How will we live together? 17ª Biennale di Architettura di Venezia. Troppo importante è l’architettura per le nostre vite

Hashim Sarkis, il curatore di How will we live together?la  17a Biennale di Architettura di Venezia  (fino al 21.11.2021), crede che gli architetti possano rispondere laddove la politica non riesce, con un “contratto spaziale”, reinventando i luoghi del vivere. Hanno risposto 112 partecipazioni da 46 Paesi per 5 aree tematiche, malgrado la tempesta Covid. Dove e come?

Proprio mentre per i bronzi del Benin si preconizza il rientro da tutto il mondo nel Museo sud-nigeriano dell’antica Edo (EMOWAA), la Biennale si apre con molte installazioni  prettamente artistiche, a partire dalla prima sala, dense di auto-citazioni/riflessioni di artisti africani, tra cui Peju Alatise (et al.).

In effetti, soprattutto a partire dalle prime sale dell’Arsenale,  l’Architettura si coniuga come arte scultoreo-ambientale installativa, potentemente supportata da una colonna audio-musicale.

2021 Venice Biennale Architettura-Arsenale

Torna un potente braccio robotico che stavolta -dopo quello che spalava sangue nel 2019- sovrasta un plastico simile a lava vulcanica, stampato  in 3D. Seguono molti paesaggi artificiali che creano tappe differenziate in un percorso sempre guidato dalle magnifiche capriate dell’ Arsenale, influenzato e parallelo a quello delle Biennali Arte. In cui si fa spazio l’ironia di Heavy Duty Love, un macchinario in memory foam per farci abbracciare/ schiacciare per contatto da una spugna che somiglia a una TAC.

2021 Venice Biennale Architettura Heavy Duty Love

Solo poi si torna a raccontare la sperimentazione architettonica con modelli in scala, tra cui la tenda di BIT.BIO.BOT in  materia vivente (spirulina, cianobatterio che metabolizza inquinanti).

Su tutto spicca la Maison Fibre,  in fibra di vetro e di carbonio (https://www.icd.uni-stuttgart.de/projects/maison-fibre/).  Che nasce dalla consapevolezza dell’ enormità di detriti architettonici che produciamo.

2021 Venice Biennale Architettura. Maison Fibre in fibre, in vetro e carbonio

Arrivano poi tanti studi e casistiche worldwide, materiali  di potenziali approfondimenti e workshop da Università ad altre Università, come la Biennale del fare ha consolidato nel tempo.

Toccante lo Stone Garden di Beirut, appena edificato vicino all’epicentro della devastante esplosione del 2020  (https://www.linaghotmeh.com/en/stone-garden-el-khoury-foundation.html).

2021 Venice Biennale Architettura. Stone Garden Beirut

Il Progetto di Villaggio lunare, cominciato nel 2018, su commissione dell’ESA, in questo difficile momento storico, malgrado le positive ricadute tecnologiche sempre implicate nelle ricerche più avanzate, sembra una proiezione fantasmatica di qualche scienziato in delirio. Non poteva mancare il modello ospedaliero, con un video di OMA gettonato da chi vuole riposarsi sui lettini. Poiché tutti sanno che è impossibile visionare tutti i video proposti in kermesse così ampie,  perché sacrificarli/ci così?

2021 Venice Biennale Architettura. Modulo abitativo lunare

Il curatore della 17a Biennale il domandone “Come vivremo insieme” se l’era posto prima della pandemia. Le risposte appaiono spesso disorganiche rispetto al tempo di elaborazione disponibile, ma la Biennale è troppo importante per non evidenziare almeno una parte dei contributi più interessanti.

Nella mostra del curatore ai Giardini, in particolare, è molto interessante la riflessione sull’urbanizzazione planetaria Worlds of Planetary Urbanisation di Neil Brenner & Co. Tra i casi più impressionanti il delta del Fiume delle perle (Hong Kong-Schenzen-Guangzhou), il corridoi metropolitani sul golfo di Guinea e nel mare del Nord.

Anche tra i padiglioni (nazionali) c’è chi concentra il messaggio sull’ abitare nelle forme delle arti pittoriche, come quello del Cile: 525  tele di 21 tra artisti e studenti, su un insediamento residenziale pubblico di Santiago.

2021 Venice Biennale Architettura-Padiglione del Cile

Gli USA regalano un’iniezione di sano  ottimismo attraverso le tradizionali strutture lignee dell’architettura rurale e popolare americana anonima.

Sempre sul crinale dell’ ideale, i Paesi Scandinavi, coniugano un esempio di cohousing. Forse il più ispirato e accogliente è il Padiglione danese, in cui la tisana offerta è sorseggiabile everywhere tra divani e acqua gorgogliante.

Il tema del riposo (mentale ed estetico) lo si ritrova anche nella tenda simbolica memoria di quella del campo di rifugiati di Al Saraa, in Giordania (Arsenale). La Corea del Sud, sempre nuova nelle proposte, si è vista decapitare il suo ottimo progetto di Future School per le necessità del distanziamento.

La 17a Mostra Internazionale appare indebolita nella vocazione progettuale, ma i contenuti non mancano.

Evidenziato il fatto che la produzione di cemento è responsabile dell’8% della CO2 prodotta al mondo. Il calcestruzzo è una minaccia diffusa oltre misura. Così, negli Emirati Arabi hanno studiato come produrre un’alternativa al cemento Portland dai prodotti di risulta della dissalazione marina.

2021 Venice Biennale Architettura Emirati Arabi Uniti

Israele rilegge lucidamente il mutamento da biblica “terra di latte e miele” a campioni dell’ allevamento scientifico ed intensivo  nel prosciugato  lago di Hulet (Galilea) con la perdita di bufali e papiri.

2021 Venice Biennale Architettura Padiglione di Israele

L’Olanda, esplorando modalità percettive e di adattamento creativo al loro spazio sempre diverse, restano radicati alla loro cultura modernista.

Grande e ricco lo sforzo del Belgio che ha portato 50 progetti da 45 città fiamminghe, capaci di trasmettere dai plastici colorati la spinta a ricucire e migliorare il tessuto abitativo e urbanistico (tante sono ristrutturazioni, conversioni, casi di riuso).

2021 Venice Biennale Architettura Padiglione del Belgio

In tema di analisi dell’esistente, la  Serbia porta il caso del centro minerario di Bor, definito dagli 8 km di sviluppo lineare dalla generatrice dei giacimenti di rame (con un allestimento davvero notevole).

2021 Venice Biennale Architettura. Padiglione Serbia-Città mineraria di Bor

Molti paesi si interrogano su peculiarità storico-strutturali proprie. In Irlanda, Dublino è il primo hub-dati d’Europa. Nel 2027 la sua infrastruttura digitale  consumerà il 31 % della domanda energetica. Il Brasile, oltre le utopie (es.Brasilia) per trasformare l’esistente (col degrado delle  megalopoli), alla ricerca di soluzioni infrastrutturali come le vie fluviali per San Paolo.

La Polonia sul suo paesaggio agricolo, la Romania sulla migrazione e la diaspora e la conseguente de-urbanizzazione. Su spopolamento e perdita d’identità dello spazio urbano torna l’ Estonia, Il Padiglione ungherese ospita dodici casi di riqualificazione di altrettanti edifici modernisti socialisti di Budapest ad opera di altrettanti architetti, dalla Repubblica Ceca alla Romania.

Dell’identità greca moderna è esempio l’asse urbano di piazza e via Aristotele di Salonicco, edificata ad inizio XX secolo  su un palinsesto antico. Di quella irachena parla la storia delle imbarcazioni preistoriche e primordiali dell’area. Per il Messico e la Cina, interessanti i ripescaggi dei concetti di spazi comuni (vecindades e yuan-er ovvero  corte/cortili multifamiliare). Il Padiglione russo è aperto a tutti nonostante il restauro in corso.

2021 Venice Biennale Architettura. Mexico-Vecindades

Nell’impossibilità di citare tutti i meritevoli, va sottolineato che, di frequente,  sembra di essere in un convegno scientifico in cui agli interventi dei professori ordinari fanno eco i Posters dei collaboratori. Colle linee di ricerca minori al completo, il che non è sempre negativo. Ma diventa estremamente dispersivo.

Talvolta, senza l’aiuto dei mediatori culturali non si identificano neanche le didascalie. Fatta la tara del Covid- impact che ha scoraggiato altre  partecipazioni nazionali e imposto limiti evidenti ai contenuti del catalogo (molto asciutto rispetto agli stessi pannelli espositivi) non pare di ricordare nessuna Biennale così slegata e difficile.

Il Padiglione Italia è ridondante e inclusivo, al punto da diventare illeggibile.

2021 Venice Biennale-Padiglione Italia

Dedicato alle comunità “resilienti” d’Italia e degli italiani nel mondo, esibisce (sulle pareti degli allestimenti del 2019) una tale messe di materiali tipo ciclostile da rendere improbabile la loro lettura anche a chi volesse/potesse accamparsi per due settimane al suo interno. Ci vorrebbe un Baedeker apposito per dare la bussola. Che servirebbe anche per il Padiglione Tedesco, totalmente vuoto. Solo QR Code che, in fondo, sembrano in linea coi senso d’inadeguatezza comunicato da una parte della Biennale, più di quanto non si voglia ammettere – vogliamo pensare – influenzata pesantemente dal Covid- impact.

Confinato nella missione di valorizzare il patrimonio creativo ed artigianale di Venezia, l’omonimo Padiglione sforna gli utopici progetti di Education Stations di Michele De Lucchi, la riflessione sull’economia della bellezza di Emilio Casalini e un drappello di eccellenti artigiani.

Molto interessante la sezione The Resilience of Venice, sugli effetti del cambiamento climatico sulla laguna. Ma non sarebbe arrivato il momento di dedicare un Padiglione al principale problema lagunare, dopo quello dell’acqua alta, ora contenuto dal MOSE, ovvero il sovraffollamento turistico (ne riparliamo…) od overtourism?

Troppo importante è l’architettura per le nostre vite perché si ceda alla tentazione di  scherzare sull’antropologia dell’architetto: quello che (si) pone domande sbagliate per (colpa? del)la Biennale/ per fare effetto su chi lo ascolta/ per risolvere problemi/ per fare Accademia/ per occupare spazio nel mondo. Queĺlo che fa domande e non dà risposte:  c’è un modo pubblico di rispondere all’immobilizzazione tecnologicamente agevolata vissuta col Covid? (Austria).

Quello che fa cose: per l’abitare/ per la città/ per l’ambiente e l’urbanistica/ per convincerci che è un genio? Quello che ricorda: utopie/ modelli/cercando faticosamente ispirazione.

Leoni d’oro in arrivo: alla carriera all’ architetto spagnolo Rafael Moneo (es. Stazione- giardino di Atocha-Madrid); alla memoria a Lina Bo Bardi (es. Museo d’arte di Sao Paulo del Brasile); Speciale a Vittorio Gregotti (Casabella, Forma del Territorio).

2021 Venice Biennale Architettura. Padiglione Barhein-Protesi per edifici a rischio
2021 Venice Biennale Architettura
2021 Venice Biennale Architettura Inabitating new tectonics
Laura Traversi

Laura Traversi

Laureata e specializzata in storia dell’arte all’Università “La Sapienza” di Roma, ha svolto, tra 1989 e 2010, attività di studio, ricerca e didattica universitaria, come borsista, ricercatore e docente con il sostegno o presso i seguenti istituti, enti di ricerca e università: Accademia di San Luca, Comunità Francese del Belgio, CNR, ENEA, MIUR-Ministero della Ricerca, E.U-Unione Europea, Università Libera di Bruxelles, Università di Napoli-S.O Benincasa, Università degli Studi di Chieti-Università Telematica Leonardo da Vinci. Dal 2010 è CTU-Consulente Tecnico ed Esperto del Tribunale Civile e Penale di Roma. È autrice di articoli divulgativi e/o di approfondimento per vari giornali/ rubriche di settore e docente della 24Ore Business School.

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