[kalporz] Tributo a David Berman

Il 7 agosto 2019 qualcosa si è aggiunto all’aria. Per sempre.
Pare sia tu questa volta, David, e non uno Smith o un Jones qualsiasi di cui nessuno canterà la storia. Eppure lo avevi compreso prima degli altri: i morti sanno quel che fanno quando si lasciano questo mondo alle spalle, è vero, perfino il morire a un certo punto finisce, ma la sofferenza è tutta di chi resta.

immagine per David Berman
David Berman

Forse sono state le cinquantamila birre bevute nei tuoi primi ventisette anni che ti si sono spezzate contro, come il mare si spezza contro un molo; o tutti i pensieri che hai annegato nel gin, solo per accorgerti che le tue idee peggiori sapevano nuotare fin troppo bene. O forse è colpa di quella volta in cui ti ricoverarono, nel 1984, per esserti avvicinato troppo alla perfezione mentre fottevi il tuo stesso cammino a zonzo per l’Europa.

Hai incontrato il fallimento negli emisferi australi, ti sei ammalato in Illinois, ci hai quasi rimesso i genitali per un formicaio a Des Moines; ti sei perduto troppo lontano giù a Fargo, nel profondo South Dakota sei sfuggito per un pelo agli avvoltoi.
Insomma, è stata una vita tragicomica, forse con troppa Schadenfreude, ma non l’hai mai considerata una cosa seria mentre prendevi in giro l’ombra e l’oblio. Chissà, forse alla fine non è stato nemmeno questo il punto. Forse non c’era davvero nulla che non andasse. Ma purtroppo non c’era nessuno che te lo chiedesse. Qualcuno di guardia davanti al tuo letto, mentre dormivi.

E allora pazienza se non ti piaceva parlare con te stesso, qualcuno ora lo deve pur fare, cazzo.
Si, è vero David, siamo stati cresciuti da repliche su svolte tortuose e fasulle e giorno dopo giorno, su un lucido palco, suoniamo il tamburello per un salario ridicolo. Ma esiste sempre un’alternativa, anche se tu non ci credevi più. Ci si può trasferire a Nashville, fare carriera scrivendo canzoni tristi e farsi pagare in lacrime, per esempio. In fondo anche una battuta d’arresto può essere un pretesto per un nuovo inizio. A patto che si faccia presto. Magari le emozioni non si possono cambiare ma si possono provare a cambiare le emozioni che ti danno le emozioni. In fondo, perfino il getto d’acqua sembra diamanti appena uscito dal rubinetto.

Da oggi voglio credere che le stelle non sono altro che i fari degli angeli, accesi mentre guidano per venire qua giù a salvarci. E sono sicuro che prima di portarti in paradiso li hanno puntati diritti nei tuoi occhi. Suonate il clacson se anche voi vi sentite soli questa notte: c’è ancora un bagliore nelle cose e le farà durare.
E anche quando ci ritroveremo seduti al bancone di un lurido bar e il buio spingerà sulla porta per entrare, ci saranno le vecchie luci ad accompagnarlo di nuovo fuori.

La realtà è che il tuo andarsene è l’ennesima conferma che non ci sono nuove strade per comprendere il mondo, ma solo nuovi giorni contro cui spingere la nostra comprensione.
Ma in qualche modo il mare sarà sempre là, pronto a farci sentire degli stupidi.
E quella che in lontananza sembrerà una pessima notizia, da vicino si rivelerà come qualcosa con cui stabilire un contatto.
Come quando ti levi gli occhiali da sole dopo un lungo viaggio in auto e ti accorgi che è più presto e più chiaro di quello che pensavi.
Sapete di cosa sto parlando.

(Ndr. se il lettore ha in qualche modo apprezzato questo tributo, sappia che più o meno ogni frase proviene da liriche e versi di David Berman. Chi scrive si scusa per la traduzione amatoriale).

di Stefano Solaro


Kalporz è nato ormai un bel po’ di anni fa, nel 2000, per essere un contenitore di recensioni ed articoli musicali, scritti con cura cercando di essere competenti e curiosi. Il progetto editoriale è in regime di Creative Commons (CC BY-NC-ND 3.0 IT), ovvero tutti possono redistribuire i nostri contenuti, citando “Kalporz” come fonte. Ci muove dunque uno spirito libero di condivisione tra persone entusiaste della musica, e continueremo a gestire Kalporz unicamente per passione.
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