L’imitazione sperduta

Hieronymus Bosch, Garden of Earthly Delights tryptich, centre panel detail
Hieronymus Bosch, Garden of Earthly Delights tryptich,
centre panel detail

Quando decisi, qualche mese fa, di iniziare questa serie di brevi collaborazioni su temi musicali, mi ero ripromesso assolutamente  di  non scrivere articoli di critica. Ma le contingenze ambientali, imprevedibili, hanno remato contro di me e contro i miei fermi propositi: aggiungiamo poi che l’ambiente è popolato di esseri umani, già per loro natura imprevedibili e divenuti ancora più tali in questa confusione social-culturale d’inizio secolo (una volta si diceva fin-de-siècle:  altra dose d’imprevedibilità!) e il granito dei propositi diventa gesso che si polverizza al vento dell’andazzo corrente dell’incoerenza.

Vexata questio: la Grande Messa di JS Bach, quella in si minore, mica una cosa da niente! Che fare quando si deve eseguire un simile monumento? La questio è assai vexata, ma, se il protagonismo degli attori in scena non avesse la meglio sul testo scritto, sarebbe anche presto risolta dal buon gusto e da un po’ di “orecchio” critico del direttore musicale di turno.

In due casi, più o meno recenti, nei quali mi sono imbattuto, invece, la vessazione della questione ha avuto la meglio sul buon gusto, col sorprendente risultato di generare una sorta di inconcludente circolarità interpretativa tra i due casi che, inconsapevolmente, si imitavano a vicenda, lasciando il pubblico sperso nella brughiera delle note bachiane.

Caso 1: un piccolo gruppo di musicisti, specialisti in esecuzioni su strumenti antichi, esegue la Messa “a parti reali”, ovvero con un solo strumento (ed una sola voce) per parte, sia nei brani solistici sia in quelli orchestrali e corali.

Caso 2: una grande orchestra ed un grande coro esegue la Messa con uno spirito “cameristico”, ovvero tentando di imitare una sonorità di “pochi” pur essendo loro in “molti”.

Il risultato (involontario, mi auguro, ma non meno evidente) in entrambi i casi è stato una sorta di “vorrei-ma-non-posso” sonoro: Davide che vuole “emulare” Golia e viceversa.  Due forme diverse di squilibrio timbrico e di volume di suono che si rovesciavano direttamente su forzature ed inceppamenti di ogni sorta del discorso musicale. Da una parte cantanti con la gola in fiamme e delicate corde di budello sfregate al parossismo  che combattevano con le tre trombe e i timpani svettanti su tutto e, dall’altra, 140 musicisti, tra orchestrali e coristi, che si facevano piccoli-piccoli, tentando di far meno rumore possibile per non disturbare il torpore del pubblico. E sopra a tutto, regnava sovrano un totale disordine interpretativo, succube del “vorrei-ma-non-posso” dei mezzi scelti.

Chi mai si sognerebbe di partecipare ad una gara di formula 1 con una splendida Bugatti d’epoca o di organizzare una gita nella campagna inglese con una potente Ferrari da formula 1? E, soprattutto, chi non capirebbe che, se entrambe le partecipazioni si risolvono in comica, la colpa è dei mezzi inadeguati e non delle manifestazioni alle quali si partecipa o del circuito che si percorre? Incapienza artistica o presuntuoso desiderio di originalità ad ogni costo?

Qualunque sia stata la causa, la colpa è grave: il pubblico, fruitore ultimo ma essenziale di ogni esecuzione pubblica, è stato lasciato solo di fronte a oltre due ore di musica, senza un aiuto per la comprensione del testo bachiano, dei suoi colorismi, delle sue contrapposizioni quantitative e qualitative o, peggio, è stato condotto fuori strada e lasciato da solo sul sedile posteriore di una Bugatti in mezzo al circuito dove sfrecciavano bolidi a 300 km/h.

Giuseppe Schinaia

Giuseppe Schinaia

Matematico e musicista, da sempre in equilibrio tra i due campi culturali, ha gestito con successo ed indipendenza attività di ricerca, applicazioni e strumenti di promozione culturale. Attualmente svolge attività di ricerca in campo matematico e statistico in qualità di docente presso la Sapienza a Roma, è direttore artistico della rassegna di musica antica Trebantiqua a Trevi nel Lazio e riconosciuto concertista alle tastiere antiche, avendo al suo attivo concerti in Italia, Europa e Nordamerica in ensemble e come solista, oltre a svolgere attività di editore e ricercatore di inediti del periodo barocco per varie edizioni musicali.

3 commenti

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  • Avendo letto con molto interesse i suoi precedenti, se mi permette,
    ho potuto apprezzare ora anche la sua raffinata ironia.

  • ovviamente poi divono che Leonhardt era tremendo in questo tipo di opere religiose bachiane perchè non accettava esibizionismo fine a se stesso, bello Giuseppe !