Au lieu des orgues

Hieronymus Bosch, The Last Judgment
Hieronymus Bosch, The Last Judgment

Questa è la storia vera di una composizione musicale che non è quel che sembra, di un contenzioso ereditario, della canonizzazione di un vescovo spagnolo del XIII secolo e di una ricca, potente, autoritaria e intelligente duchessa, pari di Francia. Il tutto in mezzo ai traslochi nobiliari da Parigi a Versailles, sollecitati e incoraggiati da Luigi e dai suoi progetti edilizi.

E dunque: Parigi, anno 1674. Luigi aveva iniziato il trasferimento delle attività di corte nel nuovo castello di Versailles, ancora assediato da cantieri e operai. Ma, al contrario dei cicisbei e dei parvenus, sgomitanti per qualche titoletto o per un posticino a sedere alle cene nei giardini, i pari di Francia, quelli di antica nobiltà, tenevano molto ai loro hôtels particuliers in città e non avevano tutto questo desiderio di abbandonare le fastose residenze parigine dove, da grandi feudatari del re, mantenevano le loro corti ed esibivano le loro ricchezze. Non ne aveva alcun desiderio Mademoiselle de Guise, la potente Maria di Lorena che, amante del gusto italiano ed ammiratrice ed emula della grande Caterina,  aveva fatto e disfatto matrimoni, reggenze ed alleanze fino ad essere sul punto di rimanere unica titolare del grande ducato di Guisa e delle prebende connesse.  La grande Maria non aveva bisogno di elencare i suoi titoli:  firmava le sue lettere semplicemente con“Guise” e sapeva che i suoi desideri sarebbero stati secondi solo a quelli di Luigi.

Accadde che sul finire dell’inverno di quell’anno i frati mercedari della chiesa di Notre-Dame de la Mercy et de la Redemption fossero incaricati delle cerimonie per la canonizzazione di un loro confratello spagnolo del XIII secolo, Pedro Pascual, arcigno sobillatore della Santa Inquisizione che malaccortamente andava provocando gli arabi di Spagna nel loro pacifico califfato, finchè le autorità locali, stanche di vederselo tra i piedi, non lo gettarono in prigione con l’accusa di terrorismo e di eversione, si direbbe oggi.
Questa canonizzazione con i suoi otto giorni di celebrazioni capitava a fagiolo, visto che a gennaio i buoni frati avevano avuto un cospicuo lascito da una loro benefattrice e avevano deciso di investirlo nell’acquisto di un organo di seconda mano, ma perfettamente funzionante, dal signor Baglan. Solo che le disposizioni testamentarie della benefattrice erano state impugnate dagli eredi evidentemente più secolarizzati della morta e Baglan non accennava a mollare l’organo se non a pagamento ultimato e completo. E il tempo stringeva: il disappunto dei frati dovette, in qualche momento, diventare talmente rumoroso da attraversare la strada e giungere fino alle finestre dell’Hôtel de Guise e all’orecchio della duchessa. Ora, già doveva essere abbastanza dura da sopportare quella chiesa con la facciata incompiuta da anni, ma che adesso si dovessero anche tollerare i litigi del convento, che lei peraltro foraggiava di tasca propria, era veramente un po’ troppo per Maria, che aspirava a regnare e controllare tutti i dintorni del suo palazzo.  Impartì così una convocazione del superiore a palazzo, con la solita firma “Guise”.

A testa bassa, la delegazione conventuale spiegò il problema organario alla duchessa, che ascoltava severamente  in silenzio e meditava. Non si sa esattamente come andasse elaborando le sue meditazioni e perché non abbia risolto il problema saldando di persona  il conto dell’organo (che in effetti arrivò alla chiesa solo in dicembre), ma il sospetto è che meditasse sin dall’inizio di utilizzare le celebrazioni per mostrare la sua opulenza e il suo gusto musicale. Da qualche anno l’Hôtel de Guise ospitava sontuosamente il giovane Marc-Antoine Charpentier, afferrato al volo dalla duchessa al rientro dal periodo di studi a Roma e dedito ora a soddisfare le esigenze musicali della corte ducale. Da subito Marc-Antoine aveva dato prova di grande talento personale e di una capacità eccezionale nell’infondere caratteri italianeggianti nelle sue composizioni, cosa che aveva fatto la gioia di Maria e dei suoi ospiti. L’ Hôtel disponeva anche di una nutrita orchestra con i più vari strumenti musicali e l’idea di scrivere una “Messe pour plusieurs instruments au lieu des orgues” dev’essere stata frutto, sì, dell’esigenza contingente ma soprattutto dell’originalità di Marc-Antoine e dello spirito d’iniziativa di Maria.

Comunque siano andate veramente le cose nel privato delle stanze ducali, il risultato è che Charpentier creò un’originalissima “messa-per-organo” per orchestra, rispettando rigorosamente i canoni e la disposizione dei brani delle coeve messe per organo e le interruzioni per l’alternatim gregoriano della Cunctipotens Genitor Deus d’ordinanza; ma, per una volta, fu l’orchestra ad imitare i registri dell’organo e non viceversa.

Giuseppe Schinaia

Giuseppe Schinaia

Matematico e musicista, da sempre in equilibrio tra i due campi culturali, ha gestito con successo ed indipendenza attività di ricerca, applicazioni e strumenti di promozione culturale. Attualmente svolge attività di ricerca in campo matematico e statistico in qualità di docente presso la Sapienza a Roma, è direttore artistico della rassegna di musica antica Trebantiqua a Trevi nel Lazio e riconosciuto concertista alle tastiere antiche, avendo al suo attivo concerti in Italia, Europa e Nordamerica in ensemble e come solista, oltre a svolgere attività di editore e ricercatore di inediti del periodo barocco per varie edizioni musicali.

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