Surrealismo sulla Prenestina. Apertura dello studio di Laslo Iera

Laslo, portrait
Laslo_portrait

Una visita allo studio di Laslo Iera vicino Porta Maggiore, è come appoggiarsi per un attimo al bancone del Chalmun’s Cantina, il bar del primo episodio di Star Wars, guardarsi attorno e fare due chiacchiere con i presenti. Inauguratosi questo sabato dieci con una performance multimediale, lo studio ospita una serie di quadri, stampe digitali e sculture, ed è un portale per il mondo surreale del giovane artista.

Quando un emergente si affaccia sulla scena, immediatamente ne si cercando genealogie artistiche per iscriverlo in quell’ambito indefinito ed attento alle discendenze estetiche che è la cosiddetta arte contemporanea. Nel caso di Laslo, non si tratta (solo) Pop Surrealism, non si tratta (solo) ricerca multimediale. I suoi lavori appartengono ad una linea a cui l’arte contemporanea italiana è meno abituata, poiché proviene da un background senza compromessi, quello dell’artista che non si lascia facilmente sedurre da mode o trend estetici.

Tra i giovani artisti romani, dediti alla sintesi del concettuale, al segno del graffito, alle espansioni del poliuretano, alla ricerca di galassie ed asteroidi, il nome di Laslo Iera emerge come un outsider. Tra gli anziani, lo si potrebbe considerare un erede dello scultore Pesce, con cui il nostro Laslo ha avuto un confronto in passato, e che agisce sottotono in un simile studio nella zona di San Lorenzo. In ambito più internazionale, le inferenze nel suo lavoro si possono considerare figlie di un Giger o lontani parenti di Gunther von Hagens (quello dei corpi pralinati).

Il suo universo è analogo a quello di un Mattew Barney, con cui condivide non solo la chioma rossa e la pelle candida, ma anche un universo interiore fatto di figure e figuri alle volte seducenti, alle volte repellenti, che l’artista scova durante le sue spedizioni alla ricerca di mostri urbani. Alcuni lavori possono richiamare le tinte distorte e i riferimenti tecnologici di un Ashley Bickerton. Eppure si legge anche tanto della cosiddetta “cultura bassa”, come le illustrazioni del gioco di carte Magic o le vignette di Sandman, entrambi patrimonio collettivo della cultura nerd che – se non ve ne siete accorti – dalla Silicon Valley in poi è quella che sta prendendo le redini del mondo, guidata dalla propria immaginazione e perizia tecnologica.

Buona parte dei lavori presenti all’apertura della studio appartengono a una serie ancora in corso composta da più fasi, dove modella e artista partecipano alla creazione di un’opera personale. I passaggi si compongono di un Body Painting e un sessione fotografica con modella, a cui segue la realizzazione del calco del volto. Le fotografie delle varie pose vengono rielaborate digitalmente e combinate, in modo da estendere il corpo ai limiti dell’immaginabile, e collegarlo attraverso membrane. La scultura del volto viene poi completata dall’aggiunta di elementi alieni. A questa fase, si aggiunge una performance, la prima delle quali si è appunto svolta sabato 10 durante l’inaugurazione dello studio. Alla modella, danzante con un copricapo, erano state applicate delle protesi che se toccate con una bacchetta magica, modificavano il suono di sottofondo.

Seguiremo con fiducia l’evoluzione dell’artista a partire da questi interessanti spunti.

 

 

 

 

 

 

Naima Morelli

Naima Morelli

Naima Morelli è critica d’arte e curatrice indipendente. Nasce a Sorrento e studia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Comincia collaborando con il Mattino e scrivendo di musica per numerosi magazine d’orientamento rockettaro (Il Mucchio, Rockshock etc.). Recensisce le mostre d’arte contemporanea per Teknemedia, finchè non viene radiata per una stroncatura di Sandro Chia. Trasferitasi a Roma comincia la duratura collaborazione con art a part of a cult(ure), Women in the City e riviste d’arte straniere tra cui Art Monthly. Contemporaneamente collabora con varie gallerie del panorama romano ed è resident curator per The Room Gallery.

Commenta

clicca qui per inviare un commento