Cani telepatici e poteri straordinari degli animali. Rupert Sheldrake e le scienze di confine

La conoscenza scientifica comprende solo una piccola parte delle cose che dovrebbero interessare l’ umanità, ci sono molti argomenti di carattere immenso a proposito dei quali la scienza per il momento sa ben poco e non è giusto che l’immaginazione venga limitata e ristretta a quel che può essere conosciuto… dimostrare cose che credevamo di sapere e non sappiamo è uno scopo  importante… Bertrand Russell

 Grazie a tutti gli animali da cui ho imparato. Rupert Sheldrake

Correva l’anno 1997 e di una drammatica notte di settembre rammento ogni particolare. Anno dopo anno, il ricordo di quel terremoto non accenna sbiadire. Anzi, sembra farsi più vivido.

Rifiuterei di gratificarmi di tutte le aspettative romantiche della vita, se non fosse stato per la compagnia dei miei cani e gatti in quelle ore e sopratutto per ciò che uno di loro fu in grado di compiere.

Credo che l’umana esperienza del dolore sia una delle situazioni in cui appaiono più evidenti i fattori che concorrono a definire il vissuto soggettivo ed io, quel vissuto, lo condivisi con i miei piccoli amici: un barboncino bianco di 15 anni, di nome Tommy, la sua giovane compagna, Giorgina e le loro 2 figliole: Wiggie e Plavka; a completare il clan c’era Wendy, una baldanzosa terranova, e Scintilla, una gatta certosina. Tra tutti loro, il vecchio Tommy, oramai sordo e cieco, fu l’unico a dare l’ allarme per il sisma, con un comportamento bizzarro che non avrebbe più adottato nella sua lunga vita. Tanto fece, al pari di un cane da pastore che custodisca il gregge, che ci costrinse ad uscire di casa e così facendo mise in salvo tutti noi della sua tribù. Come aveva fatto Tommy ad intuire il pericolo? Non dipendeva certo dai sensi più acuti, e allora da cosa?

Poco tempo dopo mi imbattei in un documentario rivelatore, di cui oggi potete vedere qualche sequenza in un docufilm dal titolo: Sette esperimenti per cambiare il mondo.
Mostra come, ad incrociare i ferri con certe dogmatiche certezze della scienza si fosse posto, più di 30 anni fa, il Dottor Rupert Sheldrake.

Dopo aver studiato biochimica a Cambridge e filosofia a Oxford, membro della Royal Society e docente al Claire College di Cambridge, si affermò come prolifico pubblicista scientifico e divenne autore di numerosi libri. Nel documentario, il biologo e la ricercatrice Pam Smart indagarono quella che non può essere considerata solo un’ipotesi suggestiva, ma una nuova teoria scientifica, provata dall’evidenza di casi incredibili e commoventi di cui sono protagonisti l’uomo e gli animali. In particolare, il lavoro di videoregistrazione con Jaytee, il cagnolino della signora Smart, diede modo di analizzare come i membri di un gruppo siano influenzati da comportamenti di adattamento e apprendimento comuni, relativi alle aree di influenza reciproca, che consentono agli animali di comunicare telepaticamente tra di loro e con gli umani che se ne prendono cura. Anche a proposito della previsione dei sismi, nota Sheldrake (in Dogs that know when their owners are coming home, 1999) esiste una casistica nutrita dai tempi di Plinio il vecchio: immaginiamoci cosa accadrebbe se si potesse istituire una scienza di previsione dei terremoti basata sui comportamenti animali. Occorrerebbe prima di tutto ammettere quanti talenti l’uomo abbia smarrito…

Grazie Dottor Sheldrake per aver accettato di rilasciare questa intervista ad art a part of cult(ure) remove background noise. Ammetto che è stato difficile scegliere cinque domande da proporle: il suo lavoro di ricerca è uno dei più interessanti e coraggiosi di cui abbia mai letto.  Tra i tanti pregevolissimi studi di cui è autore, oggi ci occupiamo in particolare di uno.   Perché scelse di indagare i poteri straordinari degli animali?

I poteri inspiegabili degli animali sono alla base del mio interesse per la scienza. Da bambino crebbi in una cittadina delle Midlands inglesi, Newark on Trent, con buoni collegamenti ferroviari.  Durante il racing dei piccioni (uno sport in cui piccioni opportunamente addestrati vengono rilasciati per tornare alle loro case n.d.r.), centinaia di trasportini di vimini contenenti piccioni venivano inviati a Newark, dove venivano rilasciati dai facchini della stazione ferroviaria per le gare nazionali. Andavo alla stazione con mio padre e aiutavo i facchini a liberarli.  Ero affascinato dal modo in cui avrebbero preso il volo, girando intorno al cielo, e poi da come ogni gruppo di piccioni sarebbe partito in direzione delle loro case in tutta la Gran Bretagna. Come facevano a trovare la strada di casa?

Quando ebbi circa 10 anni allevavo piccioni e li trasportavo a diversi chilometri da casa sulla mia bicicletta, li liberavo, e quando tornavo a casa erano già lì, ad aspettarmi.

Anni dopo, durante alcune ricerche all’Università di Cambridge, chiesi ai miei colleghi di zoologia come i piccioni potessero decidere in che direzione andare e ancora non lo sapevano. Le persone non lo sanno fino ad oggi. Questo mi ha fatto capire che ci sono domande profonde sul comportamento animale che la maggior parte degli scienziati non sta affrontando o addirittura pensando.

Il mio lavoro sulla risonanza morfica mi portò a pensare che la telepatia potesse essere un normale mezzo di comunicazione tra membri degli stessi gruppi sociali, quindi cercai di vedere se erano state fatte ricerche sulla telepatia in animali non umani e scoprii che questo campo era stato quasi completamente ignorato. Iniziai a chiedere ad amici e familiari se avessero mai notato un comportamento telepatico nei loro cani e gatti e fui presto sommerso di storie. Ora ho un database di oltre 6.000  casi di storie riguardanti delle abilità inspiegabili degli animali. Rientrano in 3 categorie principali:
Telepatia, come nel caso dei cani che sanno quando i loro proprietari tornano a casa.
Premonizioni, come nel caso degli animali che anticipano i terremoti.
Senso dell’orientamento, come nei piccioni viaggiatori e negli uccelli migratori, pesci, tartarughe, insetti e altri animali.
Queste ricerche sono riassunte nel mio libro I poteri straordinari degli animali.

I suoi studi sugli animali si fondano su di un’ipotesi scientifica da lei formulata: l’esistenza dei campi morfogenetici. Può spiegarci di cosa si tratta?

Suggerisco che gruppi di animali, come stormi di uccelli o branchi di pesci, siano collegati tra loro attraverso campi sociali, organizzando influenze che legano l’intero gruppo e coordinano tra loro i movimenti. Penso che questi campi continuino a connettere i membri del gruppo anche quando sono distanti. Negli animali selvatici, come i branchi di lupi, i membri del gruppo possono sapere cosa stanno facendo gli altri anche quando sono a molti chilometri di distanza, molto al di là della gamma di odori e suoni. In altre parole, penso che questi legami sociali, che esistono all’interno dei campi sociali, siano la base della comunicazione telepatica. Principi simili si applicano alla telepatia umana che si manifesta in modo più impressionante nei rapporti tra madri e bambini, dove le madri possono sapere quando il loro bambino ha bisogno di loro anche a molti chilometri di distanza, e anche in relazione alle telefonate, dove la telepatia si sta evolvendo in relazione alla tecnologia. Molte persone hanno avuto l’esperienza di pensare a qualcuno che stava per chiamare, e i miei stessi esperimenti sulla telepatia telefonica hanno dimostrato che non è solo una questione di coincidenza.

Questi esperimenti sono riassunti nel mio libro La mente estesa.

Jung ha usato la parola sincronicità in una serie di sensi diversi, ma a volte l’ha usata per riferirsi a fenomeni telepatici e in quel caso penso che questi campi aiutino a spiegare un aspetto della sincronicità. Tuttavia, il fenomeno delle coincidenze significative è più misterioso e non sono sicuro di come possano essere spiegate.

Nei suoi libri sottolinea che il concetto di percezione extrasensoriale è spesso confuso con quello di sesto senso. Mentre indica che andrebbe sempre inteso come “percezione che si spinge oltre i sensi conosciuti dalla scienza”.
Ritiene che gli strumenti scientifici a disposizione per indagare questi nuovi ambiti possano essere i medesimi di quelli adottati per indagare le percezioni sensoriali ordinarie?

Penso che la telepatia, la precognizione e la sensazione di essere osservati, vadano oltre i sensi attualmente conosciuti dalla scienza, ma questo perché la scienza è troppo limitata al momento.  Penso che tutti siano potenzialmente spiegabili. Come ho appena sottolineato, penso che i campi dei gruppi sociali aiutino a spiegare la telepatia.

Tutti i campi sono studiati attraverso i loro effetti. Esaminiamo il campo gravitazionale attraverso i suoi effetti gravitazionali, non attraverso gli effetti elettromagnetici. I fenomeni elettrici e magnetici sono misurati attraverso effetti elettrici e magnetici, non attraverso effetti gravitazionali. E i campi morfici sono riconosciuti attraverso effetti morfici, come la telepatia. Non c’è motivo di supporre che debbano essere rilevabili da un contatore elettrico o da un rivelatore di onde. I loro effetti sono senza dubbio mediati da cervelli, muscoli ecc. Ma il modo migliore per rilevare questi campi è attraverso i loro effetti sui sistemi viventi.

Ho notato che wikipedia, la più diffusa enciclopedia mediatica del mondo, la definisce un parapsicologo, anziché un biochimico qual è per studi, formazione e ricerca scientifica in campo universitario…

La mia pagina di biografia su Wikipedia è stata catturata da un gruppo di materialisti dogmatici, che controllano anche tutte le pagine di Wikipedia sui fenomeni psichici e la medicina alternativa.  Sono determinati a rappresentarmi nella peggiore luce possibile e il motivo per cui mi chiamano parapsicologo è perché la parapsicologia è definita da loro su Wikipedia come una pseudoscienza.  Non mi identifico come parapsicologo. Sono un biologo. Ma questi redattori, simili a troll, su Wikipedia non sono interessati a ciò che penso, o addirittura a ciò che la maggior parte della gente pensa di me, ma solo a cercare di creare un’impressione negativa. Hanno ovviamente ragione a riflettere sul fatto che il mio lavoro sia molto controverso e che sia fortemente impopolare tra atei e materialisti militanti perché molti aspetti di questo sfidano la loro visione del mondo. Ma ci sono molte risposte positive ad esso così come le risposte negative che evidenziano. Sebbene a queste persone piaccia ritrarsi come “la comunità scientifica”, in realtà ci sono molte altre persone che lavorano come scienziati, medici ed ingegneri con una mentalità assai più aperta.

Durante gli anni universitari seguii un seminario per apprendere come inficiare i test psicologici, a partire da una serie di criteri relativi agli strumenti, al campo di osservazione, ma sopratutto all’operatore. Mi resi conto che, a ben vedere, non  poteva esistere alcun esperimento sul quale non si potesse opinare. Ma mi convinsi che queste limitazioni possono incidere per limitare la libera ricerca. Qual è a suo parere il problema più grave della scienza attuale? 

 Sì, tutti i risultati sperimentali possono essere discussi e ora risulta che la maggior parte degli articoli scientifici su riviste peer-reviewed in molti campi di ricerca, inclusi biomedicina e psicologia, non può essere replicata.  Questa è chiamata crisi della riproducibilità.  Ne discuto nella nuova edizione del mio libro The Science Delusion che è appena stato pubblicato in Gran Bretagna.  Ironia della sorte, si scopre che la ricerca più rigorosa in tutte le aree della scienza è in parapsicologia, perché i ricercatori in questo campo sono stati criticati così intensamente per così tanto tempo che hanno reso i loro metodi molto più rigorosi di quelli nella maggior parte degli altri rami della scienza.  La maggior parte degli scienziati ha ipotizzato che la ricerca in biologia, fisica ecc. sarebbe completamente immune dai pregiudizi degli sperimentatori e non si è mai preoccupata di usare metodi in doppio cieco. Ora si scopre che una grande quantità di ricerca non è affidabile per questo e altri motivi, inclusa la pubblicazione selettiva da parte degli scienziati di solo una piccola parte dei loro dati di ricerca, e ovviamente pubblicano i dati che sembrano migliori.

Penso che il peggior problema con le scienze di oggi sia che sono fortemente limitate dai presupposti dogmatici del materialismo meccanicistico. Ecco perché ho scritto il mio libro The Science Delusion, sottoponendo ciascuno di questi 10 dogmi a un’indagine critica. Quando le scienze si spingeranno oltre, saranno più libere, più interessanti e più divertenti.

Al termine di quest’intervista, ho riflettuto su quanto sia importante percorrere le strade poco battute per indagare la realtà e i fenomeni che coinvolgono tutte le specie che popolano la terra in una prospettiva non antropocentrica. Così ho voluto rivolgermi alla ricercatrice assistente di Sheldrake, Pam Smart, perché ci raccontasse della realizzazione del documentario che ebbe protagonista Jaytee, il suo cagnolino.

Sia Rupert che io volevamo mostrare la risposta di Jaytee al mondo: un cagnolino che intuiva quando io sarei rincasata. Avevamo eseguito centinaia di esperimenti filmati per escludere l’udito, la routine e qualsiasi altra spiegazione possibile. Quindi quando ORF  (la televisione nazionale austriaca n.d.r.) decise di girare un film non solo illustrando ciò che Jaytee aveva fatto, ma riproducendo un vero esperimento, mi ha fatto molto piacere. Hanno installato due telecamere: il tempo è stato sincronizzato, uno con i miei genitori e Jaytee, e l’altra telecamera seguiva il presentatore e la troupe, conducendomi lontano da casa per un tempo e luogo a loro scelta. Nessuno sapeva quando sarei tornata a casa e nel filmato ascolterete che mi viene detto: “Andiamo a casa ora, Pam”, dopo essere stati fuori per circa 4 ore. Nel documentario avevano diviso lo schermo: da un lato ciò che stava accadendo a me e dall’altro quello che faceva al contempo Jaytee.

Sono stata molto contenta di vedere Jaytee rispondere in circa 10 secondi alla mia intenzione di tornare a casa, cosa che aveva fatto in centinaia di nostri esperimenti. Il filmato parla da solo, ma gli operatori di ORF volevano rendere l’esperimento il più possibile a tenuta stagna, cosa che hanno fatto. Jaytee è morto nel 2005, ma sarà sempre ricordato da me e dalla mia famiglia come un piccolo terrier divertente, sfacciato e affascinante, come solo i terrier sanno essere. Mi capita ancora di pensarlo e di scoppiare a ridere al ricordo di qualche marachella….

Il novecento è stato un secolo di scoperte prodigiose, anzi, direi dal 1870 fino alla seconda guerra mondiale. Oggi guardiamo la televisione, ci curiamo con gli antibiotici, assistiamo ai viaggi nello spazio, lavoriamo ai computer e navighiamo virtualmente nel web. Eppure per altri versi la scienza si è incagliata e chi abbia tentato di promuovere nuovi ambiti di indagine è stato definito eretico.

Jo Gabel

Jo Gabel

Fulminata sulla via della recitazione a 9 anni, volevo fare la filmmaker a 14 e sognavo la trasposizione cinematografica dei miei romanzi a 17. Solo a 18 anni ho iniziato a flirtare col cinema d'autore ed a scrivere per La Gazzetta di Casalpalocco e per il Messaggero, sotto lo sguardo attento del mio​ indimenticato​ maestro, il giornalista ​Fabrizio Schneide​r​. Alla fine degli anni 90, durante gli studi di Filosofia prima e di Psicologia poi, ho dato vita ad un progetto di ricettività ecologica: un rifugio d'autore, dove gli artisti potessero concentrare la loro vena creativa, premiato dalla Comunità Europea. Attualmente sono autrice della rubrica "Polvere di stelle" sul magazine art a part of cult(ure) e collaboro con altre testate giornalistiche; la mia passione è sempre la sceneggiatura, con due progetti nel cassetto, che spero di poter realizzare a breve.

2 commenti

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  • A proposito di “sincronicità”, Fellini in un’intervista a Giovanni Grazzini pubblicata nei Tascabili Laterza nel lontano 1983 ci racconta di una sua esperienza che la confermerebbe in pieno.
    Devo riportare necessariamente tutta la paginetta riguardante il tema. Anche in omaggio alla chiarezza e ariosità del linguaggio felliniano.
    Dice il Maestro: “Se posso azzardarmi a ricordare che cosa Jung definisce ‘sincronicità’, mi sembra che con questo termine egli intenda il verificarsi di accadimenti esterni in coincidenza con altri interiori, che, a lume di logica, non avrebbero tra di loro nessun collegamento causale, ma è proprio a motivo di questa loro estraneità che la coincidenza assume un valore profondamente significativo. Forse non mi sono spiegato bene. Intendo dire comunque che Jung, elaborando questa sua intuizione, ha tentato di farci capire che è possibile giungere a una più intima comprensione dei rapporti che intercorrono tra il mondo della psiche e quello della materia. Ma noi siamo così distratti e così diffidenti verso tutto ciò che non ci appaia controllato dai sensi e dalla ragione, per cui questi avvisi che vengono dal profondo, queste informazioni, questi ammonimenti, questi consigli che nemmeno il più intelligente e amorevole degli amici potrebbe darci, passano completamente ignorati, non li ascoltiamo, e diventiamo sempre più sordi, più ciechi, più stupidi, al punto da non riceverne più.” –

    Questa la premessa ‘teorica’ al concreto episodio da lui vissuto che è il seguente:

    “È proprio ubbidendo a questo tipo di esperienza che ho scelto Freddie Jones per la parte del protagonista nel mio ultimo film. Ero pieno di dubbi, lo guardavo da tutte le parti: di faccia, di profilo, di tre quarti, e non riuscivo a convincermi che quest’attore inglese, rosso di capelli, rosso di pelle, rosso dappertutto, potesse incarnare il mio Orlando, giornalista italiano, simpatico e buffone. Gli avevo scattato centinaia di fotografie, gli avevo fatto due lunghi provini, e adesso, mentre lo accompagnavo in macchina verso l’aeroporto, e lui dormicchiava seduto al mio fianco con un sorrisino beato sulle labbra, io lo fissavo quasi con odio. -No non può essere il mio Orlando-, pensavo, e mai faccia mi era sembrata più estranea e sconosciuta. -Ma chi sei- ho mormorato rabbiosamente, e in quello stesso attimo in cui formulavo questa domanda, aldilà dei finestrini della vettura in corsa, dietro il profilo di Freddie Jones che adesso russava, ecco sfilare su di un tabellone lungo venti metri un’enorme scritta: “ORLANDO”. Mi sono arreso di colpo, cancellato ogni dubbio. Scritturato.”

    Il regista dunque aspettava solo un SEGNO. Datogli dalla pubblicità di un gelato. Rivelatasi fatale coincidenza fra: “accadimenti esterni con altri interiori”.

  • Grazie Domenico per questo interessantissimo contributo che dimostra la tua sensibilità, come pure l’intelligenza e la curiosità di un grande maestro del cinema. Certe domande con cui ci interroghiamo non sono solo un modo per mantener vive le inquietudini sull’ ignoto (che l’attuale cultura bolla come pseudoscientifiche). Ponendo le domande giuste e condividendole con altri uomini e donne, troveremo compagni di viaggio nelle notti più oscure, perché si raggiunga prima il mattino. Scopriremo il senso dei troppi “forse”, chissá?