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La Grazia. La vita intima di un Presidente della Repubblica raccontata da Paolo Sorrentino

di Patrizia Ruscio

Ci si chiede, durante la visione dei film di Paolo Sorrentino, quale passo ulteriore possa ancora compiere verso la narrazione di quella materia insieme ordinaria e straordinaria che sono i sentimenti. E puntualmente, senza clamore, i suoi film non disattendono le aspettative, dimostrando come in questo caso che La Grazia del suo Cinema non è mai solo un titolo, ma una conquista.

immagine per La Grazia. di Paolo Sorrentino
La Grazia, di Paolo Sorrentino

 

Il regista torna a interrogare il potere ma stavolta lo fa spostando il focus sul peso interiore delle scelte. Il protagonista è Mariano De Santis (Toni Servillo) un Presidente della Repubblica alla fine del mandato chiamato a prendere decisioni importanti, un personaggio sospeso tra la solennità della carica pubblica e la fragilità di un uomo che sente la pressione delle proprie scelte.

Tra queste, una legge sull’eutanasia e la decisione se dare o meno la grazia a due detenuti, che diventano il fulcro morale del racconto non tanto per il loro valore politico, quanto per il carico emotivo e simbolico che portano con sé.

È il peso specifico delle decisioni più che la loro spettacolarità a interessare Sorrentino, un peso che viene contrapposto alla leggerezza rappresentata in vari e originali modi, come l’astronauta dimenticato nello spazio che fluttua e piange in assenza di gravità.

Il regista gioca come sempre con i simboli ma qui lo fa con una nuova e quasi rarefatta consapevolezza. Le immagini, i silenzi, i gesti minimi e le musiche techno parlano più delle parole: è l’inconscio a prendere la scena e a guidare la narrazione. In questo Sorrentino si conferma maestro assoluto, nell’usare gli ossimori per rendere visibile ciò che normalmente resta sepolto sotto la superficie.

La narrazione gioca spesso con gli ossimori. Un Presidente che cammina, che osserva, che ha nostalgia della moglie morta, diventa una figura universale: dietro l’apparato politico e istituzionale, ciò che emerge sono le relazioni. È proprio lì che si annida la vera eccezionalità. Non nei palazzi, non nelle cerimonie, ma nel disvelamento di passioni e segreti.

La leggerezza è il tratto che più colpisce: Sorrentino sembra spogliarsi progressivamente dell’eccesso per arrivare a una purezza dello sguardo sempre più netta.

immagine per Patrizia Ruscio
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Laureata in comunicazione alla facoltà di Psicologia della Sapienza, ho mosso i primi passi nel giornalismo nel 2005, grazie a uno stage all'interno della redazione cronaca del TG3 nazionale. Sono iscritta all’ordine dei giornalisti pubblicisti del Lazio e scrivo di cultura e spettacoli su alcuni dei settimanali e mensili italiani più diffusi, cartacei e online (D di Repubblica, Donna Moderna, Famiglia Cristiana, Confidenze, Pianeta Donna, Io Donna, Benessere). Per qe-magazine.com, il magazine del Principato di Monaco, curo "Scintille", una rubrica di interviste a personalità del mondo della cultura e dello spettacolo mentre per l'Almanacco del Cnr scrivo articoli scientifici. Oltre alla passione per il giornalismo coltivo quella per la scrittura creativa. Negli anni ho seguito numerosi corsi e i miei racconti compaiono in diverse antologie (Giulio Perrone Editore, Marsilio, Emma Books). Al 2011 risale il mio debutto nella narrativa biografica con "Quella volta un angelo, incontri che cambiano la vita" (Paoline) una raccolta di venti interviste a personalità note e amate dal grande pubblico che raccontano gli incontri importanti della loro vita. Ho avuto l’onore di intervistare, tra gli altri, Carla Fracci, Ennio Morricone, Alessio Boni, Francesca Archibugi, Maria Grazia Cucinotta e Fabrizio Gifuni.

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