[Kalporz] [my2cents] Billie Eilish è più forte del body shaming

Billie Eilish fotografata SENZA i suoi soliti vestiti sformati a Los Angeles, con un abbigliamento a dir poco atipico”: così titolava il Daily Mail il mese scorso, senza osservare nulla sull’aspetto fisico della diciottenne più famosa nel panorama musicale del 2020. Questo, è evidente, non perché l’obiettivo dell’articolo non fosse provocare la tempesta perfetta del body shaming: più semplicemente il giornale aveva apparecchiato la tavola e sapeva di poter lasciare il banchetto ai lettori. Le foto di Billie in canottiera e pantaloncini hanno fatto il giro del mondo e chi in malafede e chi non, ad alta voce o a noi stessi, abbiamo tutti fatto osservazioni sul suo aspetto.

Billie ha sempre omesso l’utilizzo del suo fisico per contribuire alla sua fama: omesso, non nascosto, perché da nascondere non c’era proprio niente. Semplicemente, l’artista non ha mai voluto che l’attenzione dei fan e dei media si concentrasse sul suo corpo. Ma questa decisione, anziché spostare l’attenzione altrove, ha creato una sorta di hype sul possibile aspetto fisico di Billie: perché lo nasconde? sarà grassa? sarà troppo magra? avrà un corpo da modella, sarà sproporzionata? Billie era già intervenuta più volte, in passato, riguardo al tam-tam mediatico di queste teorie: fino a pubblicare un cortometraggio creato in occasione della prima tappa del suo tour “Where Do We Go” nella primavera del 2020.

Ma “Not my responsability” e tanti altri post sui social dedicati dall’artista all’argomento non sono bastati a disinnescare una tempesta mediatica incombente: ed è per questo che, allo spuntare delle foto del Daily Mail, la tempesta si è effettivamente scatenata su di lei.
Questo succedeva il 12 ottobre: esattamente un mese dopo, ovvero ieri, Billie ha pubblicato una nuova canzone. Anche qui non è servito che Billie parlasse apertamente delle sue intenzioni: coi media si vince soltanto padroneggiando la stessa arte di allusioni indirette. Il nuovo pezzo si chiama “Therefore I Am”, e dietro al solito sound accattivante e al tono sarcastico di Billie c’è un significato niente affatto scontato. Vale la pena di soffermarsi sul testo – e questa è una frase che ho sempre sognato di poter dire, un giorno, su un pezzo destinato a diventare tormentone-.
I’m not your friend or anything/Damn, you think that you’re the man/I think, therefore, I am”: “Non sono tua amica o qualcosa di simile, ca**o: tu pensi di essere l’uomo, ma io penso, dunque sono”. In tre versi Billie smonta la retorica maschilista che si è abbattuta su di lei: lo sguardo giudicante, voyeuristico sostenuto dai media e assimilato dagli ascoltatori – e dalle ascoltatrici, perché molto spesso si guarda in questo modo anche quando si è donne – è semplicemente spazzato via dalla consapevolezza che il body shaming non sia altro che uno sterile, obsoleto gioco di ruolo. Billie Eilish non vuole essere qualcosa, ma semplicemente essere: si rifiuta di essere un oggetto fotografabile, commentabile, apprezzabile o meno e mette al centro della sua musica “soltanto” la sua voce e le sue idee. Ovviamente questa non vuole essere, da parte sua e di chi scrive questo articolo, nemmeno una critica alle tante artiste che invece utilizzano il proprio corpo per veicolare una parte dei propri contenuti: il corpo di FKA twigs, di Lizzo, di Sevdaliza o Rina Sawayama, tanto per intenderci, è una vera e propria raffinata arma politica prima ancora che un medium fondamentale della loro arte. Ma anche il corpo di Billie è politico: tutti i corpi delle donne sono costretti, volenti o nolenti, a esserlo. E omettere il proprio corpo dalla narrazione del proprio personaggio è sferrare un colpo potente al body shaming e al male gaze definito da Laura Mulvey, è ribadirne l’esistenza – anzi: ribadire la propria, di esistenza, come canta Billie – in un modo relativamente nuovo e spiazzante per i media, oltre che brillante.

Il videoclip di “Therefore I Am” è un unico, lunghissimo piano sequenza diretto da Billie stessa: l’artista si aggira in un mall vuoto che sarebbe distopico se non fosse motivato dalla pandemia reale e inquietante che sta accadendo e nel mentre agguanta e mangia tutto il cibo che vede. Non è solo una risposta sarcastica alle foto del Daily Mail: potrebbe trattarsi, anche, di un riferimento all’ipocrisia generale dei media. Billie, infatti, è sempre stata oggetto – sic – di video, discorsi, vere e proprie compilation su youtube che la vedevano nell’atto di mangiare junk food e tanti altri tipi di cibo durante le interviste, nel backstage o nella vita quotidiana.

In quella fase, però, questa attenzione un po’ morbosa al suo amore per il cibo sembrava affettuosa e disinteressata e spesso si lodava la sua totale assenza di “vergogna” nell’ingozzarsi spensieratamente davanti alle telecamere. In questo videoclip Billie guarda fisso nell’obiettivo mentre addenta donut, patatine fritte, pretzel con quella che sembrerebbe una nuova consapevolezza: come a dire, “vi piaceva guardarmi mangiare soltanto finché non avete visto il mio corpo”. Sì, era bello guardare Billie Eilish mangiare e fingersi progressisti, inneggiare alla libertà della popstar donna di non seguire una dieta finché era possibile non vedere le conseguenze sul suo corpo: perché quello di Billie è un corpo nè magro, nè sovrappeso. È un corpo normale, imperfetto, nella media, un corpo vissuto e abitato apertamente e, per questo, non ulteriormente interpretabile o riscrivibile dai media. Un corpo simile non può attirare nessuna considerazione positiva o negativa, e paradossalmente è stato proprio questo a porlo nel mirino dei commenti. Non c’era nessuna sorpresa, nessun segreto da svelare: questo lo scandalo. Billie rimette la felpa e tutto è come prima; o quasi.
Lei ha imparato qualcosa, e forse anche noi.

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Kalporz è nato ormai un bel po’ di anni fa, nel 2000, per essere un contenitore di recensioni ed articoli musicali, scritti con cura cercando di essere competenti e curiosi. Il progetto editoriale è in regime di Creative Commons (CC BY-NC-ND 3.0 IT), ovvero tutti possono redistribuire i nostri contenuti, citando “Kalporz” come fonte. Ci muove dunque uno spirito libero di condivisione tra persone entusiaste della musica, e continueremo a gestire Kalporz unicamente per passione.
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