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Microcosmi sospesi. La pittura minima di Alexandra Noel a New York.

di Margherita Artoni

La mostra 999 di Alexandra Noel a New York presso la galleria d’arte Derosia propone una pittura che, pur su scala contenuta, si espande in un orizzonte cognitivo e fenomenico straordinariamente ampio. le tavole compatte in olio e smalto su legno non sono semplici elementi da osservare: sono medium sensoriali e narrativi, estensioni che trattengono istanti, vissuto e evocazione in moduli miniaturistici.

Opere come Something So Say Ah, Kiss Tick e Rolling Off the Flag mettono in luce il modo in cui Noel metamorfizza l’intervento primario in veicolo di esplorazione: segni, pattern e scarti compongono sequenze di intreccio potenziale tra astrazione e figurazione, tra concreto e simbolico.

Spin Sprite, con il suo flacone di Sprite fissato a spille d’acciaio, mette in conversazione la pittura con l’oggetto, generando un contrasto tra rappresentazione e sostanza che amplifica la consapevolezza dell’interlocutore.

Lo sguardo nei dipinti appare spesso interpretato e filtrato da una logica simile a quella descritta da Vilém Flusser e Hito Steyerl, dove le visualizzazioni digitali e l’interazione da schermo si configurano come apparati di indagine per interrogare il contingente.

Le micro-narrazioni oscillano tra il tangibile e l’astratto, combinando neonati, enti domestici e paesaggi suburbani, con una attenzione alla cura, alla dimensione emotiva e alla vulnerabilità, tratti talvolta associati alla condizione femminile ma universali nel loro intento lirico.

Un discorso testuale correlato alla pittura estende ulteriormente l’area ermeneutica, alludendo al contributo di Huberman sul potere delle immagini di creare percorsi e relazioni inattese.

Ogni pannello di Noel agisce come impronta del segno e della sensazione, dove la superficie registra la diacronia e l’emanazione fisica dell’artista. La pittura si manifesta come evento performativo: piccole unità e stratificazioni condensano storie e attriti cromatici, trasmutando lo scrutinio in coinvolgimento.

Da una prospettiva psicoanalitica, richiamando Freud e Lacan, questi movimenti discreti si sublimano in tracce di desideri, ricordi e processi inconsci, mentre il lavoro teorico di Deleuze illumina come l’espressione minima possa agire come intensità, producendo effetti di pensiero e carne.

In termini semiotici, ogni dettaglio funziona come significante, dove index e symbol coesistono per trasmettere memorie e tensioni invisibili, facendo del piano pittorico un ambito di lettura sia epistemologica che immaginativa.

Se il modus operandi di Noel è surreale nel suo dialogo con il familiare e l’irreale, in un certo senso è anche metafisica, perché ogni microcosmo sospende chi guarda tra percezione, tempo e valore, dischiudendo un’ipotesi oltre l’immediato.

Le direttrici concettuali di Noel trovano paralleli anche in artisti come Francis Alÿs e Pierre Soulages: Alÿs trasfigura routine giornaliere in dispositivi mnestici e onirici, Soulages valorizza la materia e il telaio come lenti percettive, che si aprono come finestre sul dettaglio di Noel costruendo spazi di risonanza intima e corporea.

Nel panorama globale, la pittura di Noel si distingue come pratica volta a convertire formati minuti in nodi di portate e legame culturale.

La sua opera suggerisce come l’atto elementare, la segmentazione e la soggettività possano diventare strumenti per leggere e scandagliare l’esperienza odierna, ridefinendo la pittura dell’essenziale non come esercizio estetico ridotto, ma come laboratorio contemplativo e stimolante.

In un’epoca di visione frammentata e mediata, la pittura di Noel riafferma il ruolo del gesto minuzioso come campo critico e poetico: macchina speculativa capace di attivare lo spettatore e trasformare anche la trama più esigua in epicentro del molteplice contemporaneo.

Informazioni 999 | Alexandra Noel

immagine per Margherita Artoni
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Critica d'arte con esperienza internazionale. Ha collaborato con Flash Art sin dagli esordi della propria attività critica, scrivendo parallelamente per Artribune ed Exibart. Ha diretto gallerie di arte contemporanea in Italia (NEOCHROME Gallery, EDGE Art Space) e negli Stati Uniti (TEAM Gallery, New York), sviluppando una pratica curatoriale e critica focalizzata sulla pittura contemporanea, sui temi della memoria, del corpo e dei sistemi di rappresentazione. Ha lavorato con artisti quali Rashid Johnson, Theaster Gates, Ali Banisadr, Angel Otero, Inka Essenhigh, Laura Owens, Tim Rollins & K.O.S., Mika Tajima, contribuendo anche allo sviluppo di artisti emergenti attivi oggi sulla scena internazionale. Autrice dei testi critici e dei cataloghi delle mostre curate.

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