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Xie Lei. L’inafferrabilità del dolore. Da François Ghebaly a Beverly Hills

di Margherita Artoni

Nel lavoro di Xie Lei il dolore appare come qualcosa che può essere percepito senza diventare pienamente conoscibile. È questa tensione a sostenere Pain of Others, prima mostra personale dell’artista in corso fino al 24 ottobre da François Ghebaly, nella sede di Beverly Hills, dove dodici dipinti recenti costruiscono una scena emotiva sospesa tra prossimità e sottrazione.

immagine per Installation view, Xie Lei, Pain of Others, 2026. François Ghebaly, Los Angeles, USA. Courtesy of the artist Ghebaly, Los Angeles, Photo: Paul Salveson.
Installation view, Xie Lei, Pain of Others, 2026. François Ghebaly, Los Angeles, USA. Courtesy of the artist Ghebaly, Los Angeles, Photo: Paul Salveson.

Stratificazioni di olio, blu profondi, verdi Sèvres e ocra caldi generano ambienti privi di coordinate precise, attraversati da una luminosità che sembra provenire dagli strati più profondi della materia.

Le figure emergono come presenze essenziali, private di volto e di identità narrativa: il loro stato affettivo si manifesta attraverso la postura, la distanza, il contatto.

Il titolo introduce immediatamente una questione che riguarda tanto la pittura quanto lo sguardo. Pain of Others richiama Regarding the Pain of Others di Susan Sontag, testo del 2003 dedicato alla rappresentazione della sofferenza e alla posizione di chi osserva immagini di dolore.

Xie Lei porta questa problematica dentro la figura. Che cosa accade quando un’immagine rende percepibile un patimento senza consegnarne la causa, la storia, l’identità?

La risposta prende la forma di una sottrazione. I volti scompaiono, gli ambienti restano indeterminati, i corpi vengono ridotti a sagome quasi archetipiche. La sofferenza perde così ogni appiglio narrativo immediato e si concentra nei rapporti fisici tra le presenze.

L’artista costruisce uno scarto preciso tra visibilità e comprensione. Lo spettatore riconosce una situazione, avverte una tensione, individua un gesto; l’esperienza che li determina conserva una zona inaccessibile.

L’immagine produce conoscenza fino alla soglia oltre la quale comincia l’alterità. In questa soglia risiede una delle qualità più rigorose della mostra: il dolore rimane percepibile senza diventare possesso dello sguardo.

La riflessione di Maurice Merleau-Ponty offre un secondo asse. In L’Œil et l’esprit, la formula «Voir c’est avoir à distance» definisce la visione come una forma di prossimità fondata sulla distanza.

Xie Lei lavora precisamente su questa condizione. Le sue figure sono spesso coinvolte in un contatto fisico intenso e, nello stesso tempo, separate da una zona di opacità che impedisce di penetrarne completamente l’esperienza. Il corpo acquista presenza attraverso la pittura mentre conserva una parte irriducibilmente sottratta.

Il confronto con Marlene Dumas illumina la capacità di fare della figura un luogo di instabilità emotiva. La riconoscibilità del corpo resta distinta dalla possibilità di attribuirgli una psicologia definitiva.

Francis Bacon offre invece una genealogia legata al corpo come campo di forze, pressione e vulnerabilità. Xie Lei trasferisce quella tensione nella relazione: la deformazione lascia spazio alla dissoluzione, il conflitto passa attraverso la prossimità, la materia sembra consumare lentamente i confini individuali.

In Fascination (2026) questa dinamica assume una forma particolarmente concentrata. Una figura emerge da uno spazio quasi privo di coordinate, trattenuta da una luminosità interna che la rende simultaneamente presente e sfuggente. Il titolo introduce l’idea dell’attrazione: qualcosa avvicina, cattura, trattiene.

immagine per Xie LeiFascination, 2026 Oil on canvas 80.75 × 63 × 1.5 inches 205 × 160 × 4 cm. 81.5 × 63.75 inches (framed) 207 × 162 cm. (framed). Courtesy of the artist and François Ghebaly, Los Angeles, New York. Photo: Paul Salveson.
Xie Lei Fascination, 2026 Oil on canvas 80.75 × 63 × 1.5 inches 205 × 160 × 4 cm. 81.5 × 63.75 inches (framed) 207 × 162 cm. (framed). Courtesy of the artist and François Ghebaly, Los Angeles, New York. Photo: Paul Salveson.

L’immagine lascia però indeterminato l’oggetto di quella forza. La sagoma appare come un’apparizione sul punto di perdere consistenza. La luce agisce come principio costruttivo della figura, più che come semplice dispositivo d’illuminazione. Quanto più il corpo si manifesta, tanto più il suo significato resta aperto.

Con Influence (After Carracci) (2026), la memoria della pittura barocca introduce una maggiore intensità teatrale. Due figure entrano in una relazione che può essere letta come abbraccio, presa, sostegno o costrizione. Il gesto impedisce una separazione netta tra cura, desiderio e dominio.

Il riferimento ad Annibale Carracci attiva una genealogia in cui il corpo diventa luogo di relazione e pathos; Xie Lei ne trattiene la struttura emotiva, svuotandola di una narrazione riconoscibile. Le presenze sembrano sostenersi mentre si espongono reciprocamente alla vulnerabilità.

Dominance (After Spada) (2026) spinge la stessa ambivalenza verso una zona di conflitto più esplicita. Il titolo introduce una gerarchia, mentre la fisicità della scena rende instabile la posizione di chi agisce e di chi subisce.

imagine per Xie LeiDominance (After Spada), 2026 Oil on canvas 80.75 × 63 × 1.5 inches 205 × 160 × 4 cm. 81.5 × 63.75 inches (framed) 207 × 162 cm. (framed). Courtesy of the artist and François Ghebaly, Los Angeles, New York. Photo: Paul Salveson.
Xie Lei Dominance (After Spada), 2026 Oil on canvas 80.75 × 63 × 1.5 inches 205 × 160 × 4 cm. 81.5 × 63.75 inches (framed) 207 × 162 cm. (framed). Courtesy of the artist and François Ghebaly, Los Angeles, New York. Photo: Paul Salveson.

La forza circola tra i corpi. Il controllo implica esposizione, la vulnerabilità contiene una possibilità di rovesciamento. Il riferimento a Lionello Spada colloca la composizione dentro una tradizione barocca fondata sull’intensificazione del gesto e sulla tensione tra i corpi.

Xie Lei porta quella teatralità in uno spazio privo di racconto, affidando alla postura l’intera costruzione del dramma.

Le tre opere formano così una progressione precisa: attrazione, relazione, gerarchia. Fascination individua una forza ancora priva di oggetto; Influence la trasforma in reciproca implicazione; Dominance mostra il momento in cui il contatto assume una struttura di potere.

L’intimità possiede la stessa grammatica della sopraffazione. Ogni avvicinamento comporta una ridefinizione dei confini, ogni presa modifica la posizione dell’altro.

La luce interna dei dipinti rende questa dinamica anche materiale. Le figure sembrano emanare il proprio chiarore dagli strati profondi dell’olio, come se l’emozione precedesse la superficie e la spingesse verso l’emersione. Il corpo acquista intensità proprio mentre perde definizione.

La pittura diventa allora una soglia tra apparizione e dissoluzione: la materia porta la presenza in primo piano e, contemporaneamente, ne lascia intravedere la scomparsa.

È qui che Pain of Others assume la propria portata critica. La sofferenza dell’altro non coincide con ciò che possiamo riconoscere di essa. Un’immagine può offrirne la traccia, organizzare una prossimità fisica, attivare empatia e disagio; l’esperienza rimane singolare, eccedente rispetto alla sua rappresentazione.

immagine per Xie LeiPain of others, 2026 Oil on canvas 19.75 × 25.5 × 1.5 inches 50 × 65 × 4 cm. 20.5 × 26.5 inches (framed) 52 × 67 cm. (framed). Courtesy of the artist Ghebaly, Los Angeles, Photo: Paul Salveson.
Xie Lei Pain of others, 2026 Oil on canvas 19.75 × 25.5 × 1.5 inches 50 × 65 × 4 cm. 20.5 × 26.5 inches (framed) 52 × 67 cm. (framed). Courtesy of the artist Ghebaly, Los Angeles, Photo: Paul Salveson.

Sontag consente di leggere questa condizione come un problema dello sguardo; Merleau-Ponty come una struttura della visione; Xie Lei la traduce in materia, luce e gesto.

L’inafferrabilità del dolore diventa così la forma stessa dell’immagine. La pittura porta lo spettatore fino al punto in cui riconoscere un’esperienza significa anche accettarne l’opacità.

Il patimento acquista presenza senza trasformarsi in spettacolo. Tra visibilità e comprensione, contatto e separazione, il dolore dell’altro conserva quella distanza che permette alla figura di restare viva, instabile, irriducibilmente altra.

immagine per Margherita Artoni
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Critica d'arte con esperienza internazionale. Ha collaborato con Flash Art sin dagli esordi della propria attività critica, scrivendo parallelamente per Artribune ed Exibart. Ha diretto gallerie di arte contemporanea in Italia (NEOCHROME Gallery, EDGE Art Space) e negli Stati Uniti (TEAM Gallery, New York), sviluppando una pratica curatoriale e critica focalizzata sulla pittura contemporanea, sui temi della memoria, del corpo e dei sistemi di rappresentazione. Ha lavorato con artisti quali Rashid Johnson, Theaster Gates, Ali Banisadr, Angel Otero, Inka Essenhigh, Laura Owens, Tim Rollins & K.O.S., Mika Tajima, contribuendo anche allo sviluppo di artisti emergenti attivi oggi sulla scena internazionale. Autrice dei testi critici e dei cataloghi delle mostre curate.

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