Ambiente. La bellezza che orienta le nostre percezioni.

Robert Smithson, Spiral Jetty, Utah, 1970
Robert Smithson, Spiral Jetty, Utah, 1970

La fortuna che sta incontrando la riflessione estetica sull’ambiente è dovuta senz’altro anche ai suoi facili quanto interessanti risvolti etici, che sono sicuramente trendy in un’epoca che ricerca spasmodicamente discorsi spendibili nella ricerca di un corretto rapporto tra uomo, ambiente e tutela della natura. È grazie a questi discorsi, arrivati spesso da discipline molto lontane dall’estetica, che s’è riscoperto negli ultimi anni un concetto dalla storia lunga e abbondantemente dimenticata: la bellezza naturale.

La storia della bellezza naturale è antica quanto la stessa storia del pensiero umano, e nasce soprattutto come questione di mimesis: l’uomo ha tentato per secoli di imitare la natura, sia cambiando il suo concetto di imitazione che cambiando il suo concetto di natura. Di fatto la natura e l‘ambiente naturale sono stati al centro del dibattito estetico fino a circa un secolo fa, per poi sparire nel disinteresse generale; Arthur Lovejoy (Nature as Aesthetic Norm) classifica una dozzina di significati diversi di “natura” in rapporto all’arte, tutti abbandonati durante il Novecento. Solo di recente l’estetica ha di nuovo messo l’ambiente naturale al centro di alcune sue riflessioni; precisamente, da quando esiste un discorso di difesa dell’ambiente, motivo per cui c’è da ripensare un rapporto estetico-ecologico con l’ambiente e la natura. Il giardino e il parco, ad esempio, sono vere e proprie manipolazioni estetiche dell’uomo nell’ambiente naturale, e va valutato quali siano le peculiarità di questa esperienza artistica, non solo nel noto esempio della land art.

In più lo studio sistematico della nostra percezione dell’ambiente, particolarmente stimolante perché si tratta di una esperienza non oggettivabile – nell’ambiente siamo immersi, non c’è modo di metterlo “davanti a noi” – ha prodotto una serie di studi su quella quasi-cosa che è l’atmosfera: un sentimento spazialmente diffuso in un ambiente, tanto da identificarlo, che orienta le nostre percezioni sensibili e i nostri pensieri successivi. Ebbene sì: esiste l’atmosferologia (il sottotitolo di un ottimo libro di Tonino Griffero suona estetica degli spazi emozionali) e si inserisce in uno studio dell’ambiente a prescindere dalla sua origine naturale o umana, artificiale, urbana, in quanto indubitabile capacità di significare prima di ogni concetto. Evidentemente, l’ambiente ha ancora molto da insegnarci.

Lorenzo Gasparrini

Lorenzo Gasparrini

Lorenzo Gasparrini Dottore di ricerca in Estetica, dopo anni di attività universitaria a Roma, Ascoli, Narni in filosofia, scienze della formazione, informatica, ora è editor per un editore scientifico internazionale. Attivista antisessista, blogger compulsivo, ciclista assiduo, interessato a tutti gli usi e costumi del linguaggio.

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