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La scena del fumetto marsigliese: punk, sovversione, empatia libertà di espressione

di Naima Morelli

«Parliamone mentre mangiamo, è molto meglio così! » dice Pakito Bolino di Le Dernier Cri, seduto al tavolo di una trattoria un po’ punk nel quartiere popolare della Belle de Mai. Al bando ogni formalità, perché come dice Pakito “Qui non siamo mica a Parigi, siamo a Marsiglia! »

E così, tra una forchettata e l’altra, dai racconti Pakito, fondatore, o come di definisce lui stesso “dittatore” di Le Dernier Cri, comincio la scoperta di un universo fumettistico sovversivo ed empatico, autentico e ribollente, quello del fumetto marsigliese.

Eppure è già una Marsiglia diversa quella in cui sono atterrata a fine estate 2024, molto lontana da quella in cui si trasferì Pakito a metà anni ’90: «All’epoca, non c’era nessuno che voleva abitare in questa città… e in particolare in questo quartiere! Era tutto in rovina, ma proprio per questo così vivo.»

Tuttavia, con l’arrivo dell’alta velocità e la designazione della città a Capitale europea della cultura nel 2013, Marsiglia comincia un lento processo di riabilitazione.

Sebbene sia sempre considerata una città pericolosa (le raccomandazioni a “stare attenta” sono fioccate, all’indomani della mia partenza), la creazione di notevolissimi musei come MUCEM, hanno attirato un nuovo pubblico, ed inevitabilmente modificato la percezione della città.

Anche per questo, dopo la pandemia, un nugolo di artisti hanno deciso di fuggire dalla carissima e nuvolosa Parigi, e hanno fatto di Marsiglia la propria nuova casa.

Certo, una riabilitazione coincide spesso con una gentrificazione: «Io rimango finché non mi cacciano, fino a che non mi uccidono,” ribadisce Pakito, che riconosce i vantaggi di queste migrazioni artistiche: «Ciò che è positivo è che ora c’è un vero pubblico dell’arte che è disposto a venire qui e visitarci. »

Le Dernier Cri: Uno Spazio di Libertà e Sovversione

Originario di Aigues-Mortes, una piccola città della Camargue, Pakito ha inizialmente studiato ad Angoulême, la città del fumetto per eccellenza, per poi approdare a Parigi. Passando in rassegna gli spazi alternativi parigini, dopo due anni, Pakito decide finalmente di a Marsiglia una città ai tempi segnata da una pessima reputazione.

È qui che ha fondato nel 1993 con Caroline Sury, sua compagna dell’epoca, Le Dernier Cri, un laboratorio serigrafico e casa editrice indipendente, in risposta all’assenza di editori disposti a sostenere il suo lavoro.

“L’idea è creare opere che facciano vomitare dagli occhi,” dice con un mezzo ghigno. Nella propria concezione artistica Pakito è stato fortemente inspirato dall’art brut, un movimento che ha scoperto trasferendosi nel sud della Francia.

Gli incontri con artisti come Raymond Reynaud e Daniel Jacqui gli hanno aperto gli occhi su una forma di espressione pura, lontana dagli imperativi commerciali. «Questi artisti hanno sempre creato per il proprio piacere,” dice Pakito. “Se qualcuno poi si sia interessato al loro lavoro, allora tanto meglio. »

Negli anni Pakito ha invitato a pubblicare, esporre e serigrafare artisti di tutto il mondo. Una delle forze di Le Dernier Cri risiede infatti nella sua rete internazionale: «Fin dall’inizio, ho incontrato disegnatori giapponesi, disegnatori americani», racconta, evocando una rete globale che ha cominciato a creare ben prima della popolarizzazione di Internet.

Basta mettere piede fuori dalla stazione di Saint Charles, per vedere come uno spirito di collettività pervada Marsiglia, il che ha fatto della città il posto ideale per ospitare artisti e facilitare la creazione collettiva, creando un crogiolo di innovazioni e idee, che abbraccia artisti indonesiani, tedeschi, americani e oltre.

Questo spirito di indipendenza e ribellione si inscrive in una filosofia punk, che pervade Le Dernier Cri. Uno spirito che non è solo contestazione delle norme prestabilite, ma una vera e propria reinvenzione,  un liberare l’arte dalle convenzioni e incoraggiare una visione più autentica della creazione.

Questo spirito però si è più volte scontrato più volte con il cambiamento dello spirito dei tempi. Per alcuni è politically correct e censura, per altri un importante cambiamento dei vecchi e stantii sistemi culturali. Per Pakito è una questione puramente politica, e un attacco dell’estrema destra francese.

Stiamo parlando di un processo durato nove anni di cui l’artista è reduce. L’accusa è quella di aver esposto opere dei tedeschi Mead et Reinhard Scheibner, considerate da alcuni come rappresentazioni di scene di pedofilia.

Pakito ha vinto il processo, e nonostante porti sulle spalle la stanchezza di anni di udienze, un ambiente poco congeniale a un vecchio punk come lui, la sua vena provocatoria non è stata abbattuta.

La problematica che vede imperante nel mondo del fumetto è non, è un’autocensura che impedisce a molti artisti di esprimersi appieno, per paura dei cicloni che potenzialmente avrebbero potuto scatenare nell’occhio pubblico.

BD Cul: Tra limiti e libertà espressivi

La tematica del rigetto del politically correct, e nel contempo l’interrogarsi sul limite nella creazione artistica, è molto presente per gli autori francesi.

Mi ritrovo ad affrontarla nuovamente ad un tavolo del bar della Cité Radieuse, l’iconico edificio di Le Courbousier, faccia a faccia con Cizo, uno degli editori della serie di fumetti “BD Cul.”

Nato inizialmente come un’ode, o una reinterpretazione tra l’ironico e il postmoderno del fumetto erotico italiano, BD Cul ha cambiato direzione negli ultimi anni, in seguito a un cambio valoriale e di percezione riguardo all’erotismo, il consenso e la rappresentazione del sesso.

Parlando dell’evoluzione della propria linea editoriale, Cizo ricorda che la rilettura delle opere del passato è sempre influenzata dal presente, e dalle norme sociali in continua evoluzione. Cizo fa riferimento ad autori che in passato ha pubblicato, come Bastien Vives.

Questo autore è stato un caso mediatico in Francia, sia per via di alcune sue opere ancora una volta considerate pedopornografiche, come “Petit Paul” sia per alcune sue dichiarazioni sessiste a danno di una collega.

«Come editore che ha pubblicato alcuni dei suoi lavori, mi sono trovato a essere puntato il dito addosso per delle edizioni che all’epoca della loro pubblicazione, non erano mai state viste come problematiche.»

Per una collana nata per un pubblico di nicchia, con intenti più grotteschi più che lubrici, l’”Affaire Vives” ha aperto BD Cul pubblico più ampio: «La maggior parte delle persone che hanno saputo della collana attraverso i social non hanno nemmeno letto i libri.»  L’attacco, come spesso accade, ha avuto infatti più un valore simbolico, e secondo Cizo è stato condotto in maniera piuttosto superficiale.

«È una questione complessa. Quel che è certo è che per me, la creazione artistica corrisponde anche alla rappresentazioni di pulsioni e ossessioni” osserva l’editore, aggiungendo che bisogna essere in grado di separare la produzione artistica dalla condotta personale dei creatori.

Eppure, il fatto che il medium fumetto possa causare un tale scandalo, è anche segno del potere di questo medium, un’arte profondamente accessibile, sia in termini di creazione che di ricezione.

È stato infatti proprio questo che ha fatto avvicinare Cizo al fumetto: «Ho sempre amato il cinema e la letteratura, ma niente come il fumetto mi ha mai suggerito una tale libertà espressiva” dice con passione. “Dopotutto per fare una fumetto non servono grandi mezzi, è un medium liberatorio e inclusivo.”

Cizo ha attraversato molti momenti dell’evoluzione del fumetto, che in Francia, un paese da sempre sensibile al potere delle vignette e dei baloons, è stata in anni più recente segnata dalle sperimentazioni fumettistiche degli anni ‘70s di Metal Hurlant, il primo Charlie Hebdo e Fluide Glacial e, in tempi più recente, l’emergere del fumetto autobiografico e la graphic novel.

Sensibile al cambiamento dello spirito dei tempi, BD Cul ha inaugurato di recente una seconda collana editoriale chiamata BD Coeur, che sempre con molta ironia e un pizzico di grottesco affronta storie d’amore e di relazioni.

Élodie Durand: Femminismi e lotte operaie

Quel che è certo che Marsiglia offre una varietà di posizioni e di modi di intendere il fumetto, il suo ruolo espressivo, il suo impatto sulla società.

In Rue Des Heros attendo sotto il portone di un palazzo antico la fumettista e illustratrice Élodie Durand, che mi apre le porte dell’Atelier des Heroines, uno spazio artistico dove più di una decina di fumettisti lavorano fianco a fianco.

Illuminato dalla luce estiva, l’atelier è quasi vuoto, ed Elodie è una delle poche artiste ad essere già al lavoro dal ritorno delle vacanze. Nello studio si respira un senso di comunità, muovendosi sotto i soffitti alti di un vecchio palazzo traboccante di poster, libri, fogli. Nel suo approccio l’artista è estremamente generosa, e assieme ai suoi lavori mi mostra quello di amici e colleghi che con lei condividono lo spazio.

Nata a Tours, prima di stabilirsi a Marsiglia Elodie ha vissuto in diverse città, tra cui Strasburgo, dove ha studiato all’École des Arts Décoratifs, dalla quale sono usciti molti dei grandi nomi del fumetto, e dove ha avuto modo di assimilare i primi codici espressivi del linguaggio fumettistico.

Recentissima è la pubblicazione del suo ultimo volume intitolato “La Belle de Mai” ambientata nel quartiere popolare dove si trova la Friche, e rintraccia a colpi di china un capitolo trascurato della storia sociale della città, e delle lotte femminili. Combinando una puntuale ricerca storica, con l’invenzione, laddove non sia stato possibile reperire le fonti, e una narrazione personale.

immagine per Friche, Belle de Mai © Caroline Dutrey
Friche, Belle de Mai © Caroline Dutrey

Per “La Belle de Mai” Elodie ha lavorato con sceneggiatrice Mathilde Ramadier: “Non ci conoscevamo prima, ma ci siamo subito trovate in sintonia,” spiega Elodie.

Nel volume le autrici ci guidano nel racconto delle lotte delle donne italiane immigrate a Marsiglia, lavoratrici in un’azienda di tabacco che alla fine del XIX secolo, hanno cercato di migliorare le proprie condizioni di vita e lavoro.

“La storia si concentra su un periodo cruciale in cui le donne hanno iniziato a rivendicare i propri diritti, una tematica che risuona ancora oggi ” racconta Elodie. Osservo con interesse le grandi tavole in bianco e nero che Elodie estrae da un raccoglitore in pelle, tavole che fino a inizio ottobre si trovano esposte nella liberia marsigliere “La Réserve à Bulles.”

“Ho fatto tutta una serie di ricerche sui vestiti e sulle atmosfere dell’epoca, andando in diverse biblioteche e centri archivi a Marsiglia, alla ricerca di piccoli dettagli che arricchiscono il racconto,” racconta Elodie.

“È stato abbastanza complicato perché non abbiamo molte fotografie e documentazione della vita operaia a Marsiglia alla fine del XIX secolo, ma trovato molte fotografie di inizio novecento che comunque hanno aiutato a ricostruire alcune ambientazioni” spiega.

Uno degli aspetti più interessanti del libro è l’equilibrio tra documentazione storica e finzione. “Anche i personaggi e i piccoli episodi di fantasia si raccordano con i fatti reali. I personaggi sono esistenti, ma alcune piccole storie sono inventate” spiega l’artista.

“L’idea è stata quella di legare i grandi eventi storici con la vita quotidiana di queste donne coraggiose che hanno sfidato le convenzioni sociali.”

Nella sua produzione fumettistica di più di un decennio, Elodie continuamente alterna storie collettive, con altre molto vicine alla sua esperienza personale, come la sua opera prima La Parentesi, la quale dettaglia la sua esperienza di malattia. In ogni caso, la sua materia narrativa è sempre vicina a una scottante attualità, e in tematiche in cui molte e molti possono rivedersi.

immagine per immagine per Élodie Durand, La parentesi pp. 162-163
immagine per Élodie Durand, La parentesi pp. 162-163

Ciò che è cambia di volume in volume è soprattutto una scelta tecnica, che varia dal digitale all’analogico, dal colore al bianco e nero, in funzione della storia, e soprattutto dell’enfasi di alcuni elementi visivi rispetto ad altri.

Ciò che rimane costante per l’artista è il mantenersi su una routine ben definita. “Normalmente, quando lavoro su un progetto, ci sono diverse fasi” afferma. “Inizialmente, c’è la ricerca, seguita dalla scrittura e dalla creazione delle immagini.” Questa organizzazione le consente di gestire il suo tempo in modo efficace, garantendo che ogni fase riceva l’attenzione necessaria.

La fase di ricerca è cruciale per Durand: “In questa fase leggo tutto lo scibile su una particolare tematica” spiega. “La seconda fase consiste nel prendere una serie di “appunti visivi”, e infine c’è la terza parte dove monto tutto insieme” aggiunge, evidenziando come, quando non lavora con altri sceneggiatori, la parte di scrittura e quella illustrativa siano intrecciate nel proprio processo creativo.


Figure multiformi: Pierrick Starsky

Nel panorama del fumetto marsigliese ci sono anche figure multiformi e poliedriche, che hanno rivestito di volta in volta diversi ruoli nella scena fumettistica francese, e il cui spirito di indipendenza corrisponde al volto punk di Marsiglia.

Tra questi c’è Pierrick Starsky, fondatore della rivista AAARG !, co-fondatore della casa editrice indipendente Éditions Même Pas Mal, scrittore, musicista e sceneggiatore di fumetti e molto altro: “Ho avuto la fortuna di crescere con i fumetti, il cinema e la letteratura, e mi ci sono immerso completamente, anche perché avevo bisogno di sfuggire un po’ alla realtà,” racconta. “E questo mi ha portato a voler creare qualcosa di mio.”

immagine per aaargh !
aaargh !

Da ragazzino Pierrick ha cominciando a fare fanzine, senza sapere che si chiamassero così, fino all’abbozzare sceneggiature di film. Venendo da una formazione politica di sinistra, l’idea di fondo è sempre stata quella di rimanere sempre indipendente.

Lo stesso anche l’approccio che lo ha portato dalla radio, al suonare in un gruppo punk, e infine al fumetto: “Ho bussato a tutte le porte, ho chiesto come funzionava, ho provato a cimentarmi.”

Il suo ultimo lavoro di sceneggiatura è stato per il fumetto “Chevrotine” disegnato da Nicolas Gaignard e pubblicato dalle edizioni Fluide Glacial, la celebre rivista umoristica con cui Pierrick collabora frequentemente.

Chevrotine è la storia di una carismatica, e letale, madre dai molteplici amanti e molteplici figli, che vive in un cottage in una foresta. Ironico e femminista, il racconto tradisce un certo gusto per il gotico e l’assurdo.

immagine per Chevrotine, dI Pierrick Starsky e Nicolas Gaignard
Chevrotine, di Pierrick Starsky e Nicolas Gaignard

Al momento, Pierrick sogna di dedicarsi ad un nuovo progetto di scrittura, sul quale concentrare le proprie energie: “Ho promesso a me stesso che smetterò di fare 15 lavori contemporaneamente per dedicarmi solamente alla scrittura,” dice Pierrick. “Ma sarà complicato perché ho ancora molti, troppi, progetti da finire!”

Costruire un Ecosistema Artistico

Non è semplice tenere assieme tutte queste istanze che animano Marsiglia, eppure è ciò che gli organizzatori del festival BIM hanno cercato di fare nella seconda edizione del festival.

immagine per Festival Bim
Festival Bim

«Non volevamo creare un evento centralizzato, ma piuttosto di collaborare con autori, librerie e gallerie che hanno organizzato le loro iniziative», spiega il direttore artistico del festival Jean-Pierre Soares, seduto in un soleggiato bar di La Plane, un quartiere estremamente vivace dove si concentrano molte delle librerie e spazi espositivi del fumetto.

Il festival BIM non si limita a un calendario rigido di eventi. Al contrario, evolve al ritmo delle proposte degli autori e dei vari attori culturali, in un formato organizzativo orizzontale

. “Noi gestiamo un po’ l’agenda del festival, ma poi sono le diverse strutture o gli autori a proporre le idee e metterle in pratica” sottolinea l’organizzatore. Questo consente una grande flessibilità, integrando iniziative inaspettate che arricchiscono il programma.

Tenutosi a Marsiglia a giugno, per il terzo anno consecutivo, il Festival rappresenta una vera boccata d’aria fresca per la scena artistica locale. Questo progetto, nato dalla volontà di promuovere il fumetto in tutte le sue forme, si inserisce in un percorso collettivo e inclusivo che riguarda l’intera città, nonché autori legati in qualche modo a Marsiglia, allontanandosi dei festival di fumetto tradizionali, spesso troppo centralizzati.

C’è una grande diversità nei diversi stili di fumetto presentati durante il festival. Dal fumetto franco-belga più classico, alle produzioni underground e d’avanguardia si affiancano, il panorama è estremamente ricco e variegato.

La popolarità del festival risiede anche nella sua capacità di attrarre un pubblico altrettanto diversificato, non solo appassionati del fumetto, coerentemente allo spirito popolare di Marsiglia.

“Volevamo fare qualcosa di più vivo, più vicino alla gente” sottolinea l’organizzatore, rafforzando l’idea che il festival debba essere radicato nella realtà marsigliese. Da qui la scelta di distanziarsi dai festival più conosciuti, come quello stra-famoso di Angoulême, la Lucca francese.

Jean-Pierre trova che Marsiglia si distingua per la sua scena artistica vibrante e impegnata, notando che tutto ciò si riflette nel lavoro degli autori che, anche se non sempre politicizzati, hanno spesso un approccio collettivista.

“C’è stata una bella dinamica tra i vari creatori, ed è semplice creare progetti insieme” nota l’organizzatore. “Speriamo di ripartire con questa energia per l’anno prossimo.”

immagine per Naima Morelli
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Naima Morelli è una critica e giornalista specializzata in arte contemporanea nel Sudest Asiatico e Medioriente, ed è un'autrice di graphic novel. Scrive regolarmente per Middle East Monitor, Middle East Eye, CoBo, ArtsHub, Art Monthly Australia e altri. Collabora con gallerie asiatiche come Richard Koh Fine Arts, Lawangwangi Creative Space, Tang Contemporary con testi critici e come liason tra Italia e Sudest Asiatico. E’ autrice di due libri-reportage intitolati “Arte Contemporanea in Indonesia, un’introduzione” e “The Singapore Series”. Sotto lo pseudonimo “Red Naima” ha pubblicato le graphic novel “Vince Chi Dimentica”, incentrato sulle tensioni artistiche di inizio ‘900, e “Fronn ‘e Limon”, realismo magico all’italiana.

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