La montagna incantata di Dario Carratta, Attività Alpha

Il fatto che io non abbia mai letto la Montagna Incantata di Thomas Mann mi permette di immaginare molte cose a proposito di questo romanzo partendo esclusivamente dal titolo. Intendo, studiai il testo per Tedesco e Letteratura Tedesca al Liceo, ma di quel corso ritenni in realtà non molto altro che “Ich weiß es nicht”, il timido sole fuori al balcone della scuola invece che stare in classe con Herr Professor, e un’ingiustificata sicurezza di me stessa che mi permise di presentarmi all’Accademia Tedesca di Roma in cerca di lavoro, vantando una preparazione da Liceo Linguistico. “Allora Signorina Morelli, il colloquio lo facciamo in tedesco?” …“AHEM… Ja… Ich weiß es nicht…”… “Non si preoccupi, avrà occasione di parlare abbondantemente quando comincerà a lavorare qui!”.

Nonostante Villa Massimo fosse molto bella e piena di bucolici angoli in cui nascondersi per allungare la pausa pranzo, ricordo intere mattinate a fissare il vuoto nella tipica riunione mattiniera davanti ad un pessimo caffè tedesco servito in tazzine Illy decorate da nientepopodimenoche Mimmo Paladino, Sandro Chia e i cavalieri della Transavanguardia in persona. Ricordo bene chi avesse decorato le tazzine proprio perché in quelle riunioni mattutine avevo sempre l’occasione di concentrarmi bene sui dettagli nella cucina, mentre l’intero staff di Villa Massimo discorreva animatamente in una lingua a me intellegibile. E se mi avessero chiesto di intervenire nella discussione? “Was denkst du darüber, Naima?”. Avevo già la risposta pronta a qualsiasi tipo di argomento: “Ich weiß es nicht!”.

La Montagna Incantata dicevo. Ebbene, ricordo vagamente che parlasse di un sanatorio e, per essere fedele fino in fondo alla mia scarsa memoria, non ricorrerò ad una ricerca su internet così come ho fatto per tradurre “Was denkst du darüber”.

Insomma, ricordo vagamente di questo sanatorio dove il protagonista trovava una sorta di equilibrio interiore, prima di essere costretto a lasciare ma montagna incantata per essere gettato nel bel mezzo della guerra. (Prima e Mondiale, roba seria).

Dunque, nella galleria 291 est è incisa una montagna nella parete. Si trova appena sotto il soffitto e sovrasta una serie di disegni. Tra quelle cime si può ipotizzare ergersi un sanatorio sopra la guerra che impazza in basso, nei disegni. E’ una guerra urbana che cede all’onirico, quella dell’artista Dario Carratta. E’ una guerra mentale, quella che un po’ tutti abbiamo in testa.

La serie di disegni in bianco e nero, realizzata con segni di penna incisivi come fendenti, racconta una storia. Non ci sono figure fisse. L’unico personaggio costante sei proprio tu che guardi le scene. La narrazione comincia con un ragazzo che scala una montagna. Si passa poi per una serie di personaggi tenebrosi dagli occhi vacui e si continua per una donzella intenta ad instagrammare le proprie grazie in un bagno, gente zombificata fuori da una discoteca notturna, fino ad arrivare ad un paio di mani divorate da formiche carnivore, all’ombra di una distante figura.

In breve, esseri che cercano di elevarsi dallo spleen suburbano ed incamminarsi verso l’ideale.

Lo spleen suburbano è però ben poco di romano, bensì possiede delle atmosfere da sobborgo americano: “Ammetto di essere stato influenzato dalla cinematografia statunitense, sia nel modo di inquadrare le immagini sia nell’estetica un po’ lynchiana” mi racconta l’artista.

Si sa che non è semplice creare immagini forti al giorno d’oggi. Bombardati da immagini di tutti i tipi, la maggior parte ce le lasciamo passare davanti agli occhi. Dario però ne seleziona alcune, spesso le più banali e insignificanti, e le trasforma nel supporto delle proprie ossessioni. E’ sempre affascinante esplorare le ossessioni di un bravo artista. Le opere di Dario sono morbose, viscerali, inquietanti e proprio per questo estremamente attraenti. Raccontano una storia nel modo in cui la si può raccontare in una canzone. Accennando ed evocando, mai descrivendo. La voce che canta stavolta è roca e consumata. Grundge, così come i personaggi di questo racconto.

L’artista Dario Carratta in realtà ha la faccia da bravo ragazzo e quasi non te lo immagini impastare con gusto personaggini decapitati di creta (ovvero le altre sue opere esposte in galleria oltre alla serie di disegni e la montagna incisa nel muro). Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni nel mondo dell’arte è mai fidarsi degli artisti con la faccia da bravo ragazzo. Sono i primi a sapere che la Montagna Incanta esiste (infatti te la sanno pure disegnare), ma preferiscono attardarsi ai piedi di essa, in locali notturni, nelle ore più improbabili, insieme a loschi figuri.
“Was denkst du darüber?”
“Meno male!”

Info mostra

  • Attività Alpha – Dario Carratta
  • A cura di Roberto D’Onorio e Vania Caruso
  • Galleria 291 est – Roma
  • Viale dello Scalo San Lorenzo 45/49 – 00185 Roma
    +39 06 44 36 00 56 – info@galleria291est.com
Naima Morelli

Naima Morelli

Naima Morelli è critica d’arte e curatrice indipendente. Nasce a Sorrento e studia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Comincia collaborando con il Mattino e scrivendo di musica per numerosi magazine d’orientamento rockettaro (Il Mucchio, Rockshock etc.). Recensisce le mostre d’arte contemporanea per Teknemedia, finchè non viene radiata per una stroncatura di Sandro Chia. Trasferitasi a Roma comincia la duratura collaborazione con art a part of a cult(ure), Women in the City e riviste d’arte straniere tra cui Art Monthly. Contemporaneamente collabora con varie gallerie del panorama romano ed è resident curator per The Room Gallery.

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