Turner di Mike Leigh. Un uomo rude dal meraviglioso ingegno

Il pittore del sublime che calò l’occhio all’interno della furia distruttiva della natura. La fascinazione dell’abisso in un vortice di luce in cui la realtà deflagra nello spazio dell’interiorità.

L’artista romantico William Turner (Joseph Mallord William Turner, Londra, 23 aprile 1775 – Chelsea, 19 dicembre 1851) arriva alle soglie dell’astrattismo lasciando pochi stralci di un  reale polverizzato da luce assoluta che divampa in spazio assoluto.

Vuole esplorare e vivere l’emozione dell’impeto inatteso sporgendosi dal finestrino di un treno in corsa durante una giornata di pioggia torrenziale. E’ un uomo pronto a farsi legare all’albero maestro di una nave nel bel mezzo di una tormenta di neve per tradurre su tela quelle incredibili sensazioni.

Esprime gli umori della natura trasportandoci all’interno della tempesta in un enorme magma pittorico in cui viene divorato tutto.

Studia i fenomeni atmosferici ma non rimane indifferente al dramma umano immortalando un  naufragio con i cadaveri degli schiavi buttati in mare in La nave negriera (1840).

Dipinge un quadro dedicato alla Fighting Temeraire, la nave che combatté a Trafalgar, trascinata da un rimorchiatore per essere demolita.

Rimane incantato dal passaggio del primo treno a vapore che diventerà il protagonista di uno dei suoi più celebri dipinti Pioggia, vapore e velocità (1844)

Il suo sogno era quello di poter vedere da vicino l’imponenza delle cascate del Niagara.

E’ la violenta forza del mare a tornare spesso nella sua opera ma più di ogni altra cosa si interessa alla luce. Un luminismo ascendente in dinamica espansione.

Cos’è la luce per Turner? La studia e la insegue per tutta la vita. Manifestazione del sovrannaturale tra ordine e caos. Disse, poco prima di morire:

“Il sole è Dio” 

Tanto passionale nella sua visione artistica quanto flemmatico nei rapporti umani.

Instancabile viaggiatore. Rimaneva affascinato da determinati luoghi per via della qualità della luce.

Un Ulisse ramingo perso nel vortice della sua compulsiva ricerca artistica senza nessuna vera Itaca a cui far ritorno vista la sua scarsa propensione per i legami sentimentali. L’unico vincolo indissolubile lo ebbe col padre, suo devoto assistente.

Non voleva avere nessun rapporto con le due figlie illegittime, approfittava sessualmente della sua devota governante e negli ultimi anni della sua vita iniziò una pseudo relazione romantica con una vedova che gestiva una pensione sul mare.

Mike Leigh con la sua proverbiale capacità introspettiva scava, approfondisce, scandaglia l’uomo e l’artista evidenziando l’anima controversa di Turner con tutti i suoi difetti, limiti e grandezze.

“E’ stato un gigante tra gli artisti del suo tempo: risoluto e intransigente, straordinariamente prolifico, rivoluzionario nel suo approccio, abile nella tecnica, visionario e lungimirante. Eppure, l’uomo Turner era eccentrico, anarchico, vulnerabile, imperfetto, inaffidabile e a volte rozzo. Poteva essere falso, egoista e cattivo, ma anche generoso appassionato e capace di slanci poetici.”
(Mike Leigh, note di regia)

Attraverso una bellissima scrittura visiva, lenta e implacabile, il regista inglese compone sottilmente ogni tassello, ogni personaggio, ogni luogo, ogni conflitto drammatico. L’intento è soprattutto quello di far immergere il pubblico nel processo creativo di Turner per questo non si tratta di un biopic convenzionale. I fatti si susseguono, si accumulano senza precise scansioni.

Tra salotti con raffinate e colte dame sedute al piano  fino a bordelli con tristi e stordite giovani donne, viene raccontato un variegato campionario umano che immortala magnificamente la società inglese dell’epoca.

Un Turner al lavoro, sempre in frenetico cammino per il mondo alla ricerca di visioni inedite della natura.

Un personaggio dickensiano rozzamente arcigno che esprime i suoi dissensi con grugniti e offre al suo pubblico una sorta di performance diluendo i colori sputando animalescamente sulla tela.

Il confronto con i pittori alla grande mostra annuale della Royal Academy of the Arts tra salamelecchi e diatribe. Il pacato rivale Constable, l’altro grande paesaggista, che offeso dalle stravaganze e provocazioni di Turner abbandona la sala indispettito.

L’incomprensione. Lo sberleffo di colleghi e pubblico quando arrivò ad eliminare dall’opera ogni richiamo alla realtà lanciandosi nella totale sperimentazione.

La derisione. Secondo alcuni critici egli non dipingeva ma impastava sulla tela ingredienti da cucina, quali uova, cioccolata, panna. Un miscuglio da pasticciere.

Fu troppo anche per la regina Vittoria. La sovrana inglese lo lapidò asserendo che probabilmente stava perdendo la vista e definì le sue opere più recenti un’ incomprensibile paccottiglia di colore.

Il giovane John Ruskin lo ammira e lo sostiene acquistando le sue opere.

L’affermazione dei Pre-Raffaelliti, un ritorno al passato che Turner non può che accogliere con un mugugno di disapprovazione.

Nella sua galleria privata, rifiuta un’offerta di 100mila sterline da Joseph Gillott, il milionario fabbricante di pennini. Gillott vorrebbe acquistare tutti i suoi lavori, ma il pittore li ha già donati allo stato inglese, perché vuole che siano visti “tutti insieme, in un solo luogo, gratis”.

Sul letto di morte, anziano e malato, non perde il vigore creativo.

L’inesauribile voglia di osservare e ricreare la vita.

Leigh saluta ‘il poeta della luce’ lasciandolo davanti a un enorme sole al tramonto intento a cogliere quell’attimo di grazia.

Maddalena Marinelli

Maddalena Marinelli

“L’arte è l’anima del mondo, evita che il mio inconscio s’ingravidi di deformi bestie nere.” Laureata in Scenografia e in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma ha lavorato in ambito teatrale collaborando con esponenti della scena sperimentale romana come Giuliano Vasilicò e l’Accademia degli Artefatti e, come fotografa di scena, per teatri off. Negli ultimi anni, accanto alla critica d’arte affianca la critica cinematografica. Ha scritto per Sentieri Selvaggi, CineCritica e attualmente per Schermaglie oltre che per art a part of cult(ure). Nel 2012 ha curato la rassegna cinematografica “FINIMONDI: Cataclismi emotivi,cosmici ed estetici nel cinema” presso la libreria Altroquando di Roma.

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