Censura. Tecnicamente la censura è l’azione con cui una istituzione interdice in vario modo una forma di espressione ritenuta contraria all’ordinamento giuridico o lesiva dei valori condivisi da una società.
Questa interdizione può essere diretta contro una particolare espressione (un libro, una canzone, un singolo prodotto dell’ingegno) o contro una persona, perché tutte le sue espressioni presentano quelle caratteristiche.
Gli esempi storici sono tanti, ma vale la pena ricordare quei casi particolarmente interessanti nel caso dell’arte, in quanto la censura colpì gli aspetti formali della produzione artistica; per esempio il nazismo che censurò gran parte dell’arte moderna ritenendola l’espressione di particolari caratteristiche politiche e razziali per sé inaccettabili, oppure i casi di socialismo reale che ammisero solo una forma di realismo che ne propagandasse i rigidi valori sociali.
In genere, la censura non ammette possibili interpretazioni simboliche o allegoriche che possano indurre lo spettatore a un’attività interpretativa al di fuori dei canoni ufficiali o ammessi dalla legge.
Nel linguaggio comune si tende ad abusare del termine censura, indicando qualsiasi gesto escludente o selettivo pure se esercitato legalmente e con diritto.
Recentemente suscitarono polemiche, in occasione di un avvenimento musicale con moltissimi artisti presenti, le motivazioni per le quali il comitato organizzatore ha ritenuto di ritirare l’invito fatto a un artista; gesto per il quale si usò il termine censura su tutti i mezzi d’informazione, del tutto a sproposito.
Pur se le motivazioni – com’è ovvio – erano discutibili, nessuno infatti si sognò di proibire a quell’artista di esibirsi altrove o di continuare a vendere la sua musica.
Al di là di questi casi palesi, esistono però delle politiche censorie molto sottili ma molto efficaci anche là dove, come nelle democrazie occidentali, ogni forma di censura è bandita per legge e l’espressione dell’opinione personale è protetta.
Sono ormai molti gli studi sociali e politici che hanno individuato forme di potere pratico che nei fatti rendono impossibili o socialmente inaccettabili alcune forme di espressione che potrebbero rivestire carattere eversivo o sovversivo – anche solo concettualmente – nei confronti del sistema politico o di comunicazione vigenti.
Ciò che è ritenuto osceno, diffamatorio, autentico, utile, pur essendo ovviamente un valore storicamente oscillante, proprio per i suoi contorni malleabili e sfuggenti è stato spesso usato da forme istituzionali di potere sia per agire contro prodotti artistici e culturali o persone ritenuti scomodi, sia per impedirne l’ulteriore produzione o presenza – agendo, ad esempio, sulle strutture della scuola e dell’università pubbliche, sui finanziamenti per i musei e le accademie.
Anche queste sono forme di censura, indiretta ma egualmente efficace.
Lorenzo Gasparrini Dottore di ricerca in Estetica, dopo anni di attività universitaria a Roma, Ascoli, Narni in filosofia, scienze della formazione, informatica, ora è editor per un editore scientifico internazionale. Attivista antisessista, blogger compulsivo, ciclista assiduo, interessato a tutti gli usi e costumi del linguaggio.








