Nino (Manfredi). Con breve intervista sul progetto dell’allestimento a Francesca Marasà

Un allestimento particolare, quello realizzato per la mostra su Manfredi, che sposa multimedialità, inventiva e coerenza filologica alla poliedricità del grande interprete. La vera novità? Una location museale di tutto rispetto… Sì, davvero una bella ed originale idea quella di ospitare una mostra antologica su un artista cinematografico contemporaneo all’interno di una location da sempre dedita alla memoria di un passato più che remoto. Se poi il protagonista è stato un personaggio eclettico e dalle mille sfaccettature linguistiche, l’itinerario in mezzo ai quadri di Pompeo Batoni e alle sculture del Canova si fa visivamente ancora più intrigante.
E’ l’omaggio di Roma al suo romano doc, Nino Manfredi, nel decennale della sua dipartita dalla terra, il perfetto esempio di questo sincretismo delle arti, progettato dalla fedelissima e appassionatissima famiglia del grande autore-interprete-regista e ora visibile, fino al  6 gennaio, nella spettacolare cornice di Palazzo Braschi.

Un allestimento tanto sobrio quanto ragionato, tanto originale quanto accattivante nella scelta di materiali, documenti, memorie storiche. Nino parla attraverso al voce dei suoi familiari (la moglie Erminia, da sempre sua supporter vitale e professionale, animata dalla semplicità e determinazione che l’ha sempre contraddistinta; Roberta, la meticolosa ricercatrice degli aneddoti e dettagli di ambiente di una vita familiare passata in mezzo ai più illustri esponenti del cinema; Luca, il cui documentario 80 anni d’attore riesce impeccabilmente a filtrare la filosofia del padre attraverso interviste in differenti momenti della sua lunga carriera) ma anche per mezzo dei commenti di chi l’ha conosciuto professionalmente, traendo profondi spunti  personali dal Manfredi-pensiero, genuino ed inconfondibile, come Gianni Canova, Enrico Brignano, Ornella Vanoni, Alessandro Benvenuti, Lina Wertmuller, Giuliano Montaldo, Pietro Abate e Alberto Panza. E poi c’è il pubblico, che continua a parlare con il suo “Rugantino” attraverso una serie di post it attaccati alla parete della stanza dedicata a Pasquino…

La giovane ideatrice del progetto di allestimento, Francesca Marasà, ci racconta nei particolari questa inedita avventura:

“Quando per la prima volta Sara Masten e Camilla Benvenuti mi parlarono del progetto, mi manifestarono la volontà di ideare una mostra multimediale, una mostra che raccogliesse e raccontasse tutti gli aspetti di Nino Manfredi , come uomo e come artista. Questa era la volontà di Erminia da sempre. Ripercorrendo la carriera di Nino, riguardando i suoi film, ascoltando le sue canzoni, circa un anno fa, nel periodo in cui cominciai i primi bozzetti, mi accorsi che non poteva essere altrimenti: Nino è un personaggio che va rivissuto in tutta la sua completezza e complessità.”

Così…

“Così nacque l’idea di un percorso che raccontasse l’attore come uomo, marito, padre e nonno, come interprete e cantante, ma non solo:  un uomo legato alla sua città di adozione, ai suoi amici e colleghi.”

Quali le difficoltà per immettere la contemporaneità di foto, video, costumi e riproduzioni scenografiche all’interno di un museo monumentale del passato?

“Entrare a Palazzo Braschi con una mostra del genere è stata un’azione delicata. Si trattava di parlare di un’arte (Nino) nell’arte (la maestosità del Museo) creando nuovi linguaggi, in un percorso che armonizzasse questo incontro. La scelta di strutture autoportanti, di una grafica semplice e di impatto, di effetti creati da oggetti e piccole scenografie e non da invasive strutture è stata dettata dal rispetto nei confronti del museo e dall’attenzione a non coprire, invadere e risultare quindi ridondanti. Si è deciso di dare alle sala e agli allestimenti un ambientazione intima, da godere nella bellezza dei soffitti e delle sale del Palazzo.”

Come si articola tematicamente e cronologicamente l’esposizione?

“La mostra si sviluppa partendo dal racconto di un uomo, partito da una piccola città in cerca di fortuna, incontrando così l’amore e creando la sua numerosa famiglia. E’ la storia di tanti italiani che si ritrovano non soltanto in questo racconto, ma, nella mostra, in una casa allestita come quella di tante nostre famiglie, negli arredi di un tempo, nei caroselli, nei giocattoli antichi. Da qui il successo, Nino l’attore, un attore camaleontico, in grado di interpretare personaggi e storie così lontani tra loro. Una mimica da i mille volti (nominazione della della seconda sala). L’idea di un allestimento con servi muti e vari appendiabiti sembra suggerire la stanza di un costumista rendendo in maniera sorprendente le sfaccettature di ogni interpretazione.”

 Come siete riusciti a riprodurre visivamente il forte attaccamento (reciproco) di Manfredi e la sua città adottiva?

“Il successo di Nino è proprio Roma. Non potevamo quindi non omaggiare questo rapporto così intenso e lo abbiamo fatto con un gioco… con un’enorme mappa calpestabile che raccontasse i luoghi, dandoci ancora una volta l’occasione di raccontare altri sei personaggi ambientati nei quartieri capitolini. I sensori all’ingresso della sala danno l’effetto sorpresa tra le luci, i puntamenti e la canzone in sottofondo, un inedito degli ultimi anni di vita dell’attore.”

Oltre al famosissimo Geppetto di Comencini (nel suo famoso Le avventure di Pinocchio, sceneggiato televisivo in cinque puntate, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Collodi e trasmesso per la prima volta dalla RAI negli anni 70) nel corso della sua attività, Nino ha avuto occasione di interpretare numerosi personaggi in età avanzata, di cui è oggetto una delle sale espositive…

“La stanza Invecchiarsi anzitempo è stata un’idea e un desiderio di Erminia, che teneva molto a sottolineare questo aspetto della carriera del marito, la capacità di raccontare la vecchiaia in un’età non ancora cosi’ matura. Di certo un difficile compito che Nino svolse con maestria. Il nostro vecchio preferito è Geppetto. Ci siamo voluti rivolgere a una generazione intera di persone che è cresciuta con le avventure di Pinocchio della Comencini, e ancora una volta abbiamo puntato sull’emotività,sul ricordo. Questo è lo spunto da cui partire per l’idea del libro gigante da sfogliare appeso ad una delle pareti e della pancia della Balena (o pescecane) nel quale si può entrare. Una vera scenografia semplice e di impatto per un’ambientazione favolistica che odora di teatro, di legno e di gommapiuma.”

Come mai la scelta di questa location museale?

“L’incontro tra Nino e Palazzo Braschi passa attraverso il film Nell’anno del Signore, quasi come fosse già scritto. La statua parlante fu infatti trovata all’interno del palazzo nel 1501. L’interpretazione di Manfredi del Pasquino ci ha dato lo spunto per analizzare una serie di personaggi interpretati dall’attore dall’animo contestatore, uomini in lotta con il potere, che combattono per il riconoscimento della loro dignità.”

Questo aspetto trova il suo culmine nel personaggio di Pasquino, e combacia con il nostro intento.

“A questo punto della mostra,quindi, la mia idea è stata di coinvolgere lo spettatore, dandogli la possibilità di interagire con l’esposizione manifestando (come fu per tanti anni a Roma) il suo disappunto e le sue lamentele proprio sotto la statua di Pasquino.
E’ bello, credo, che la gente si ricordi che questa è l’arte… intangibile spesso e passeggera, ma in grado di emozionare a far riflettere. Da qui rinasce, tra legno e polistirolo, e a pochi metri dall’originale, la piazza del Pasquino.”

Da questa stanza in poi si racconta la vita di Nino attraverso le splendide foto della sua carriera…

“Solo un set cinematografico e un red carpet potevano adornare queste immagini meravigliose, passando dal documentario realizzato dal figlio Luca, fino ad arrivare quasi come per magia davanti l’Hellinger Theatre di Broadway. Il documentario inedito del viaggio della compagnia del Rugantino negli Stati Uniti, realizzato da Willy Colombin nel 1964 è una meravigliosa storia ricca di aneddoti che abbiamo voluto raccontare con poltrone rosse e sipario, come in un vero teatro.”

Come definisci il senso di questa mostra, per alcuni versi un po’ anomala?

“Questa mostra si partecipa, si guarda, si ascolta, si tocca e si fa. La scelta di materiali e strutture indipendenti darà inoltre all’esposizione la possibilità di spostarsi e viaggiare. Senza dubbio alla base di tutto, è stata la pienezza del personaggio ad ispirarci e a farlo raccontare attraverso un allestimento che è antico e moderno insieme e che si rivolge davvero a tutti.”

Info mostra

  • NINO! Omaggio a Nino Manfredi
  • 13 novembre 2014 – 6 gennaio 2015
  • Museo di Roma – Palazzo Braschi (I piano)
  • piazza Navona 2 e piazza S.Pantaleo 10
  • martedi – domenica dalle 10 alle 20 – biglietto 11 euro (ridotto 9), residenti 10 euro (ridotto 8)
  • Informazioni 060608, www.museodiroma.it e www.museiincomuneroma.it

 

Elisabetta Castiglioni

Elisabetta Castiglioni

Laureata in Lettere e dottoressa di ricerca in Storia, teoria e tecnica del teatro e dello spettacolo, è stata per diversi anni cultrice della materia nella cattedra di Metodologia e critica dello spettacolo all’Università La Sapienza di Roma. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come pubblicista, ha collaborato per molte riviste e web magazine e attualmente scrive di cultura per “Dazebao”, “Leggere: tutti” e “artapartofcul(ture)". Curatrice artistica di alcune manifestazioni e rassegne culturali, ha lavorato come promoter musicale per artisti, music club, festival ed etichette discografiche. Dal 2001 è titolare dell’agenzia a suo nome specializzata in promozione, ufficio stampa e pubbliche relazioni.

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