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Letteratura inaspettata #78. L’arte di ascoltare (e di tacere). Attualità di Plutarco

di Valeria Vite

Dicono, del resto, che la natura ci abbia fornito un paio di orecchie, ma una lingua soltanto, per costringerci ad ascoltare di più e parlare di meno”.

L’arte di ascoltare (e di tacere) è un libello di meno di un centinaio di pagine che appartiene ai Moralia di Plutarco.

Un testo prezioso che ci riporta ai tempi dei dibattiti filosofici, delle orazioni, in un periodo storico in cui la parola era essenziale per distinguersi in società.

Plutarco si rivolge al giovane Nicandro: “Nicandro mio, ti faccio avere questo trattatello sull’arte di ascoltare che ho finito di scrivere, di modo che tu veda qual è la maniera giusta di stare a sentire chi intende persuaderti”.
immagine per L'arte di ascoltare (e di tacere). Attualità di Plutarco

Ai giovani Plutarco rivolge un’attenzione particolare, nonché delle critiche in quanto, a suo parere, parlerebbero senza ascoltare. Ma sono molte le difficoltà che si incontrano in un dibattito: innanzitutto si devono evitare ragionamenti erronei o quelli fatti per qualunque genere di attaccamento nei confronti di chi si parla.

L’orazione deve fondarsi soprattutto sui concetti e, al termine del discorso, bisogna autovalutarsi partendo da se stessi e dal proprio stato d’animo, “valutando se qualche passione sia divenuta più debole, qualche fastidio più leggero, se si siano rinsaldate in noi determinazione e volontà, se sentiamo in cuore un rinnovato entusiasmo per la virtù e per il bene”.

Sono del resto molte le categorie di persone che frequentano le discussioni filosofiche: gli esibizionisti, il malizioso, l’arrogante, l’invidioso, l’ignorante, l’adulatore e l’ipocrita.

L’autore tiene presente il contesto sociale in cui vive, infatti menziona continuamente illustri personaggi della sua epoca, soprattutto il grande oratore Lisia. Le citazioni sono poi numerose e raffinate e danno prova di grande cultura. “Forse non è vero quello che dice Eraclito: meglio celare l’ignoranza; meglio forse per curarla renderla pubblica”.

L’opera è stata scritta nel I secolo d.C. e Plutarco era un uomo del suo tempo, desideroso di dare continuità alla propria cultura ellenica dopo che la Grecia era stata conquistata dai Romani. La Grecia aveva perso l’autonomia politica e le polis erano in crisi, ma Roma continuava a riconoscerle il primato culturale.

Per le Vite parallele Plutarco si considerava uno storiografo, ma gli antichi lo consideravano un filosofo. In realtà il Moralia in questione non è un’opera di filosofia, proprio perché contiene semplicemente delle direttive su come partecipare ai dibattiti filosofici.

Se si trattasse di un’opera dei nostri giorni, la accosteremmo alla pedagogia, alla didattica e alla psicologia, soprattutto per la precisione con cui analizza l’invidia. Non tutti i Moralia, o Ethikà, hanno tuttavia queste caratteristiche: sono un’ottantina di opere solo parzialmente di carattere etico e di varia forma letteraria. Spesso viene usato il dialogo, come fa Platone.

Ma cosa si prova a leggere l’opera oggi, in un’epoca in cui la scienza ha analizzato chirurgicamente l’arte di ascoltare e in cui si fatica ad immedesimarsi in una società in cui la parola regna regina?

Sorprende certamente l’attualità di certe affermazioni e si prova invidia per un mondo in cui la filosofia era così importante. Sì, la stessa invidia per la bella eloquenza di cui parla Plutarco personaggio che sembra essere molto attuale soprattutto a scuola, in quanto vuole insegnare il pensiero critico ai ragazzi: ascoltare non è un atto passivo, è necessario infatti riflettere e rielaborare.

La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere”.

Ma è altrettanto utile agli adulti: strade e metropolitane sono colme di automi isolati con gli auricolari, che non colgono i segnali provenienti dall’esterno. In televisione si privilegiano liti, scandali e urla ai dibattiti puliti, le trasmissioni che evitano questo genere di linguaggio sono le meno seguite. Il risultato è sempre più evidente la scarsa capacità di ascolto che lamentano anche i datori di lavoro per le conseguenti difficoltà di comunicazione e di collaborazione sia tra pari sia con i superiori.

Date tali premesse, forse Plutarco ha ancora qualcosa da dirci.

immagine per Valeria Vite
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Laureata in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Milano, ha intrapreso la carriera di insegnante per passione, o forse per follia. Il teatro, come attrice e come critica, è una vocazione, il latino e il greco sono invece la sua religione. Ama viaggiare, visitare musei, la musica dal vivo e collezionare Funko Pop. I suoi amici la descrivono come un po' pazza, e forse hanno ragione.

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