ultimi articoli dell'autore

Palazzo Collicola riscrive la sua storia. A Spoleto il contemporaneo si fa racconto

C’è un momento in cui un museo smette di limitarsi a custodire una collezione e sceglie invece di raccontare una storia. È quanto accade a Palazzo Collicola, dove l’inizio della sessantanovesima edizione del Festival dei Due Mondi coincide con un profondo ripensamento della Galleria d’Arte Moderna Giovanni Carandente e con un articolato programma espositivo, che conferma il museo spoletino come uno dei principali centri italiani dedicati all’arte contemporanea.

immagine per Palazzo Collicola estate 2026
Palazzo Collicola estate 2026

Il nuovo allestimento, voluto da Saverio Verini, Direttore dei Musei Civici di Spoleto, con la consulenza scientifica di Arianna Paragallo e il progetto architettonico di Filippo Loy, non si limita a una diversa disposizione delle opere; propone, piuttosto, una rilettura della storia culturale di Spoleto, facendo emergere il fitto intreccio di relazioni che, dalla seconda metà del Novecento fino a oggi, ha trasformato la città umbra in uno dei luoghi privilegiati del dialogo internazionale tra arti visive, teatro, musica e sperimentazione.

Al centro del progetto permane naturalmente la figura di Giovanni Carandente; storico dell’arte, critico e curatore, il suo nome è indissolubilmente legato a Spoleto fin dal 1962, quando ideò la leggendaria Sculture nella città, una delle esposizioni che hanno cambiato il modo di concepire il rapporto tra arte contemporanea e spazio urbano.

Oggi, quella stessa eredità viene riletta attraverso un percorso che restituisce non soltanto la qualità delle opere conservate nel museo, ma anche il sistema di incontri, amicizie, committenze e collaborazioni che ha costruito la collezione nel corso dei decenni.

Il nuovo percorso espositivo, articolato in sedici sezioni, sceglie una narrazione insieme cronologica e tematica. Accanto ai grandi protagonisti della raccolta – Leoncillo, Alexander Calder, Beverly Pepper e Sol LeWitt – trovano spazio opere provenienti dai depositi, nuovi comodati e materiali d’archivio, lettere, fotografie e documenti che restituiscono il contesto storico delle acquisizioni.

Il museo assume così la forma di un organismo vivo, nel quale la collezione non appare come un insieme statico di capolavori ma come il risultato di una continua costruzione culturale.

Particolarmente significativa è la scelta di dedicare sale monografiche a figure che hanno intrecciato il proprio percorso con quello della città.

Se Leoncillo rappresenta la radice storica del rapporto tra Spoleto e la scultura contemporanea, Calder e Beverly Pepper testimoniano l’apertura internazionale inaugurata negli anni Sessanta. Sol LeWitt, presente con un nucleo ampliato grazie a nuovi comodati, conferma invece il ruolo della città come laboratorio privilegiato delle ricerche concettuali.

Non meno importante appare il recupero di figure e opere rimaste a lungo ai margini del percorso espositivo. L’inserimento di artiste come Elisa Montessori e Simona Weller, insieme al ritorno di lavori raramente esposti, suggerisce una volontà di rileggere criticamente la storia della collezione, ampliandone prospettive e narrazioni.

Un capitolo particolarmente intenso è dedicato allo stesso Carandente. Qui documenti, progetti, lettere e opere costruiscono una sorta di studio ideale che restituisce la dimensione umana del grande storico dell’arte, facendo emergere la rete di rapporti che coadiuvò una stagione irripetibile della cultura italiana.

Il riallestimento dialoga direttamente con il programma del Festival dei Due Mondi, che quest’anno trova in Giuseppe Penone uno dei suoi protagonisti assoluti.

La mostra Anafora, allestita nelle sale del Piano Nobile, propone una selezione di sculture capaci di instaurare un rapporto diretto con l’architettura settecentesca del palazzo. L’imponente Albero che accoglie il visitatore nel Salone d’Onore diventa il fulcro di un percorso in cui natura, tempo e materia costruiscono un dialogo continuo con lo spazio storico.

L’intervento di Penone non si esaurisce tuttavia all’interno del museo. Le installazioni diffuse nel centro storico e il progetto video Ephemĕris, ospitato nell’ex Battistero della Manna d’Oro grazie alla Fondazione Carla Fendi, trasformano l’intera città in un unico itinerario dedicato alla poetica dell’artista.

È una presenza discreta ma pervasiva, coerente con il tema delle radici scelto dal Festival, nella quale il rapporto tra uomo e natura assume una dimensione insieme fisica e spirituale.

Accanto a Penone, Palazzo Collicola presenta anche la personale Grande assurdo di Adelaide Cioni e quella di Filippo Marignoli, titolata Un salto nel vuoto. Si tratta di due ricerche differenti che ampliano ulteriormente il panorama del contemporaneo, mettendo in dialogo linguaggi generazionali diversi con una collezione storica che continua ad accogliere nuove prospettive.

Il risultato complessivo supera la dimensione della semplice inaugurazione. Palazzo Collicola sembra oggi rivendicare una diversa idea di museo: non deposito della memoria, ma dispositivo culturale capace di produrre nuove letture del presente.

La scelta di valorizzare archivi, depositi, comodati e nuove acquisizioni dimostra come la storia dell’arte possa essere continuamente riscritta attraverso il confronto tra opere, documenti e contesti.

Nel contesto del Festival dei Due Mondi, questo progetto assume un significato ulteriore. Se il Festival continua a essere il luogo dell’incontro fra discipline, il museo diventa lo spazio in cui tali incontri sedimentano, si trasformano in patrimonio e vengono restituiti alle generazioni future.

È una prospettiva che guarda oltre l’evento temporaneo e che conferma Palazzo Collicola come uno dei più interessanti laboratori italiani dedicati al racconto dell’arte contemporanea.

immagine per Patrizia Ruscio
+ ARTICOLI

Laureata in comunicazione alla facoltà di Psicologia della Sapienza, ho mosso i primi passi nel giornalismo nel 2005, grazie a uno stage all'interno della redazione cronaca del TG3 nazionale. Sono iscritta all’ordine dei giornalisti pubblicisti del Lazio e scrivo di cultura e spettacoli su alcuni dei settimanali e mensili italiani più diffusi, cartacei e online (D di Repubblica, Donna Moderna, Famiglia Cristiana, Confidenze, Pianeta Donna, Io Donna, Benessere). Per qe-magazine.com, il magazine del Principato di Monaco, curo "Scintille", una rubrica di interviste a personalità del mondo della cultura e dello spettacolo mentre per l'Almanacco del Cnr scrivo articoli scientifici. Oltre alla passione per il giornalismo coltivo quella per la scrittura creativa. Negli anni ho seguito numerosi corsi e i miei racconti compaiono in diverse antologie (Giulio Perrone Editore, Marsilio, Emma Books). Al 2011 risale il mio debutto nella narrativa biografica con "Quella volta un angelo, incontri che cambiano la vita" (Paoline) una raccolta di venti interviste a personalità note e amate dal grande pubblico che raccontano gli incontri importanti della loro vita. Ho avuto l’onore di intervistare, tra gli altri, Carla Fracci, Ennio Morricone, Alessio Boni, Francesca Archibugi, Maria Grazia Cucinotta e Fabrizio Gifuni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *