ultimi articoli dell'autore

Mythological Beauty inaugura la nuova sede di Antiques Par Force a Roma

di Beatrice Andreani

Antiques Par Force amplia la propria presenza a Roma con una nuova sede in via di Parione 9, che si affianca a quella di via dell’Arco de’ Cenci. L’attuale spazo, gestito da Nicolò James Montanari e Nicolò Alessandrini, inaugura la propria programmazione con Mythological Beauty, esposizione che introduce il visitatore anche all’originale percorso della galleria.

immagine per Mythological Beauty, Antiques Par Force: Nicolò Alessandrini e James Montanari
Antiques Par Force: Nicolò Alessandrini e James Montanari

La mostra racchiude infatti una serie di opere che attraversano secoli, ambienti e linguaggi artistici differenti, dalla pittura, al disegno, fino alla scultura.

A tenere insieme questa pluralità di elementi è il tema della mitologia, un repertorio concluso di immagini e racconti che permeano e interrogano il presente.

A partire dall’opera esposta Angelica liberata da Ruggero di Cecco Bravo (1601-1661), ripercorrendo il mondo popolato di idoli e totem di Mario Sironi (1885-1861), fino a Giunone e Argo di Antonio Gherardi (1638-1702), il pensiero mitologico si trasforma in un percorso persistente, un fil rouge e uno spazio condiviso nel quale i linguaggi s’incontrano, così come la memoria dell’antico e la modalità in cui esso viene rappresentato.

Il discorso, perciò, si lega al modo in cui l’opera viene inserita nel contemporaneo, a come viene selezionata, posta in mostra e raccontata.

L’oggetto antico può, così, diventare un oggetto d’interpretazione più attuale, senza perdere la propria identità storica, come qualcosa che non è totalmente concluso e definitivamente consegnato al passato, ma una presenza ancora attiva, capace di generare altre letture.

Montanari e Alessandrini costruiscono una sorta di casa contemporanea, uno spazio essenziale in cui il visitatore si trova ad interfacciarsi con una successione ordinata di stili, con una serie di collisioni e corrispondenze tra epoche e materiali.

In questo senso Mythological Beauty propone una riflessione sul mito e la possibilità di sospendere le distanze cronologiche lasciando che siano le immagini, le forme e i materiali a creare nuove connessioni.

Il passato non viene quindi ricostruito come un universo separato, ma viene riattivato attraverso lo sguardo dell’osservatore odierno.

In questo passaggio di conservazione e rilettura, l’antiquariato assume una dimensione più accessibile, non limitandosi a custodire la memoria ma creando le condizioni affinché le opere siano chiamate semplicemente a testimoniare un’epoca e ad entrare in relazione con il mito, che diventa allora un elemento di elasticità, pronto ad assumere nuove forme.

La scelta di accostare pittura, disegno e scultura contribuisce a rendere evidente questa continuità. Cambiano i supporti, le tecniche e i codici attraverso i quali l’immagine prende forma, mentre permane una comune tensione verso la rappresentazione dell’alterità, del divino, dell’eroico e del fantastico. Anche lo spazio della nuova sede partecipa a questa impostazione.

L’allestimento non appare come un semplice contenitore di opere, ma come una struttura flessibile, attraverso cui stabilire relazioni, pause e contrasti.

La dimensione affatto dispersiva evocata dalla galleria permette di avvicinare l’antico senza trasformarlo in un oggetto distante o museale. È una prossimità che modifica anche la percezione dell’opera: ciò che appartiene a un altro tempo entra nello spazio quotidiano e, proprio attraverso questo spostamento, acquisisce la possibilità di essere nuovamente interrogato.

In Mythological Beauty il collezionismo e l’antiquariato vengono dunque presentati come pratiche legate non soltanto alla conservazione, ma anche alla costruzione di una relazione.

Scegliere un’opera, accostarla a un’altra, inserirla in un determinato ambiente significa inevitabilmente attribuirle una nuova posizione. L’antico continua così a vivere non perché venga sottratto al cambiamento, ma per essere incessantemente sottoposto a inediti sguardi.

La nuova sede di Antiques Par Force si presenta, in questo senso, come un luogo nel quale la distanza tra secoli e linguaggi può essere temporaneamente ridotta.

Mythological Beauty non cerca tanto di ricomporre una storia quanto di mostrarne le persistenze: immagini che ritornano, forme che si trasformano, racconti che cambiano significato senza esaurirsi.

Ed è proprio nella possibilità di questo continuo slittamento che la mostra individua il proprio spazio di ricerca, facendo dell’antico non una conclusione, ma un punto di partenza.

immagine per Beatrice Andreani
+ ARTICOLI

È laureata in Media, Comunicazione digitale e Giornalismo e collabora con diverse riviste culturali. Oltre alla passione per l'esplorazione dei meccanismi che governano il rapporto tra cinema, arte contemporanea e comunicazione, ambiti in cui è specializzata, s'interessa alle modalità con cui tali discipline si influenzano e si intrecciano reciprocamente, dando vita a nuovi sistemi di espressione e di trasmissione del messaggio culturale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *