Voleva fare la giornalista, poi ha tentato con la carriera universitaria ma ha vinto un concorso nella Pubblica Amministrazione e ha trovato la stabilità, che le consente di coltivare due grandi passioni: la scrittura e gli autori americani. Sono questi i due grandi motori che hanno spinto Roberta Casasole a scrivere Donne di tipo 1 (Feltrinelli) un romanzo esilarante che è schizzato immediatamente ai primi posti delle classifiche.

La protagonista si chiama Giovanna J. Giò, una donna dotata di bellezza e cattiveria disarmanti, al punto che è impossibile non amarla anche perché, sotto sotto, ha molti buoni motivi per essere inferocita, a partire dalla Sindrome Premestruale Perenne di vari livelli che la affligge fin da giovane, una malattia che cerca di farsi riconoscere dall’INPS per poter ottenere un’invalidità.
Le risata sono garantite, spesso amare ma non meno divertenti, insieme a importanti riflessioni su alcuni mali insiti nella nostra società. Uno su tutti: le lobby del mondo accademico.
Da cosa è nata l’idea del libro?
L’idea mi è venuta in treno, perché per tantissimi anni ho fatto la pendolare Roma-Bolsena e prendevo questi treni regionali che, come è ben noto, sono attivatori di Sindrome Premestruale Perenne perché sono sempre in ritardo e d’estate fa un caldo terribile. In circostanze analoghe viene facile pensare di far fuori tutti.
C’è molta letteratura americana in questa storia
Mi piace molto la letteratura americana e mi piacciono soprattutto le storie di autori meticci come Charles Bukowski, John Fante, persone nate in Europa che si sono trapiantate in America e hanno raccontato questo senso di straniamento. Si tratta di personaggi controversi, sgradevoli ed esclusivamente uomini. Per una volta ho voluto raccontare una donna sgradevole e antipatica che, però, avesse un forte carisma.
Parlaci di Giovanna J. Giò, questa donna bellissima e sempre arrabbiata che mangerebbe tutti.
Il nome, innanzitutto, viene da John Fante. È un personaggio molto arrogante, ritiene di essere particolarmente intelligente, particolarmente dotata, di essere superiore a tutti ed è sempre arrabbiata perché, comunque, è un anti personaggio, una specie di antidonna che fa il contrario di quello che le donne, secondo gli stereotipi, dovrebbero fare. Non si prende cura degli altri, non è accomodante, non ha mai cedimenti. Tutto ciò che desidera è isolarsi dal mondo e leggere i capolavori della letteratura americana.
Un po’ ti somiglia?
Bè sì, è bellissima come me (sorride).
Anche tu hai gli occhi verdi come il manto di un’iguana?
Purtroppo no, ho normalissimi occhi marroni. Ho scelto la bellezza come un espediente narrativo. Giovanna J. Giò, per una specie di effetto Virna Lisi (nello spot di un dentifricio le dicevano: con quella bocca puoi dire ciò che vuole), può dire tutto quello che le passa per la testa ma non viene mai ascoltata perché gli uomini si soffermano sulla sua bellezza, di cui è inconsapevole.
Il linguaggio che la protagonista usa, così caustico ma profondamente grottesco, è uno dei grandi protagonisti di questo libro.
Sì, sicuramente usa un linguaggio molto complesso, perché a volte è aulico, a volte aggressivo e senza cedimenti.
Oltre agli americani c’è qualche autore italiano a cui ti sei ispirata?
Cito Aldo Busi che amo molto anche se la sua figura televisiva, secondo me, ha un po’ coperto la sua grandezza letteraria. Solo lui riesce a scrivere pagine scorrevolissime, a volte senza mettere mai un punto. Ha una grandissima forza letteraria.
Dietro all’ironia che pervade il libro, si nascondono alcuni mali sociali, come il baronato ad esempio.
La carriera universitaria in Italia è dura. Ci sono delle lobby molto potenti e radicate che ostacolano il passaggio a chi ha voglia di andare avanti. Ho tentato questo percorso ma alla fine ho dovuto rinunciare perché con quello che mi davano non ci pagavo le bollette.
Se il libro diventasse un film, chi vedresti nei panni di Giovanna J. Giò?
Quando ho creato Giovanna J. Giò mi sono ispirata a Meghan Fox, un’attrice di una bellezza tale da incutere timore.
Laureata in comunicazione alla facoltà di Psicologia della Sapienza, ho mosso i primi passi nel giornalismo nel 2005, grazie a uno stage all'interno della redazione cronaca del TG3 nazionale. Sono iscritta all’ordine dei giornalisti pubblicisti del Lazio e scrivo di cultura e spettacoli su alcuni dei settimanali e mensili italiani più diffusi, cartacei e online (D di Repubblica, Donna Moderna, Famiglia Cristiana, Confidenze, Pianeta Donna, Io Donna, Benessere). Per qe-magazine.com, il magazine del Principato di Monaco, curo "Scintille", una rubrica di interviste a personalità del mondo della cultura e dello spettacolo mentre per l'Almanacco del Cnr scrivo articoli scientifici. Oltre alla passione per il giornalismo coltivo quella per la scrittura creativa. Negli anni ho seguito numerosi corsi e i miei racconti compaiono in diverse antologie (Giulio Perrone Editore, Marsilio, Emma Books). Al 2011 risale il mio debutto nella narrativa biografica con "Quella volta un angelo, incontri che cambiano la vita" (Paoline) una raccolta di venti interviste a personalità note e amate dal grande pubblico che raccontano gli incontri importanti della loro vita. Ho avuto l’onore di intervistare, tra gli altri, Carla Fracci, Ennio Morricone, Alessio Boni, Francesca Archibugi, Maria Grazia Cucinotta e Fabrizio Gifuni.








