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La parola al Teatro #81. Circo Fellini. A Como la magia dell’arte circense umile si fa teatro

di Valeria Vite

L’estate del Teatro Sociale di Como si è conclusa il 14 luglio con Circo Fellini, una serie di performance di arte circense in cui giocoleria, acrobazie, danza e recitazione si fondono nello stile unico del grande maestro Federico Fellini, in occasione dei trent’anni dalla sua scomparsa.

immagine per Circo Fellini, Teatro Sociale di Como
Circo Fellini, Teatro Sociale di Como

Se vi aspettate una trama siete fuori strada: gli artisti evocano immagini, stimolando il senso della vista attraverso piccole scene che si esauriscono in se stesse.

Il protagonista è il corpo, attraverso il mimo, la recitazione e la danza dei ballerini dell’Artemis Danza, con le coreografie di Monica Casadei.

Gli artisti giocano con un corpo buffo, colorato con trucco pesante e paillettes, evocano il mondo dei clown senza tuttavia cadere nello stereotipo della categoria: i pagliacci di Fellini sono infatti unici, più umani che grotteschi.

I costumi, caleidoscopici grazie ai continui cambi d’abito, non appartengono ad alcuna epoca storica in particolare, perché il Circo Fellini appartiene a un mondo sospeso, estraneo ad ogni norma spazio-temporale, una sorta di mondo surreale e con pennellate di teatro dell’assurdo. In sintesi, il Circo Fellini è magico.

Gli artisti sono attori, trampolieri, contorsionisti, rue cyr, acrobati e giocolieri, ma le loro performance, pur essendo eseguite ad arte, non si presentano come straordinarie: l’atteggiamento degli artisti è umile proprio per strappare risate al pubblico mettendosi al suo servizio.

Il risultato è uno spettacolo d’eccellenza che ha il sapore dell’arte amatoriale. Anche gli oggetti di scena sono estremamente semplici, tanto che questi clown potrebbero tranquillamente esibirsi in una piazza.

Il pubblico privilegiato è composto dai bambini che conservano ancora la meraviglia essenziale per gustare appieno le evoluzioni degli artisti, tuttavia le scene evocano una poesia dal retrogusto malinconico che conquista anche gli adulti.

Lo spettacolo propone ai più grandi infatti numerosi quesiti: è davvero possibile trasformare le nostre esistenze in una risata? Si può giocare con poco? Possiamo ancora stupirci come quando eravamo bambini? Possiamo tutti quanti trovare un posto nel circo della vita?

La nostalgia per l’infanzia si fonde ad un rinnovato senso di speranza e la comicità, offrendo il fertilizzante ideale per l’umorismo.

immagine per Circo Fellini, Teatro Sociale di Como
Circo Fellini, Teatro Sociale di Como

Anche il sonoro vuole la sua parte, con le colonne sonore di Nino Rota e una voce registrata che illustra le scene rappresentate, offrendo una pennellata narrativa allo spettacolo.

Interessante è il contrasto della voce con il contesto, sembra infatti voler conferire serietà alla più strampalata delle scene o comicità ai momenti più tragici. Si tratta di parole vuote, eppure ricche di significato, con un forte impatto umoristico sullo spettatore.

Il Teatro Sociale ha aiutato questa magia, riuscendo a sospendere la realtà per portarla fin dentro la città di Como.

immagine per Valeria Vite
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Laureata in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Milano, ha intrapreso la carriera di insegnante per passione, o forse per follia. Il teatro, come attrice e come critica, è una vocazione, il latino e il greco sono invece la sua religione. Ama viaggiare, visitare musei, la musica dal vivo e collezionare Funko Pop. I suoi amici la descrivono come un po' pazza, e forse hanno ragione.

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