Ironia. Il disvelare l’ambiguità del mondo.

Questa parola è spesso fraintesa, quando la si usa a proposito dell’arte, e non è un caso. Il suo significato retorico è noto, e lo si può sintetizzare in: dire una cosa per un’altra, spesso dire qualcosa esprimendo il contrario.
Filosoficamente, l’ironia è lo strumento socratico per eccellenza: fingersi meno sapiente del proprio interlocutore e fargli domande per condurlo in contraddizione.

Coffe Rings, Terry Border
Coffe Rings, Terry Border

Di qui sarebbe facile confondere l’ironia con l’umorismo, ma a rendere questa distinzione più esplicita ma più complessa ci pensa Friedrich Schlegel, che sancisce la nascita del concetto moderno di ironia per l’estetica nel Romanticismo.

Egli la considera come la paradossale esistenza, nell’opera d’arte, di libertà e necessità e di altri opposti normalmente impossibili nei normali oggetti d’uso quotidiani. L’opera d’arte vive cioè una sostanziale ironia: deposito di valori assoluti e eterni, è però deperibile e fragile come qualsasi altro manufatto;  in essa si sostanziano l’idea, la bellezza, ma non vi si esauriscono; l’artista c’infonde tutto se stesso, ma essa comincia a vivere da quando egli se ne distacca.

Paradossi che, per quando impossibili, nell’opera d’arte lavorano a produrre il suo particolare significato, che grazie a questa essenza ironica non si lascia mai esaurire in una formulazione, in una spiegazione, in una critica.

L’universale, l’idea, la bellezza si fanno particolare, prodotto finito, materiale: ma, ironicamente, non  vi rimangono completamente e continuano ad alludere a ciò che, per forza di cose, “manca” all’opera d’arte: l’eternità.

In questo concetto sta anche racchiusa la complessità del rapporto dell’artista con la sua opera: se essa indubbiamente è “sua”, ne porta i tratti e l’inconfondibile stile, il segno di riconoscimento della sua mano o della sua idea, altrettanto se ne andrà per il mondo raccogliendo interpretazioni, ruoli, interessi lontanissimi da quello che l’autore avrebbe ìmmaginato o voluto.

Per questi motivi la confusione tra ironia e umorismo è spesso deleteria. Indubbiamente la percezione dell’ironia artistica può suscitare il riso per la meraviglia, la sorpresa, la consapevolezza di un significato còlto in maniera ineffabile; ma non tutto ciò che fa ridere è arte, né l’unico scopo dell’arte può essere quello di far ridere. «L’ironia irrita. Non perché si faccia beffe o attacchi, ma perché ci priva delle certezze svelando il mondo come ambiguità» (Kundera).

La compresenza, nell’arte, della sua bellezza, della sua pienezza di significato, della sua capacità di farsi sentire universalmente non compenserà mai il suo essere immanente, finita e distruttibile in qualunque momento. Ironicamente, questa sua paradossale esistenza al limite tra finito e infinito, tra  labile ed eterno, tra reale e possibile è uno specchio tremendamente efficace della nostra stessa esistenza.

Lorenzo Gasparrini

Lorenzo Gasparrini

Lorenzo Gasparrini Dottore di ricerca in Estetica, dopo anni di attività universitaria a Roma, Ascoli, Narni in filosofia, scienze della formazione, informatica, ora è editor per un editore scientifico internazionale. Attivista antisessista, blogger compulsivo, ciclista assiduo, interessato a tutti gli usi e costumi del linguaggio.

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