Proseguono gli spettacoli di lirica al Teatro Sociale di Como che ha appena proposto Luisa Miller, l’ultima opera giovanile e, al contempo, il primo lavoro dell’età matura di Giuseppe Verdi, libretto di Salvatore Cammarano con la direzione di Carlo Goldstein e la regia Frédéric Roels.

Si tratta di una storia d’amore ispirata al dramma Kabale und Liebe di Friedrich Schiller. Luisa Miller, figlia di un vecchio soldato in congedo, si è innamorata di Carlo. Il padre è un brav’uomo, che rispetta i sentimenti della figlia e vorrebbe che lei sia felice al fianco di un marito che ama. Purtroppo, prima che Luisa conoscesse Carlo, la fanciulla era promessa a Wurm che, per ottenere la mano della ragazza, racconta al vecchio che il protagonista maschile sta mentendo sulla sua identità.
Costui sarebbe in verità Rodolfo, figlio del Conte di Walter. Si tratta del topos della storia d’amore in cui i due amanti sono ostacolati e, proprio come Romeo e Giulietta e Tristano e Isotta, la vicenda si concluderà in tragedia: i due moriranno insieme, per avvelenamento, uniti in ciò che i Greci chiamavano eros e thanatos.
Verdi sceglie dunque una storia classica per fare il grande salto verso le opere della maturità: in questa partitura è presente lo spessore e anche alcune caratteristiche tecniche che ritroveremo nella Trilogia popolare.
L’ouverture è allegra e trascina immediatamente l’ascoltatore in un romantico mondo dei sogni; qui sono apprezzabili soprattutto i fiati, dal suono sottile, leggero, ma incisivo. Nel corso dell’opera l’orchestra sottolinea gli avvenimenti della storia con il tipico accento trionfante di Verdi.
In questa edizione Luisa è interpretata da Caterina Meldolesi, una fanciulla estremamente dolce, vestita con costumi dalla sensualità romantica creati da Lionel Lesire, i cui gorgheggi ricoprono molteplici tonalità: forti e decise, ma anche timide e delicate, come a mostrare le coloriture possibili nel carattere trattenuto di una giovinetta. Anche se poi Luisa si palesa come un personaggio dinamico, che matura caratterialmente nel corso dello spettacolo, diventando una donna forte, che prende l’iniziativa, pur sbagliando e rinunciando, così, al suo amato.
Wurm, interpretato da Alberto Comes, mostra una forte personalità sottolineata dalla mimica e dai costumi rosso accesso che lo fanno apparire simile al Cappellaio Matto o… al diavolo.
Rodolfo (Kazuki Yoshida) propone il suo temperamento energico, attraverso la voce possente e melodica.
Il migliore però è stato il signor Miller, interpretato da Gangsoon Kim, che ha stregato la platea con note basse potenti.
Le scenografie, anch’esse firmate da Lionel Lesire erano all’insegna del bicromatismo: bianco e nero, bianco e marrone, costituite da palazzi minimalisti, che ricordavano vagamente gli edifici in stile liberty dei centri storici di una metropoli ottocentesca, nonostante Verdi avesse ambientato l’opera nel Medioevo.
Sui cantanti troneggia un gigantesco orologio di vetro in frantumi, dal sapore antico; un memento mori che suggerisce agli spettatori che la storia d’amore potrebbe finire in disgrazia; le sue lancette vengono utilizzate come spade, dunque Wurm viene ucciso dal tempo, quando giunge la sua ora?
Le scenografie sono semplici, ma a forte impatto visivo, focalizzano l’attenzione sulle luci di Laurent Castaingt e sui variopinti costumi del coro e dei cantanti protagonisti.
Luisa Miller non è una delle opere più conosciute, ma è una pietra miliare della storia di Verdi, che non merita di essere conosciuta soltanto dagli addetti ai lavori o dagli studenti del conservatorio, perché è in grado di trasmettere grandi emozioni e musica di qualità.
Laureata in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Milano, ha intrapreso la carriera di insegnante per passione, o forse per follia. Il teatro, come attrice e come critica, è una vocazione, il latino e il greco sono invece la sua religione. Ama viaggiare, visitare musei, la musica dal vivo e collezionare Funko Pop. I suoi amici la descrivono come un po' pazza, e forse hanno ragione.









