Geniale. C’era una volta lo spirito protettore del luogo.

Leonardo da Vinci, Codici di Francia
Leonardo da Vinci, Codici di Francia

Ammettiamolo, questo aggettivo e il suo sostantivo genio cominciano a essere parecchio inflazionati.
Ormai viene detta geniale qualunque cosa: una pubblicità (che forse sarebbe più adatto dire sorprendente), un’idea per sistemare il soggiorno (funzionale), l’indirizzo giusto per il sabato sera (divertente), il riutilizzo del vecchio vestito (economico), la battuta a effetto (acuta),  le scorciatoie burocratiche (brillante), i “rimedi della nonna” (pratici), le ricetta con gli avanzi (economica).
Esteticamente, da questo uso smodato, non ci stiamo guadagnando molto.

Prima di assumere un significato estetico, il genius era lo spirito protettore e identificativo di un luogo, di un processo o di un oggetto (da gignere = generare) che poi, lentamente, viene antropomorfizzato nel Genius come nume tutelare di un singolo individuo. Così è spontaneo l’incontro con l’accezione derivata da ingenium = disposizione, abilità innata, dato che entrambi fanno riferimento a qualcosa di non assumibile tramite apprendimento. Dal ‘500 in poi è tutto un proliferare di esaltazioni per questa proprietà unica e innata, fino a Kant che tenta di tenere insieme i due poli, naturale e individuale, del genio: «è la disposizione innata dell’animo per mezzo della quale la natura dà la regola all’arte». Definizione geniale, indubbiamente.

Praticamente da quel momento, però, la genialità comincia a essere guardata con sospetto, come forza contraria e problematica verso il destino, la natura, la società: dal Romanticismo in poi il genio è destinato a soffrire. L’ultimo a tentare di darne una definizione teorica è Bergson, che vi vede una forza capace di spazzare via il lato meramente pratico delle attività umane, i simboli e le convenzioni sociali, permettendo un confronto con la realtà senz’altre interpretazioni o distorsioni – è questo il difficile compito dell’artista.

L’ultima trasformazione del genio la vediamo attuarsi in questi tempi, epoca «della riproducibilità tecnica», nella quale l’originalità ha lasciato il posto all’usabilità. Geniale è adesso il prodotto che concilia facilità d’uso, portabilità, economia, anche se non in senso assoluto – sono geniali i prodotti Apple e le bottiglie di plastica riciclate a lampadine; e diventano geni sempre più spesso i loro ideatori o proprietari.

Questa parola narra quindi la trasformazione di ciò che era arte in quello che è design, dando importanza al contesto sociale e alla tecnica ri-produttiva, togliendone all’individuo e alla sua manualità. Una narrazione sempre meno individuabile in un luogo o in un individuo, ma sempre più dispersa nei mille rivoli dell’esperienza quotidiana.

Lorenzo Gasparrini

Lorenzo Gasparrini

Lorenzo Gasparrini Dottore di ricerca in Estetica, dopo anni di attività universitaria a Roma, Ascoli, Narni in filosofia, scienze della formazione, informatica, ora è editor per un editore scientifico internazionale. Attivista antisessista, blogger compulsivo, ciclista assiduo, interessato a tutti gli usi e costumi del linguaggio.

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