C’è un rischio quando un grande autore muore: che la sua eredità venga trasformata in monumento. Andrea Camilleri sembra sottrarsi a questa tendenza.
Forse per la vastità della sua opera che, esuberante com’è, fatica a stare dentro una teca, o, forse, perché la sua scrittura nasce proprio dall’attraversamento dei linguaggi: dal teatro alla radio, dalla televisione alla narrativa, dalla poesia al dialetto, dalla memoria privata a quella collettiva.
La memoria di Andrea Camilleri non è solo un luogo a cui tornare, ma un territorio vivo che continua a esistere e generare letteratura. Forse è proprio questa la narrazione di lui più difficile da comprendere perché permeata dalla sua sorprendente e quasi spiazzante presenza.
Camilleri continua a comparire dove meno te lo aspetti: in una voce che legge, in un radiodramma, in un sogno, in un incontro, in una poesia scritta in siciliano e nella voglia di un autore esordiente di raccontare qualcuno che non conosce, o che crede di non conoscere.
Compare persino nella struttura di un premio letterario che, invece di confinarlo alla sola celebrazione, prova a fare la cosa più camilleriana possibile: mettere in circolo nuove storie.

Questo prodigio si è ripetuto al Teatro Quirino di Roma, per la seconda edizione del Premio Andrea Camilleri Nuovi Narratori, indetto dal Fondo Andrea Camilleri e curato da Arianna Mortelliti, scrittrice e nipote dello scrittore.
Una serata concepita come uno spettacolo corale: musica, letture, immagini, performance e parole scritte hanno costruito la trama di un omaggio di cui lo scrittore siciliano non era semplicemente il destinatario, ma una presenza discreta e dirompente al contempo, capace di tenere le fila di linguaggi diversi.
E già questo la dice lunga, perché Andrea Camilleri non è soltanto il romanziere di Montalbano. Prima, durante e accanto alla sua longeva stagione letteraria è stato uomo di teatro, regista, autore radiofonico e televisivo, sceneggiatore, intellettuale, osservatore critico e acuto della società.
Il Premio nasce esattamente dalla consapevolezza che seguire le diverse strade da lui percorse, possa dare cittadinanza a forme diverse di espressione. Il tema scelto per questa seconda edizione era “L’altro”: una parola apparentemente semplice, quasi elementare, e invece enorme. “Non bisogna avere paura dell’altro, perché tu rispetto all’altro sei l’altro”, scriveva Camilleri.
Le opere premiate hanno risposto alla chiamata di raccontare l’altro non come nemico, ma come possibilità di conoscenza, come specchio e occasione di cambiamento.
- Per la categoria radiodrammi hanno vinto Gianluca Ingaramo, nella sezione “chiù picca di sissanta”, con Fermata cieca, e Paolo Tartamella, nella sezione “chiù assà di sissanta”, con Due uomini.
- Per il racconto breve, Samuele Cerquetti con Tu non sei di qui e Susanna Oliva con Lo spazio vuoto.
- Per la fiaba, Luisa Taibi con Il giorno in cui nonno Angelo diventò piccolo e Claudia Palombi con L’orca Urka e il segreto di Alamò.
- Per la poesia, Rosa Maria Di Natale con L’autru passìa e Benedetto Minuto con Ho premuto il grilletto contro l’altro soldato.
Ogni categoria è divisa in due sezioni: “chiù picca di sissanta” e “chiù assà di sissanta”, meno di sessant’anni e più di sessant’anni. È un piccolo gesto linguistico che contiene una precisa idea della letteratura: non esiste un’età giusta per cominciare a raccontare, qualcosa di profondamente camilleriano che merita di non passare inosservata.
Del resto, la biografia di Camilleri lo dimostra ampiamente. Dopo il teatro, il lavoro in Rai, la regia, la scrittura arrivò quando aveva già superato i sessant’anni, e con essa il successo letterario.
Il Premio trasforma questa peculiarità biografica in una regola felice: non mettere i giovani contro gli anziani, ma farli stare nello stesso luogo, dentro la stessa gara, davanti alla stessa pagina. È un modo per dire che il tempo può essere una materia narrativa, non una condanna. E forse anche questo, quella sera, rendeva Camilleri così presente.
C’è un altro luogo nel quale la sua presenza continua a farsi sentire, questo luogo è il Fondo Andrea Camilleri.
Nato nel 2022 da un progetto pensato dallo stesso Camilleri, il Fondo ha come obiettivo la tutela della sua eredità artistica e la conoscenza della sua opera di scrittore. Soprattutto, conserva le sue carte e il percorso umano e intellettuale che quelle carte racchiudono. Questa distinzione è fondamentale.
Un archivio può essere un luogo nel quale il passato viene ordinato e conservato mentre il Fondo Camilleri sembra voler essere qualcosa di più, ovvero un luogo nel quale il passato si fonde al presente e genera futuro.
È una differenza sostanziale, perché tra quelle carte non c’è soltanto il Camilleri arrivato alla fama, quello che tutti conosciamo, ma c’è il ragazzo che scrive, il professionista che lavora in Rai, il regista, l’autore teatrale, l’uomo che accumula materiali, appunti, giornali, tracce del proprio percorso.
C’è, insomma, la lunga strada che precede il successo e che permette di capire quanto poco lineare sia una vocazione. In questa ottica, il Premio Andrea Camilleri Nuovi Narratori appare quasi un’estensione naturale dell’archivio.
Da una parte le nuove voci rivelano come la sua lezione viene raccolta dagli altri, da un’altra parte le carte raccontano ciò che Camilleri ha fatto. Ciò che resta, non a caso, è il tema della terza edizione del premio Nuovi Narratori.
Laureata in comunicazione alla facoltà di Psicologia della Sapienza, ho mosso i primi passi nel giornalismo nel 2005, grazie a uno stage all'interno della redazione cronaca del TG3 nazionale. Sono iscritta all’ordine dei giornalisti pubblicisti del Lazio e scrivo di cultura e spettacoli su alcuni dei settimanali e mensili italiani più diffusi, cartacei e online (D di Repubblica, Donna Moderna, Famiglia Cristiana, Confidenze, Pianeta Donna, Io Donna, Benessere). Per qe-magazine.com, il magazine del Principato di Monaco, curo "Scintille", una rubrica di interviste a personalità del mondo della cultura e dello spettacolo mentre per l'Almanacco del Cnr scrivo articoli scientifici. Oltre alla passione per il giornalismo coltivo quella per la scrittura creativa. Negli anni ho seguito numerosi corsi e i miei racconti compaiono in diverse antologie (Giulio Perrone Editore, Marsilio, Emma Books). Al 2011 risale il mio debutto nella narrativa biografica con "Quella volta un angelo, incontri che cambiano la vita" (Paoline) una raccolta di venti interviste a personalità note e amate dal grande pubblico che raccontano gli incontri importanti della loro vita. Ho avuto l’onore di intervistare, tra gli altri, Carla Fracci, Ennio Morricone, Alessio Boni, Francesca Archibugi, Maria Grazia Cucinotta e Fabrizio Gifuni.








