Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo. Le eredità che ignoriamo e la loro riconquista

L’eredità è una valigia per nulla facile da trasportare, e, come scrive Goethe, per poter possedere autenticamente ciò che hai ereditato, devi riconquistarlo.
Su questo passaggio critico di generazioni, ovvero sul tema dell’ereditare,  si sono incentrati gli appuntamenti  dal 18 al 20 settembre al Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo.

Cinquanta le lezioni magistrali dedicate a tempo e memoria, ai rapporti fa le generazioni, al patrimonio culturale e al debito fino alla responsabilità verso le generazioni future.
Non è difficile immaginare su quale vastità di argomenti i protagonisti di questa quindicesima edizione sono stati chiamati a interrogarsi.

Fra questi, gli italiani Massimo Recalcati, Michela Marzano, Massimo Cacciari, Roberto Esposito, Remo Bodei, Carlo Sini, i francesi Jean-Luc Nancy, Marc Augé, il tedesco Christoph Wulf, e il britannico Zygmunt Bauman.

Michela Marzano, nella piazza gremita di Carpi, ha offerto al pubblico la sua visione filosofica del concetto di passato, introducendo il tema della riconciliazione,  compiuta attraverso un processo di metabolizzazione e di riconoscimento del Sé.

A poca distanza, nella piazza Garibaldi di Sassuolo,  lo psicoanalista Massimo Recalcati, fra i massimi interpreti italiani del pensiero lacaniano, ha presentato il tema dell’eredità materna. Compito gravoso perché prevede la trasmissione al figlio del desiderio di vivere.
Se il padre trasmette il senso della Legge (senza i limiti l’individuo non avvertirà il desiderio di rispettarli), la madre invece trasferirebbe il desiderio stesso della vita.
L’esistenza, senza il supporto dell’altro, è vita morta che cade nel vuoto: la mano della madre non è solo quella che nutre, ma quella che salva.
E poi : la maternità è l’essenza dell’ospitalità, non della proprietà.

Da altra angolazione, Umberto Curi, offre l’immagine della “porta stretta”, come metafora che esprime il difficile raggiungimento dell’adultità, mediante due narrazioni: la prima richiama Edipo, la seconda Cristo.
Edipo si domanda chi siano i propri genitori, incerto sulla sua nascita e sulla sua identità: per poter diventare adulto, attraversa tragicamente il rapporto con il padre, fino al limite del parricidio. Questa simbolicamente rappresenta la sua “ porta stretta”.
È questa la possibile e unica via, si interroga Umberto Curi, per raggiungere l’adultità?

E qui si apre la seconda narrazione.
Gesù, dinanzi alla figura del Padre, diversamente da Edipo, si dispone all’obbedienza e ospita in sé la volontà del Padre, con il suo “Fiat voluntas tua”.
Per dar vita alla storia della Salvezza, sceglie questa gravosa via che rappresenta la sua “porta stretta”.
Infine, Umberto Curi avverte che non è sufficiente liberarsi, bisogna  diventare   liberatori: non si dà salvezza individuale  senza promuovere la libertà altrui.

È Jean-Luc Nancy, tra le figure di maggiore spicco nel panorama filosofico internazionale, a offrire un’ulteriore e affascinante pista di riflessione.
Sostiene che siamo eredi di un passato ma ignoriamo chi ce lo ha trasmesso, dunque la provenienza delle nostre stesse radici.
La sua analisi diventa incisiva: la nostra eredità, precisa, non è preceduta da alcun testamento, in quanto succediamo senza sapere cosa fare della nostra successione: non siamo più capaci di essere discendenti legali della nostra storia.
Eppure siamo eredi, ma nella forma più elementare, unicamente perché “veniamo dopo”, senza che ci sia dato sapere né come, né perché.  Non abbiamo trasmesso a noi stessi il senso della trasmissione.
Sperimentiamo, in altri termini, l’esperienza della vacanza che si riferisce al contenuto stesso della trasmissione: pertanto i beni ereditati sarebbero vacanti.
Nancy, conclude sostenendo che le nuove generazioni non vengono alla luce né per rinnovare, né per innovare. Esse presumono, invece, di poter fare “ tabula rasa” del passato attraverso la creazione di un mondo che non sia erede di nessuno.

Visione decisamente profonda quanto apocalittica.

 

Roberto Perrotti

Roberto Perrotti

Scrittore e psicologo, ha pubblicato per Guida, “La trilogia dei capperi “ (2005) e Passodincanto (2008). Dirige la collana “Solare” dell’ A.S.M.V. è ideatore e direttore del Festival dell’Erranza.​

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