Investire nel futuro della cultura? Quale?

Tardiva e confusionaria lettera dei 45 all’Ue. Risultato: cultura e giovani perdono 6 miliardi

immagine per futuro della cultura
Arte è politica, 1985… Opera digitale di Giorgio Kadmo Pagano

Le firme delle 45 personalità di spicco della cultura che hanno chiesto, a soli quattro giorni dal Consiglio europeo più lungo degli ultimi 20 anni, più fondi per la cultura e per le prossime generazioni europee, le potete leggere in calce alla lettera rivolta ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione europea che trovate di seguito nella traduzione italiana di Monica Cuneo.

Vi accorgerete subito della confusione già nelle firme: ci sono ben 3 personalità del Regno Unito che, non solo non fa parte dell’Ue, ma è contro l’Unione europea, c’è una islandese la cui patria da tempo non fa più parte dell’Unione, Marina Abramović ormai più statunitense che europea e… un solo italiano, il compositore – chiedo venia, “composer”Campogrande il cui sito campogrande.it nemmeno il menù ha in italiano.

E cosa dire della palese menzogna con la quale è stato redatto quel testo, only english, proclamando più volte l’essere, quella europea, “una cultura unita nella sua diversità” là dove, invece, le varie culture europee dal 1943 sono sotto attacco anglo-americano con l’obiettivo della loro etnolisi in quanto, come sosteneva Churchill, in tal modo si ha un bottino migliore che non occupando le nazioni e asservendone i popoli?! Ma ancora pochi, troppo pochi, capisco che lo schiavismo, dei corpi prima e delle menti oggi, ha precise volontà di smodato arricchimento e sfruttamento. Lo stesso crimine compiuto contro l’ambiente in questi decenni.

Ad ogni modo lettera fuori tempo, debole nella rappresentatività dei diversi Paesi, fiacca e menzognera nel testo, tutto sommato un obsoleto scritto “buonista e falso” di Regime anglobano che, non a caso, ha portato a casa 6 miliardi di meno per cultura e giovani, là dove una prima valutazione dell’impatto economico che la pandemia ha avuto sul solo settore culturale europeo – escluso comparto giovani quindi – ammonta ad oltre 21 miliardi di perdite.

Di quei 45 nessuno aveva compreso ciò che c’era in gioco in quel vertice straordinario e, sebbene diramata 4 giorni prima, in nessun paragrafo se ne fa riferimento. I soliti artisti col “cappello in mano”, come in Italia con il Forum? Certo!, ma più intelligenti perché, quantomeno, si sono resi conto che dall’Europa potevano venire quelle risorse che, a pandemia ancora in atto, nessuna nazione da sola era ed è in grado di profondere. In questo, la pochezza intellettuale maggiore è stata quella di non fare nemmeno un augurio ai loro Destinatari affinché quel vertice straordinario riuscisse positivamente e quei famosi 750 miliardi di prestito europeo, del quale tutta la stampa da tempo parlava, conseguito. Come di fatto è poi accaduto insieme anche ad importanti innovazioni.

Non è un caso che a Macron abbia dedicato da tempo giusta attenzione [Cfr. L’Italia nel Rinascimento europeo di Macron] e, in effetti, non posso che essere d’accordo con lui sul fatto che la decisione del Consiglio europeo di consentire al PE e alla Commissione di attingere nuove risorse proprie, mediante la tassazione europea, per rendere possibile un prestito comunitario di 750 miliardi di euro, sia “storica”. In effetti, tale decisione rafforza il rapporto tra Commissione e Parlamento europeo finora represso dalla preponderanza del Consiglio. S’intravede persino un possibile governo europeo nella Commissione ma, certamente, ancora con poteri limitati, e starà alla Conferenza sul futuro dell’Europa (nessun riferimento dei 45, a proposito di “futuro”, nemmeno a questa importantissima occasione che impegnerà mezzo miliardo di cittadini europei) a dover decidere sull’abolizione del diritto di veto nel Consiglio europeo e nel Consiglio dei Ministri. Anche se, a mio parere, questo potrebbe essere sorpassato attraverso la tenuta di entrambi i Consigli dell’Area Euro, piuttosto che nell’attuale composizione mista.

Peter Rittig

Ma nell’accordo “storico” del 21 luglio c’è anche qualcosa di più europeo e che riguarda:

    1. L’introduzione di nuove risorse proprie per ripagare una parte del debito comune;
    2. il carattere una tantum di tale misura.

Se la prima sarà compiuta senza nessuna riforma preventiva dei Trattati, essa costituirà un’importante innovazione in quanto eviterà il rimborso essenziale del debito comune attraverso i bilanci nazionali mentre, se cadesse la pregiudiziale “una tantum” di tale misura, ciò preluderebbe ad un bilancio di natura quasi federale. Due “se” sono troppi? Forse.

Ma Michelangelo nel dare forma al Giudizio Universale ne discuteva approfonditamente e con competenza delle Sacre Scritture con Papa Paolo III.

In questa lettera i 45 sembra sappiano a mala pena cosa sia l’Unione europea e quale importanza rivesta il prossimo vertice straordinario. Vogliamo fare un paragone sui risultati?

  • Il primo settembre 1535 “motu proprio” Alessandro Farnese stabilì che a Michelangelo fosse data una rendita di 600 scudi l’anno vita natura durante.
  • Il 21 luglio 2020 cultura e giovani perdono 6 miliardi di Euro.

Credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa (Dante Alighieri, canto XXIX dell’Inferno), più comunemente: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

 

Appello ad INVESTIRE IN TUTTI I NOSTRI FUTURI CREATIVI

La cultura europea è nel mezzo di una crisi. Il modo in cui i decisori decidono di rispondere ora preparerà la scena per il prossimo decennio di vita culturale e creativa nella nostra unione.

Dall’inizio della pandemia COVID-19, i teatri, i cinema, le sale da musica, i musei e altri luoghi di espressione culturale sono rimasti chiusi. Molti di questi luoghi semplicemente non riapriranno.

Il risultato è stato quello di spremere la vita dai settori culturali e creativi, esacerbando la situazione disperatamente pericolosa in cui si trovano la cultura, le arti e i settori creativi in generale.

I settori culturali e creativi sono il terzo datore di lavoro in Europa. Significa che le conseguenze economiche di un settore stagnante sono andate ben oltre il regno della cultura.

Ma, nonostante un panorama culturale così ridotto, è alla cultura che tutti noi ci siamo rivolti durante questo periodo di grandi avversità personali e sociali.

È la musica che ci ha riuniti sui balconi, film e serie TV che ci hanno intrattenuto, documentari, libri, spettacoli, opere d’arte che ci hanno davvero confortato nella nostra solitudine e ci hanno aiutato a fuggire intellettualmente e creativamente.

La risorsa più preziosa dell’Europa è la nostra cultura. È una cultura unita nella sua diversità, una cultura che attira milioni di persone da tutto il mondo ogni singolo mese.

L’espressione culturale in tutta la sua diversità è al centro di ciò che si intende essere europeo.

Nonostante i forti messaggi dei leader dell’Unione europea secondo cui i nostri settori sarebbero fermamente sostenuti, le attuali proposte per un piano di risanamento e un bilancio europeo stranamente non tengono conto delle esigenze dei settori culturali e creativi.

Come creatori e professionisti del settore, chiediamo ai leader dell’UE di essere coraggiosi e di investire in cultura e arte, per investire in tutti i nostri futuri creativi.

Abbiamo bisogno di un piano per rilanciare il nostro ecosistema culturale e ispirare la prossima generazione di europei.

Ciò significa fornire risorse finanziarie a un livello tale da consentire all’arte, alla cultura, alle imprese culturali e creative, ai creatori e ai lavoratori creativi di continuare il loro lavoro, sopravvivere e prosperare nel futuro.

Questa è un’opportunità per l’UE di dimostrare ampiamente che può onorare i suoi valori. È giunto il momento per l’Europa di essere ambiziosa e investire nel suo futuro creativo.

La cultura è il terreno fertile dal quale la prossima generazione europea si unirà e fiorirà. Mostriamo alle prossime generazioni europee che tipo di futuro vogliamo offrire loro!

Aga Zaryan, cantante jazz (PL); Agnieszka Holland, cineasta (PL); Agustín Almodóvar, produttore (ES); Alberto Guijarro, direttore di Primavera Sound e Sala Apolo (ES); Alberto Iglesias, compositore di musica per film (ES); Anne Teresa De Keersmaeker, coreografa di danza contemporanea (BE); Benny Andersson, musicista, compositore (SE); Bernie Sherlock, conduttore (IE); Björk, cantautore (IS); Charles Sturridge, regista (Regno Unito); Dame Evelyn Glennie, percussionista e compositrice (Regno Unito); Daniel Buren, artista visivo (FR); Isabel Coixet, cineasta (ES); István Szabó, regista (HU); Ivo van Hove, regista teatrale (NL / BE); Jaco Van Dormael, regista (BE); Jean-Michel Jarre, pioniere della musica elettronica, musicista (FR); Jean-Pierre e Luc Dardenne, cineasti (BE); Jean-Xavier de Lestrade, regista (FR); Joan Fontcuberta, artista concettuale e fotografo (ES); Lisa Kaindé Diaz Zayas e Naomi Diaz Zayas – IBEYI, cantanti, cantautori e compositori di musica (FR); Marian Urban, sceneggiatrice e produttrice cinematografica (SK); Marina Abramović, artista (SRB / US); Martin Šulík, regista e produttore cinematografico (SK); Maryla Rodowicz, cantante (PL); Michał Urbaniak, musicista e compositore (PL); Milo Rau, regista teatrale (BE / CH); Mirga Grazinyte, direttore (LT / UK); MØ, cantante, cantautore e produttore discografico (DK); Moritz Eggert, compositore (DE); Nele Neuhaus, scrittrice (DE); Nicola Campogrande, compositore (IT); Nina Bouraoui, scrittrice (FR); Nina George, scrittrice (DE); Olga Neuwirth, compositrice (AT); Olivier Guez, scrittore (FR); Paul Dujardin, CEO e direttore artistico di BOZAR (BE); Phil Manzanera, compositore, chitarrista (Regno Unito); Salvador Sobral, musicista (PT); Sebastian Fitzek, scrittore (DE); Stijn Coninx, regista (BE); Thomas Anargyros, produttore (FR); Tiago Rodrigues, scrittore, regista, direttore artistico Teatro Nacional D. Maria II (PT); Tim Etchells, direttore artistico, artista, scrittore (Regno Unito); Yuval Weinberg, direttore (IL / DE).

Giorgio Kadmo Pagano

Giorgio Kadmo Pagano

La prima mostra di Giorgio Kadmo Pagano, ventitreenne, è agli Incontri Internazionali d’Arte nel 1977, ha una preparazione culturale costruita in anni di frequentazioni con il meglio dell’arte italiana, da De Dominicis a Pisani a Kounellis ad Ontani, e politica con il “Gandhi europeo”, Marco Pannella, col quale ho condiviso migliaia di ore di riunioni, nonché prassi di lotta nonviolenta, e che lo ha portato nel 2014 a fare 50 giorni di sciopero della fame in auto davanti al MIUR contro il genocidio culturale italiano. Autore nel 1985 del saggio “Arte e critica dalla crisi del concettualismo alla fondazione della cultura europea”, dove già indicava la necessità di un’avanguardia europea che si facesse “esercito”, oggi col suo nuovo pamphlet ci guida sul “Come divenire la super potenza culturale che siamo”.

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