La luce diversa, la materia intangibile dell’opera

Se l’arte visiva, plastica o pittorica che sia, è direttamente connessa alla materia di cui è costituita, c’è un elemento intangibile e altrettanto sostanziale che determina la vita e la natura dell’opera. La luce e la sua relazione con la scultura o la pittura è il concetto alla base del progetto espositivo a cura di Anna Imponente, che riunisce le opere di Lucilla Catania, Claudio Palmieri e Sandro Sanna all’interno del Padiglione 9A del Mattatoio di Roma.

I tre artisti hanno concepito e realizzato opere specifiche per la mostra, nella volontà di indagare il rapporto che l’elemento luce intrattiene con la materia.

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La luce diversa | Catania, Palmieri, Sanna

Lo spazio espositivo è diviso idealmente in tre blocchi. Superato un primo ambiente che vede la compresenza dei tre artisti, il corpo centrale ospita le maestose sculture di Lucilla Catania e le grandi tele di Sandro Sanna, infine, nell’ultima parte sono collocate le opere fluorescenti di Claudio Palmieri.

Al principio del percorso artistico di Lucilla Catania è l’idea di classicità che per la scultrice si sostanzia nel continuo tentativo di rinnovamento del linguaggio plastico, attraverso il lavoro sulla tridimensionalità e il rapporto con la materia, la forma e il volume.

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La luce diversa | Lucilla Catania

La materia riveste un ruolo di primaria importanza, poiché essa entra in relazione con lo spazio nella creazione di forme che dialogano con lo spettatore quasi da pari a pari, non ponendosi quindi come presenze monumentali che si impongono alla vista, ma come entità, creature, con le quali dialogare.

In continuità con la propria ricerca linguistica Catania realizza per la mostra al Mattatoio una serie di sculture dalle forme morbide e dai volumi organici, che alternano superfici levigate e ruvide, inverando il binomio materia-luce da cui le opere paiono prendere vita. È proprio nel gioco di resa materica diversificata che l’elemento luce entra in relazione, increspandosi laddove il marmo è rimasto ruvido o scivolando morbidamente sulle superfici levigate e lucide. Per l’artista:

“le forme, morbide e sinuose, ispirate all’elemento naturale, a volte si solidificano in un’architettura più strutturata e più geometrica, creando un’articolazione di volumi.”

Queste sculture, che anche nei casi di una strutturazione più serrata si sviluppano principalmente in orizzontale, sembrano nascere dalla luce che le avvolge e delicatamente sollevarsi in aria per poi riadagiarsi a terra.

Come scriveva Fabio Briguglio nel 1997- 1998, in occasione della mostra presso il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, “è nell’ambito della pura astrazione, al di fuori delle più immediate contingenze, che la ricerca linguistica di Sandro Sanna, fondata essenzialmente sul valore formante della luce, compie i suoi attraversamenti espressivi.” ; ed è proprio in continuità con questa ricerca che Sanna realizza per La luce diversa una serie di grandi tele caratterizzate dall’utilizzo di microfilm e pigmentiluminescenti.

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La luce diversa | Sandro Sanna

La volontà di scomporre il dato visivo attraverso riflessi e rispecchiamenti in cui la relazione tra luce e superficie pittorica la fa da padrona, accompagna da sempre la ricerca di Sandro Sanna ed anche in queste opere l’imponente strutturazione spaziale, determinata a prima vista da una serrata astrazione di matrice geometrica, che domina la materia, si sfalda nella mutevolezza di luci e riflessi rivelando le qualità intrinseche della superficie pittorica. Come l’artista specifica:

“pigmenti e microfilm utilizzati reagiscono alla luce in una molteplicità di riflessi, rendendo l’immagine mutevole.”

Su queste tele dai preponderanti toni scuri e cupi si aprono forme luminose che ad ogni movimento dello spettatore paiono muoversi e nel gioco di luci far mutare in maniera sfuggente l’immagine.

La natura e la materia, intesa come sperimentazione e ricerca continua sulle forme e sui materiali, è il binomio primario delle opere di Claudio Palmieri. Per l’artista, che ha allestito la sua prima mostra nel 1985 all’Attico di Fabio Sargentini, non esistono confini possibili tra pittura e scultura, come testimonia la sua ricerca artistica che lo ha portato a sperimentare materiali e forme passando da opere bidimensionali a tridimensionali, fino alla fotografia e a performance scultoreo-musicali.

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La luce diversa | Claudio Palmieri

Questo carattere di vigoroso sperimentatore è evidente anche nelle sculture realizzate per il Mattatoio, caratterizzate da forme fitomorfe che, grazie all’utilizzo di pigmenti fluorescenti reagiscono alla luce. Secondo l’artista:

“l’uso di pigmenti fluorescenti e fosforescenti conferiscono a queste opere due dimensioni di luminescenza.”.

Immerse in un ambiente buio in cui si modificano i livelli di illuminazione, la percezione di mutevolezza che queste opere regalano si sostanzia proprio nel passaggio da buio a luce, che lo spettatore è invitato ad attendere. È il tempo dell’attesa, questa ulteriore variabile di ricerca linguistica ed esperienza espositiva, che consente a queste sculture di modificarsi e rompere idealmente i confini tra pittura e scultura.

I tre artisti presentano, dunque, lavori in linea con la ricerca artistica che ciascuno persegue da anni. La scansione spaziale dell’esposizione e la diversità dei linguaggi e delle espressioni non produce, però, una distanza tra i tre.

A ben vedere sembra quasi instaurarsi un trialogo in cui Catania e Sanna parlano con opere che colpiscono per sintesi formale, Sanna e Palmieri lavorano con materiali che interagiscono direttamente con la luce, Palmieri e Catania nelle loro sculture prediligono forme organiche o fitomorfe.

Come loro stessi specificano:

“Il trinomio LUCE-MATERIA-NATURA è quindi la chiave di lettura e il fondamento del progetto espositivo.”

Le connessioni che si instaurano fra i tre definiscono come la mostra sia concepita come un unico organismo in cui le opere prendono vita, immerse per contrasto in uno spazio quasi totalmente buio. È proprio l’immersione dello spettatore nel buio che lo accompagna per tutto il percorso espositivo, che consente alla luce di formare le opere dandogli corpo e vita.

Info mostra

Giulia Del Papa

Giulia Del Papa

Laureata in storia dell'arte contemporanea, accosta allo studio e alla scrittura la propria di ricerca artistica. Da una prima sperimentazione di matrice informale si avvicina all'arte figurativa, utilizzando principalmente pittura a olio e disegno a matita. Convinta che non ci siano definizioni e limiti alla ricerca artistica, se non l'onestà della ricerca stessa, prosegue a scrivere di arte con una visione critica, per vivere la propria dimensione artistica in maniera completa.

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