia fitta e incessante che finisce per coinvolge tutto il quadro. L’intimità e il mondo al di fuori si racchiudono reciprocamente, come una matrioska che si ricompone all’infinito.
Il narratore della storia è colui che guarda, che sfoglia le innumerevoli possibilità interpretative offertegli, come in “Far” (2025, olio su tavola) e in “Sight” (2025, olio su tavola), due dipinti che raffigurano libri aperti da cui ci si può affacciare, come da piccole finestre, sulle vite degli altri, nonché sui vari tetti rossi che si stagliano uno affianco all’altro, similmente a quanto accade in “A Place Between” (2025, olio su tavola).
In “Crowds” (2025, olio su tavola) lo spazio suggestivo e gotico, non necessariamente deterministico, si espande e confluisce in un insieme uniforme, mentre in “Keepsakes” (2025, olio su tavola), all’opposto, vengono raffigurate abitazioni in differenti stili, che ricordano piccole miniature medioevali, così come fa notare nel testo critico Maria Vittoria Pinotti facendo riferimento ai due artisti senesi del Trecento Simone Martini e Ambrogio Lorenzetti.
Nina Silverberg non esclude la possibilità di trasformare il ricordo in un’esperienza riformulabile nel tempo presente in termini di intuizione e di rappresentazione.
Ecco quindi che nell’opera intitolata “Now” (2025, olio su tavola) si chiude e riassume l’intero percorso mnemonico, che si sublima nell’immagine di una struttura simile ad una chiesa, o ad un piccolo tempio, il luogo sacro della memoria.
Informazioni: Nina Silverberg, Homesick
MONTI8
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collect@monti8.com
È laureata in Media, Comunicazione digitale e Giornalismo e collabora con diverse riviste culturali. Oltre alla passione per l'esplorazione dei meccanismi che governano il rapporto tra cinema, arte contemporanea e comunicazione, ambiti in cui è specializzata, s'interessa alle modalità con cui tali discipline si influenzano e si intrecciano reciprocamente, dando vita a nuovi sistemi di espressione e di trasmissione del messaggio culturale.















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