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TEFAF 2014: barometro e antidoto per la crisi europea

E’ arrivata alla 27a edizione la grande kermesse dell’arte mondiale apertasi a Maastricht (Paesi Bassi) venerdì 13 marzo e destinata ad accogliere circa 100.000 visitatori fino a domenica 23 marzo 2014. TEFAF (The European Fine Art Fair) è partita col piede giusto: baciata da un tiepido sole primaverile (l’edizione 2013 era stata disturbata da neve e freddo artico), la manifestazione ha accolto nel giorno di apertura una folla di oltre 10.000 visitatori, il gotha del collezionismo e dell’establishement del mondo dell’arte (anche chi diserta questo evento è quasi tenuto a darne conto, perché si tratta di un vero barometro per il mercato dell’arte).

I 274 mercanti che hanno avuto l’onore e l’onere di essere invitati ad esporre sono leaders e protagonisti di primissimo piano dei rispettivi settori di attività: old masters, pittura e scultura dell’ Ottocento e del primo Novecento, con un’area di arte moderna e contemporanea che include e pesca sempre più nel vivaio artistico peculiare di Art Basel, Frieze e delle altre consorelle contemporanee (es.Frank Stella da Ben Brown, Louise Bourgeois e Ha Chong-Hyun da Kukje, Hirst da Tomasso, Warhol da Daniel Blau, da Tornabuoni, Yuina Wada alla Gallery Delaive).

Ma il significato (e il piacere) di questo evento dell’arte, solo relativamente mondano, sta nel lavoro di raccolta e preparazione che lo precede: quasi tutti i partecipanti accantonano opere da presentare in prima  internazionale al TEFAF e questo si sente e vede ancor più nell’inesauribile varietà delle sezioni di opere su carta, antichità, ebanisteria e oggetti da collezione, antichità preistoriche, di epoca classica e dei 5 continenti, dell’ alta gioielleria e orologeria, del design.

Per cominciare, vogliamo illustrare l’offerta di arte italiana, ad incoraggiamento della troppo complicata vita interna dell’ operatore medio italiano e dei lettori che vorranno visitare la fiera nei prossimi giorni (per Maastricht c’è un volo diretto da Milano-Orio e la cittadina olandese è a 2 ore di treno da Bruxelles, Londra e Colonia).

Innanzitutto citiamo i nuovi espositori, quattro, che portano a 18 il drappello dei mercanti d’arte italiani: il romano Paolo Antonacci (Stand 335) che da molti anni concentra il suo lavoro sulle incantevoli suggestioni del Voyage en Italie, catturate da artisti d’ Oltralpe ma anche italiani (v. fotogallery Constantin d’Aix e Gianbattista Bassi), i fiorentini Riccardo Bacarelli e Botticelli Antichità (Stand 137) con magnifiche sculture toscane in terracotta, stucco dorato e marmo e -last but not least- il milanese Carlo Orsi (Stand 344), da poco divenuto autorevole guida dell’ AAI (Associazione Antiquari Italiani), con un raro e pregevole bronzo di Gian Lorenzo Bernini, rappresentante un’ evocativa e morbidamente marziale Matilde di Canossa (v. fotogallery).

Fra le presenze già consolidate Altomani (Milano-Pesaro, Stand 177) tiene alta la grande tradizione di eccellenze antiquarie come la maiolica urbinate e la scultura d’alta epoca. Nel raffinato stand di Francesca Antonacci e Damiano Lapiccirella (Roma-Firenze, Stand 712) spicca una squisita Pittrice al cavalletto di Odoardo Borrani, mentre Mehringer-Benappi (Monaco-Torino, Stand 206) espone sculture e oggetti d’arte. Buccellati (Milano, Stand 144) resta una stella di prima grandezza anche di fronte agli esibizionistici fasti di molta gioielleria post-moderna, con le sue straordinarie dentelles di oro e diamanti, mentre Alessandro Cesati ricerca sculture ed oggetti d’arte (Milano, Stand 186 ). I romani Alberto e Alessandra Di Castro (Stand 181 ) si confermano esemplari nella ricerca di pezzi unici ed originali, in materiali pregiati o rari. I milanesi Lodi & Due, Longari e Domenico Piva (Stand 369, 184, 179, e Tornabuoni Arte (Firenze-Parigi, Stand 521) sono specializzati -nell’ordine- in pittura e scultura, ebanisteria e arte moderna e contemporanea. Longari ha una bellissima veduta romana di Bernardo Bellotto (v.photogallery). Il decano tra i romani -ora londinese per forza- Cesare Lampronti (Stand 309) e i multinazionali Fabrizio Moretti (Stand 352) e Robilant+Voena (Stand 384) guidano in un certo senso la lenta marcia verso l’ estero di molti operatori scoraggiati dalle difficoltà di fare del mestiere di antiquario-gallerista un’ impresa sostenibile in tempi recessivi, per il mercato italiano.

Lampronti è stato indotto a modernizzare esteticamente lo straordinario allestimento che gli era solito – da quadreria barocca – a favore di una forte rarefazione e di sfondi più neutri (il parigino Kugel ha svuotato anch’egli il suo spazio delle straordinarie boiseries e atmosfere da Kunstkammer che lo contraddistinguevano). Vi restano però sempre lo spirito turchino e vivace di Vanvitelli (v.fotogallery), Bellotto e Magnasco. Moretti per i fondi oro e Robilant+Voena per il Seicento, con la consueta ricca offerta, costituiscono un autorevole punto di riferimento per collezionisti ed operatori di settore.

Ma la presenza di arte italiana è altrettanto significativa presso gli antiquari stranieri, a testimonianza del vivo interesse accentuato probabilmente dalla convenienza ad acquisire quelle opere di grande qualità che la crisi del mercato interno della penisola rende più convenienti dei lavori stranieri di analogo livello.

Ecco dunque il franco-londinese Jean Luc Baroni (Stand 382) riservare il posto d’onore ad un ramino di grandi dimensioni del periodo giovanile di Guido Reni ma soprattutto – evento insolito – dedicare il suo ingresso ad uno straordinario olio di Antonio Mancini, una rara tela del breve periodo parigino in cui ritrasse il figlio adottivo Luigiello intento a suonare il violino (per altre opere di questo periodo di Mancini, v. http://www.artapartofculture.net/2014/01/26/goupil-arte-storia-e-mercato-dove-emerge-anche-il-successo-italiano/).

All’esemplare offerta di arte antica si aggiungono numerose opere del nostro Ottocento e primo Novecento, più raramente in vetrina presso gli operatori stranieri negli stand di Maastricht. Boldini, Zandomeneghi, Migliara e Caffi occupano posti di rilievo negli spazi di mercanti britannici, tedeschi o newyorkesi. L’arte italiana del secondo dopoguerra, capeggiata da Fontana, usufruisce anch’essa di maggiore visibilità sulla scia della forte crescita del mercato Post-War e contemporaneo nel 2014, che analizzeremo in altra sede. Meritano una convinta menzione le opere di Gianni Colombo (da Von Bartha), Domenico Gnoli (Dickinson, a 1.300.000 euro), Fausto Melotti ( Beck & Eggeling), Carlo Mollino (Hamiltons), Giuseppe Santomaso (Leslie Smith). La presenza di espositori di design (con un convegno dedicato) ed arte contemporanea ha raggiunto il 25% del totale, un dato ragguardevole rispetto alla profonda vocazione del TEFAF, nato negli anni ’80 per volontà dei principali antiquari olandesi e britannici orientati alla grande pittura fiamminga e olandese dei secoli d’ oro, tra Quattrocento e Seicento.

I capolavori antichi più magnetici sono sempre ripartiti in base a circostanze e casi quasi imponderabili e in questo 2014 -a nostro fallibile e parziale giudizio- sono la Lucrezia di Lucas Cranach il giovane (Weiss), il Doppio Ritratto di Bernardino Licinio (Canesso-Parigi), la Giuditta di Matteo Loves (Sarti-Parigi), Il Paesaggio invernale di De Momper il Giovane e Jan Brueguel il Vecchio (Van Haeften), i Ritratti maschili di Michel Sittow (Dickinson) e di Joos van Cleve (Smeets), e i Paesaggi di Abel Grimmer (Florence de Voldère, Green), il Catel con Villa Pamphili a Roma e il Cavallo di Delacroix (Matthiesen). Più rare del solito le meravigliose Nature morte fiamminghe ed olandesi, tra cui merita una citazione il Jean Louis Prevost (Coatalem).

Importanti dipinti di soggetto religioso o biblico sono le Madonne di Giampietrino e di Orbetto (Carlo Orsi), il Guercino e il Manfredi da Robilant+Voena, la Sacra Famiglia di Denis Calvaert (Naumann), la Predica del Battista di Pieter Brueguel il Giovane (De Jonckheere), la Giuditta di Baglione (Grassi Studio).

Tra le magnifiche Marine nordiche, vanno menzionate quelle di Jan van Goyen (Van Haften, Koetser), Blanckerhoff, con la Lanterna di Genova (Bijl-van Urk), Hermanus Koekkoek (Robert Kettenburg). E non si dimenticano alcuni Francesco Guardi (Baroni), Jakob Philipp Hackert (Beddington), Rubens (Weiss) e Anthony Van Dyck (Fergus, Koester, Weiss). Anche da Orsi c’è una bellissima Veduta idealizzata del Tevere di A.L.R.Ducros.

Per dare un’ idea più completa dell’ Ottocento presente, si ricordino le belle opere di Louis Anquetin (Talabarton et Gautier), di Eugène Boudin (Alazraki, Green), J.B.Camille Corot (Daxer & Marshall), gli svedesi P.D. Kröyer e Anders Zorn (?mells), presente anche nella bella mostra di Palazzo Roverella di Rovigo, Henri Martin (Green), Hans Makart (French and Company), Jan Verhas (Berko). Ovvio non dimenticare il Moulin de la Galette di Van Gogh (1887), con la sua firma giovanile impressa nell’ impasto tenero e luminoso. Ma di tutto rispetto anche il post-impressionista belga Van Rysselberghe (Studio 2000) o Sorolla (Neumann) e molti altri ancora.

Per il primo Novecento di particolare risalto le opere di Franz Marc, Edward Munch e Isaac Israels (Thomas), Sonia Delaunay (Brame et Lorenceau), Fernand Léger (Dickinson), e l’ esemplare del libro Jazz di Matisse (da Tunick, un altro esemplare del quale è squadernato a tutta parete nella mostra in corso a Ferrara). Notati poi gli Hans Hartung e i Poliakoff (Applicat-Prazan), i Calder ed Arp di piccolo formato (Odermatt, Van de Weghe). Ed anche i Dubuffet (Odermatt), Geer van Velde (Rueb), molti Chagall (Watherhouse & Dodd), Auguste Herbin (Von Bartha), Heinz Mack (Beck and Eggeling). Speciale il Tinguely del 1960 (Sperone Westwater), già nella collezione di Rauschenberg.

Arti orafe, glittica ed ebanisteria riservano incantevoli sorprese anche se non si compra, nate dal genio di grandi artefici russi, indiani ed italiani (es. Fabergé, Buccellati). Gli appassionati di miniatura ed arti grafiche beneficiano di un’ atmosfera speciale e della possibilità di toccare – come negli archivi – capolavori delle più diverse origini.

Nella sezione Design spiccano la sedia-capolavoro di Bugatti comprata da un Museo tedesco (Ulrich Fiedler), gli arredi di Le Corbusier per Chandigarh (Galerie Downtown) e gli arredi danesi di Tyge Hvass (Galerie Dansk).

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