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Expo for Humanity eccetto i romani…

di Livia Cannella

La visita dei commissari per la ricognizione sullo stato delle iniziative che Roma ha promosso per la candidatura all’Expo 2030, si è conclusa con l’annunciatissimo evento finale volto a sugellare l’impronta dell’Expo (di Roma, si intenda… cosa non secondaria), percepita finora – a me sembra – più nella “potenza di fuoco” dichiarata, che nella “qualità degli intenti” perseguita.

Avrei potuto, con un po’ di disinvoltura, adoperarmi per curiosare all’interno dell’allestimento e godermi lo spettacolo da dentro ma, come uso fare anche verso le mie attività, ho vestito i panni della cittadina comune scegliendo di osservare con l’occhio del passante quanto sarebbe accaduto, certa di trovarmi dinnanzi a qualcosa che avrebbe raggiunto e trafitto ogni individuo transitante nei paraggi.

Nell’approssimarmi ai Fori scendendo dal Celio, non ho trovato la tipica ressa degli eventi, piuttosto la mestizia di un transito sbarrato da Via Claudia in giù: orrende transenne e personale di sorveglianza, pubblico e privato, istruito a respingere chi sia privo di invito: insomma, senza lasciapassare niente spettacolo e città inibita.

Intuisco il buongiorno dal mattino, ma proseguo fiduciosa verso Via dei Fori Imperiali, dove l’azzurro intermittente della sicurezza urbana smentisce il mio ottimismo, deviando i passanti verso la cima di Via degli Annibaldi; qui, ma solo dietro l’ennesima linea di confine imposta, viene finalmente concesso al popolo di Roma di sbirciare – da un’angolazione difficoltosa e remota quanto accadrà più tardi…

Mi pongo nello stesso punto di vista di tutti, ricercando l’angolo presumibilmente più agibile per arrivare a qualcosa, nel frattempo bighellonando – come faccio sempre – nell’immaginare cosa sarà messo in campo. Lascio migrare lo sguardo, dal paesaggio monumentale allestito a quello umano compresso nelle mie prossimità: più che il saettare geometrico e marziale delle potenti luci motorizzate, delle prove colore su Colosseo, Tempio di Venere e oltre, mi attrae la dignitosa autorganizzazione delle persone, pervasa tuttavia di mormorii di delusione e disagio: il pendio verde, gli accessi alla Metro, i marciapiedi fino al perimetro invalicabile delle transenne sono percorsi da un brulichio di “permesso – scusi – passi – ma non si poteva prevedere… – da qui si vede qualcosa – ma i Fori imperiali sono percorribili? (ovviamente no)”, insomma tutto un domandarsi – in varie forme – perché…

…perché un’amministrazione che si rappresenta attraverso una moltitudine di slogan rivolti alla rigenerazione urbana, alla coesione sociale, alla prossimità, allo spazio pubblico, al senso di cittadinanza non vada concettualmente oltre l’approccio dello spettacolo riservato, comunque collocato nello spazio a cui tutti hanno diritto, invece precluso alla gente comune (vai a sapere poi per quale preciso motivo), preferendo l’ottica della “festa privata” a quella dell’atto pubblico e condiviso;

…perché una occasione planetaria, dedicata – guarda un po’ – alla “Humanity” tutta, si presenti al mondo a partire da un esempio di esclusione, proprio del tessuto umano e sociale in cui si colloca e di cui vorrebbe farsi rappresentante olistica nel mondo;

…perché presunti “motivi di sicurezza” siano talmente sovradimensionati da precludere l’accesso a una porzione esorbitante di città centrale, suscitando un senso di élite ammissibile che non dovrebbe (mai più) essere percepito da chicchessia;

…perché il Colosseo sia di fatto inscritto nello stesso pensiero-azione della Venere di “open-to-meraviglia”, divenendo “location”, anzi “brand”, oggetto di consumo e manipolazione rappresentativa da merchandising dell’occasione, tenendo di fatto fuori da tutto Roma, la sua originalità, ancora – grazie al cielo – distinta e distinguibile dalla patina mainstream a cui forzosamente e continuamente la si vorrebbe condurre, e che molto ha da difendersi se questa è la strada;

…perché mostrare di non essere attraversati neanche dal minimo dubbio che la cittadinanza possa risentire di questo approccio, apertamente visibile anche attraverso i veicoli “social” che abbondano di perplessità e interrogativi (torno a dire educati e discreti, la gente essenzialmente lo è…), pensando assolto il principio di inclusività nel collegarsi al “coro-dei-ragazzi-delle-scuole-di-periferia”… aprendo invece una voragine di interrogativi e quesiti su quale dovrebbe essere il ruolo della comunicazione alla cittadinanza (non al cliente); e (proprio per questo):

perché non si sia pensato – parallelamente – di consegnare alla cittadinanza un resto della città riverberante del sogno della candidatura, coinvolgendone la percezione e la partecipazione, facendo in modo che Roma sia candidata a rappresentare la ”Humanity” tutta, addirittura quella che la abita…

Me ne sono tornata a casa a bocca asciutta, il dato e tolto li definirà il tempo… che almeno resti possibile la differenza e compresenza di mentalità plurali, a cui sia dato modo e opportunità di esprimere altri modi di guardare Roma e il mondo…

immagine per Livia Cannella
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Architetto e artista, vive e lavora a Roma. Dopo un decennio di attività svolte prevalentemente nell’ambito della progettazione urbana e della pianificazione urbanistica e territoriale, segue la direzione di un sopraggiunto interesse per la scenografia teatrale, che percorre in questo contesto fino ad individuare un ambito di applicazione e ricerca artistica intorno ai temi della valorizzazione della scena urbana e dei beni culturali, in una concezione degli spazi come luoghi di “rappresentazione”, combinando armonicamente le esigenze/finalità di espressione artistica di comunicazione visiva, con l’obiettivo fondamentale di
concorrere ad una progressiva sensibilizzazione dell’approccio al patrimonio culturale. In tal senso, la sua attività si è quindi concentrata nell’ideazione, progettazione e realizzazione di eventi scenografici ed installazioni artistiche prevalentemente incentrati sull’uso della luce e dei linguaggi multimediali/audiovisivi, con particolare riferimento al patrimonio storico-monumentale e archeologico, ai siti museali e, complessivamente, alla scena urbana. Nel contempo ha ampliato le proprie attività anche ai contesti di impresa, nell’ambito dei quali tali esperienze hanno trovato applicazione presso prestigiosi siti di rilevanza rappresentativa.

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