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Jennifer Guidi. La materia del vedere da Gagosian a Parigi.

di Margherita Artoni

Che cosa diventa la pittura quando il paesaggio perde lo statuto di immagine e si converte in esperienza percettiva? Waterfall, alla Gagosian di Parigi (fino al 10 ottobre 2026) affronta questa soglia attraverso una pittura che trasferisce il paesaggio dal regime della rappresentazione a quello della relazione. Jennifer Guidi costruisce superfici in cui sabbia, pigmento, luce e gesto producono un campo percettivo instabile: l’opera appare come qualcosa da attraversare con lo sguardo, anziché come una scena da riconoscere.

La questione riguarda anzitutto il corpo. “The body is our general medium for having a world”, scrive Merleau-Ponty nella Fenomenologia della percezione: il corpo costituisce la nostra apertura al mondo, il luogo in cui percezione e realtà entrano reciprocamente in gioco.

La pittura di Jennifer Guidi (nata a Redondo Beach, California, nel 1972. Vive e lavora a Los Angeles) assume questa condizione come principio operativo. La sabbia incorporata nel colore conferisce alla superficie una resistenza fisica; le incisioni, ottenute attraverso una ripetizione metodica del gesto, ne modificano la profondità e la rifrazione. Il dipinto conserva così la memoria dell’azione che lo ha prodotto. Guardarlo significa confrontarsi con una materia che registra il tempo.

In The Eternal Cascade la verticalità suggerita dal titolo diventa una struttura temporale. Il flusso non viene illustrato: viene costruito attraverso la reiterazione dei segni, che genera una continuità percettiva priva di un punto conclusivo. La superficie sembra procedere oltre i propri limiti. Il dipinto assume la forma di un accadimento.

immagine per JENNIFER GUIDI The Eternal Cascade 2026 Oil and sand on linen 80 x 40 inches Photo Brica Wilcox Courtesy the artist and Gagosian
JENNIFER GUIDI The Eternal Cascade 2026 Oil and sand on linen 80 x 40 inches Photo Brica Wilcox Courtesy the artist and Gagosian

Falling Veil, Sea of Light porta questa dinamica nella dimensione ottica. I punti cromatici producono una vibrazione che impedisce al colore di stabilizzarsi come semplice attributo visivo. Marjolaine Lévy ha accostato questa esperienza alla “little sensation” di Cézanne: una percezione ancora prossima alla sua origine, precedente alla fissazione dell’oggetto.

immagine per JENNIFER GUIDI Falling Veil Sea of Light 2026 Oil and sand on linen 30 x 21 inches Photo Brica Wilcox Courtesy the artist and Gagosian
JENNIFER GUIDI Falling Veil Sea of Light 2026 Oil and sand on linen 30 x 21 inches Photo Brica Wilcox Courtesy the artist and Gagosian

Guidi lavora precisamente su questa instabilità. La luce diventa una condizione del vedere. Come ha osservato l’artista, “Light is constantly coming and going”: il fenomeno luminoso appartiene al tempo, alla variazione, all’incontro fra superficie e osservatore.

Con Held Between Ocean, Stone and Sky la dimensione paesaggistica raggiunge una forma più radicalmente relazionale. Oceano, pietra e cielo non compongono una veduta; definiscono un sistema di forze. La scala del dipinto amplifica l’esperienza corporea e dissolve progressivamente il confine fra spazio rappresentato e spazio percepito.

immagine per JENNIFER GUIDI Held Between Ocean, Stone and Sky 2026 Oil and sand on linen 58 x 76 inches Photo Brica Wilcox Courtesy the artist and Gagosian
JENNIFER GUIDI Held Between Ocean, Stone and Sky 2026 Oil and sand on linen 58 x 76 inches Photo Brica Wilcox Courtesy the artist and Gagosian

Qui emerge una prossimità significativa con James Turrell: in entrambi i casi la luce cessa di essere un elemento raffigurato e diventa il dispositivo attraverso cui la percezione prende coscienza di sé. La relazione con Wolfgang Laib apre invece alla dimensione materiale dell’opera: sabbia e pigmento assumono una temporalità concreta, quasi rituale, senza perdere la propria consistenza fisica.

La genealogia di Guidi comprende Agnes Martin, Hilma af Klint, Seurat, Signac e le esperienze della pittura trascendentale americana. Questi riferimenti diventano produttivi soltanto se liberati da una lettura genericamente spiritualista. In Waterfall la spiritualità coincide con un aumento dell’attenzione verso la materia.

La contemplazione non conduce fuori dal mondo: intensifica la presenza del corpo al suo interno.

È qui che la pittura di Guidi acquista una precisa rilevanza contemporanea. Pensare il paesaggio come processo, secondo una prospettiva vicina a quella elaborata da Tim Ingold, significa sostituire alla logica della veduta quella della formazione continua.

Le opere di Guidi funzionano secondo questa temporalità: ogni punto è traccia di un gesto, ogni variazione cromatica dipende dalla prossimità degli altri segni, ogni superficie restituisce una durata sedimentata. L’immagine nasce da una rete di relazioni anziché da una composizione conclusa.

Waterfall prende quindi il nome da un fenomeno in movimento e ne trasferisce la logica alla pittura. La cascata diventa una figura della percezione stessa: qualcosa che accade incessantemente, che attraversa la superficie senza lasciarsi possedere in un’immagine definitiva. Guidi porta il paesaggio al punto in cui la pittura smette di offrirne una visione e comincia a interrogare l’atto stesso del vedere.

immagine per Margherita Artoni
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Critica d'arte con esperienza internazionale. Ha collaborato con Flash Art sin dagli esordi della propria attività critica, scrivendo parallelamente per Artribune ed Exibart. Ha diretto gallerie di arte contemporanea in Italia (NEOCHROME Gallery, EDGE Art Space) e negli Stati Uniti (TEAM Gallery, New York), sviluppando una pratica curatoriale e critica focalizzata sulla pittura contemporanea, sui temi della memoria, del corpo e dei sistemi di rappresentazione. Ha lavorato con artisti quali Rashid Johnson, Theaster Gates, Ali Banisadr, Angel Otero, Inka Essenhigh, Laura Owens, Tim Rollins & K.O.S., Mika Tajima, contribuendo anche allo sviluppo di artisti emergenti attivi oggi sulla scena internazionale. Autrice dei testi critici e dei cataloghi delle mostre curate.

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