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Roma e il suo Monte d’Oro. Dentro il Gianicolo e nella sua storia

Gianicolo, Roma
Gianicolo, Roma

Non fu preso in considerazione da Romolo perché il progenitore della stirpe conquistatrice aveva bisogno del numero sacro “sette”, per tracciare il perimetro della Città Eterna, ma il Gianicolo, che ancora oggi i romani chiamano il “monte d’oro”, ha sempre avuto un posto di grande importanza nella storia di Roma.

Considerato per molti secoli come una specie di porta fra la città e il mondo esterno, nel corso della storia l’ottavo colle di Roma è stato luogo di iniziazione, fucina di attività culturali e baluardo difensivo: tre funzioni sociali che lo hanno caratterizzato manifestandosi contemporaneamente pur se, all’interno dei diversi contesti culturali, è sempre stata una sola di queste funzioni a predominare sulle altre.

Probabilmente dimora del dio laziale Giano  (i cui due volti, rivolti verso l’esterno e verso l’interno, ben simboleggiano la funzione di porta attribuita al colle), il Gianicolo e stato da sempre sede di rituali ancestrali come il culto di Furrina, una misteriosa divinità che venne celebrata anche in epoca romana. Alle Ninfe Furrine (probabili sdoppiamenti della dea arcaica) i romani dedicarono il Lucus Furrinae, un tempio edificato sulle pendici del Gianicolo in una zona desolata, ben presto considerata anche nefasta e maledetta.

Fu proprio in questo luogo, però, che le popolazioni mediorientali immigrate (Greci, Fenici, Siri, etc.) crearono un centro iniziatico dei sacri misteri esoterici tale da trasformare il Gianicolo nel luogo deputato per il culto delle divinità siriache Hadad ed Atargatìs. A questi dei è infatti dedicato un santuario tutt’ora visibile (si trova lungo Via Dandolo) nel quale sono stati ritrovati numerosi indizi di culli iniziatici come, ad esempio, l’idolo laminato d’oro e avvolto nelle sette spire del serpente raffigurante Adone, il dio che -come Attis ed Osiride– simboleggiava il ciclo perenne della vita.

La presenza di popolazioni diverse fece dunque sì che il Gianicolo diventasse il testimone del confronto e della fusione di numerose culture fino a ricevere, per questa sua funzione unificatrice, un riconoscimento istituzionale da parte del Senato che, nel 43 a.C. prescelse proprio questo colle per custodire il tesoro dell’Arce Capitolina.
Una volta sancita l’importanza politica del Gianicolo, diventò giocoforza, per l’imperatore Augusto, inserire il colle nell’area romana e quindi pensare alla sua fortificazione.

Caduto l’impero romano, il monte d’oro visse un periodo oscuro fino al Rinascimento quando, attorno al 1500, prese il via una sorta di “resurrezione” del colle.
In epoca papale il Gianicolo si trasformò, dunque, in centro culturale. Sorsero ovunque nuovi splendidi edifici come Villa Aurelia e Villa Lante, come la Fontana dell’Acqua Paola, costruita con i marmi provenienti dal Foro di Nerva, che riportò in vita l’antico Acquedotto Traiano , la Chiesa di S. Onofrio nel cui convento morì Torquato Tasso che, in vecchiaia, aveva eletto il Gianicolo a sua dimora, come testimonia la famosa Quercia sotto le cui fronde il poeta si ritirava in meditazione.

Ma l’esaltazione della presenza del Gianicolo nella storia si ha in tempi più recenti, ed in particolare nel 1849 quando, dopo la fuga di Papa Pio IX a Gaeta, i patrioti del Risorgimento poterono proclamare, sia pur solamente per cinque mesi, la Repubblica Romana. Fu sul Gianicolo, infatti, che avvenne la resistenza organizzata da Garibaldi contro le milizie francesi: da Porla Pertusa a Villa Sciarra, a Villa del Vascello, il Gianicolo fu, ancora una volta, testimone del rivolgimento culturale che avrebbe portato alla caduta del potere politico del papato.

Oggi Garibaldi che domina la città, Anita la rivoluzionaria senza confini che allatta e spara, il piccolo Righetto, il bambino romano che cercava di disinnescare le bombe francesi a mani nude, insieme a tutti gli artefici della Repubblica Romana, restano fermi, immortalati nei busti (spesso danneggiati da vandalismi incoerenti) che lungo le aiuole del giardino che scivolano verso il Faro tricolore della vittoria (un colpo di luce antica nella notte romana) donato dagli emigranti italiani in Argentina o verso il piazzaletto dove è posto il famoso cannone che segna il mezzogiorno dei romani.
Luoghi che abbiamo visto “passare” in decine di film perché il Gianicolo è una delle location più amate dai cineasti di ogni dove da Bertolucci a Woody Allen, da Comencini a Sorrentino… proprio grazie all’immaginario di grandi spazi e di tanta storia che “monte d’oro” offre.

Oggi  non è facile percorrere a piedi la tortuosa Passeggiata del Gianicolo, ma se ci si arma di curiosità si può scoprire un luogo davvero unico: la Scuola Elementare Gaetano Grilli, una scuola all’aperto, un padiglione ligneo costruito nel 1911 per accogliere e curare bambini predisposti alle malattie infettive e alla tubercolosi offrendo loro un’istruzione di base. Ci insegnava mia bisnonna col fervore di una pioniera e, nel tempo, è rimasta una scuola che ancora oggi si differenzia da tutte le altre per le molteplici opportunità pedagogiche (al suo interno è presente una serra per l’orto, un piccolo teatro all’aperto, aiuole destinate alla floricoltura ed un campetto polivalente per le attività ludico motorie, etc.). Visitatela o guardatela oltre il cancello. Può aprire il cuore.

E poi, proseguendo la passeggiata verso il Monumento a Garibaldi, non tralasciate di fermarvi al teatrino dei burattini Anche quello è lì da sempre, con Pulcinella che non smette mai di prendere mazzate dal Diavolo accasciandosi metà fuori e metà dentro il proscenio.

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